Creative 23 Novembre Nov 2014 1000 23 novembre 2014

Progetto App, non gioco

A 17 anni Sara Canducci ha cominciato a scrivere codici. A 21 anni ha aperto la sua azienda.

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canducci

L'idea di sviluppare app per tablet e smartphone le è arrivata un po' per caso nel 2010. Aveva solo 17 anni, una grande passione per la tecnologia, e si trovava a Milano per alcune commissioni. Si è imbattuta in un negoziante e nel suo nuovissimo iPhone 3GS. È stato amore a prima vista. Poco dopo Sara Canducci, 21 anni da Cesena, ha cominciato a scrivere i codici per il suo primo programmino, che ha pubblicato per Apple nel gennaio 2011. Da allora non si è più fermata.
È partita da un semplice gioco, con domande e risposte, ed è arrivata ad applicazioni più complesse, come EvoSnap 2 e Password UP.
Adesso, a dispetto dei suoi 21 anni, è titolare di un'azienda tutta sua, la Cs Software developing, che si occupa anche di video commerciali e spot pubblicitari. Impresa che non ha realizzanto andando all'estero, come molti suoi coetanei. Ma restando ben salda in Italia, nella sua adorata Romagna. Perché, ha spiegato a Letteradonna.it «dopo aver passato due anni a pianificare la fuga, ho capito che sto bene dove sto».

Sara Canducci ha cominciato a lavorare sulle App quando aveva 17 anni.

AUTODIDATTA, CON UN DIPLOMA TECNICO
Sara è autentica, decisa e volitiva. Per raggiungere i suoi traguardi ha frequentato un istituto tecnico industriale della sua città. Prima ancora di completare gli studi, ha cominciato ad approfondire il linguaggio di programmazione delle App. Che poi ha messo in pratica. Insomma, lei stessa si considera un'autodidatta, anche perché si muove in un ambito che cambia di continuo. Grazie alla sua costanza e al suo impegno è emersa presto nel mondo Apple, e in questo l'ha aiutata anche il suo essere donna. Perché a dispetto di quello che comunemente si può credere, nel settore della tecnologia non ci sono discriminazioni di genere, e una ragazza seria e competente crea curiosità intorno al suo lavoro.
Eppure lei ci tiene a precisare che sviluppare app non è un hobby, né tantomeno una scorciatoia per guadagnare senza troppi sforzi. È un lavoro come un altro, che richiede sacrifici e impegno. «Molti giovani credono che sviluppare app sia il cosiddetto lavoro d’oro, che garantisce tanto guadagno con poco sforzo e zero responsabilità», ha detto. «Niente di più falos: come ogni professione onesta che si rispetti, anche questa comporta sacrificio e una certa dose di gavetta. Per andare avanti ci vuole tanta determinazione».

LA FUGA DALL'ITALIA È RIMANDATA
Doti, queste, che possono essere messe a frutto anche in Italia, senza la necessità di fuggire altrove. «Dopo aver passato gli ultimi due anni a pianificare la mia fuga dall’Italia, ho viaggiato e sono entrata in contatto con diversi datori di lavoro esteri per capire che sto bene dove sto. L’Italia è un grande Paese», ha amesso. «Questo non significa che chi decide di andar via debba essere criticato, ma per quanto riguarda me sto benissimo a casa mia». Insomma, fra tanti cervelli in fuga quello di Sara ha deciso di restare qui. Per dimostrare al mondo che la creatività italiana ha una marcia in più. Specialmente quando è rosa.

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