Storie 12 Novembre Nov 2014 1230 12 novembre 2014

Faccio vino a modo mio

Arianna Occhipinti ha piantato la prima vigna a 22 anni. Dieci anni dopo è tre bicchieri Michelin.

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Arianna Occhipinti, 32 anni, di Vittoria (Ragusa) da dieci anni è imprenditrice del vino.

L'amore per il vino l'accompagna praticamente da quando è nata. L'ha ereditato da suo zio, piccolo produttore della provincia siciliana. Arianna Occhipinti, 32 anni, da Vittoria (Ragusa), ha sempre saputo che la sua vita l'avrebbe passata fra i filari delle vigne.
Così ha deciso di studiare, di specializzarsi e di fare qualcosa che nessuno, dalle sue parti, aveva mai pensato di fare. Subito dopo il liceo si è trasferita a Milano, dove si è laureata in Enologia. Il passo successivo, dopo aver fatto le valigie, è stato tornare nella sua terra natale e prendere in affitto due ettari di vigne. Per cominciare a coltivarle in un modo del tutto nuovo: attraverso i principi delle colture biodinamiche.

IL FRAPPATO CHE VALE TRE BICCHIERI MICHELIN
Così, fra un tentativo e un esperimento, Arianna è riuscita a specializzardi nella produzione di Frappato, un vino rosso autoctono della Sicilia. Che nel 2014 ha ottenuto i tre bicchieri Michelin, uno dei più importanti riconoscimenti del settore. «La scommessa più grande è stata quella di comprendere le esigenze della terra, che da queste parti è povera e siccitosa, senza modificarla nel suo aspetto», ha detto. «Cerchiamo di raccogliere ciò che può offrire e che crediamo sia in realtà un equilibrio unico che comunica rigore e armonia al Nero d’Avola e freschezza ed eleganza al Frappato».
E pensare che quando ha cominciato, Arianna è stata considerata una pioniera. Una donna controcorrente. Addirittura pazza per qualcuno. Perché non solo era una delle poche ragazze a possedere un vigneto in Sicilia. Ma aveva intenzione di far crescere le sue vigne nel modo più naturale possibile, senza traccia di anticrittogramici, pesticidi, concimi o sostante chimiche di alcun genere.

L'AGRICOLTURA SOLO BIO
L'agricoltura per Arianna è un processo tutto naturale: si basa su una lavorazione del terreno all'inizio dell'estate estate e su due trattamenti con lo zolfo. Poi, una volta raccolti i frutti, sulla fermentazione, macerazione, affinamento del vino con lieviti propri dell’uva. Senza alcun processo di filtrazione. Il suo coraggio alla fine è stato premiato. Da Michelin, una delle più prestigiose guide specializzate del pianeta. E anche dal favore di pubblico e addetti ai lavori. Negli ultimi anni di strada questa ragazza coraggiosa ne ha fatta tanta. I due ettari iniziali sono diventati dieci (più altri 15 di uliveto), e adesso la sua ditta sperimentale è una vera e propria casa vinicola.
Una scommessa vinta. Oggi Arianna è un'imprenditrice di successo che della sua azienda controlla ogni aspetto, dalla vigna alla cantina, passando attraverso il marketing. «Il nostro lavoro non è un gioco», ci tiene a precisare. «Ho investito sulle vigne perché con due soli ettari non vive nessuno, né io né le famiglie che lavorano con me. Un’azienda agricola deve avere una dimensione gestibile, ma economicamente vantaggiosa, che ti metta nelle condizioni di produrre vino migliore». Detto fatto.

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