Inchiesta 5 Agosto Ago 2014 1520 05 agosto 2014

Al mercato nero delle mamme

Affittano un utero in America, Ucraina, India. Così sempre più italiani diventano genitori. A che prezzo?

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madri surrogate

La Cina è il Paese nel mondo dove nascono più figli surrogati: sono circa 10 mila l'anno.

Getty Images/iStockphoto

Una mamma a tempo, surrogata, in affitto. Comunque la si voglia chiamare, si trova ovunque, basta pagare. E per avere un figlio si può arrivare a spendere oltre 120 mila euro, senza nessuna garazia che poi «il prodotto» sia di ottima qualità.
Ma soprattutto è illegale, almeno in Italia, e c'è il rischio di finire in carcere per almeno 15 anni se si affitta l'utero di un'altra donna. Eppure, ogni anno decine di coppie partono anche dall’Italia per tornare con l’agognato pargolo, nonostante i possibili guai con la legge. I numeri italiani sono lontanissimi da quelli della Cina, il Paese con più bambini surrogati al mondo, almeno 10 mila l'anno secondo i calcoli del New York Times. Ma il fenomeno anche da noi è in crescita, anche se non esistono dati ufficiali.

IL PRIMO CONTATTO AVVIENE ONLINE
La meta delle coppie italiane varia a seconda delle disponibilità economiche. I soldi spesi servono per documenti, l'assistenza sanitaria e le tutele legali. Le mete più ambite? Stati Uniti e Canada; Ucraina, Armenia, Georgia e Russia; India. Basta fare un giro online nelle decine di siti delle agenzie specializzate in questo servizio per capire che l'Italia è un mercato. Tanto che la lingua italiana è normalmente usata per meglio servire il cliente.
I siti visitati da Letteradonna.it si assomigliano tutti, cambiano gli Stati di provenienza, le garanzie offerte, la qualità del servizio, cambiano anche i costi. Ecco cosa offre il mercato nero delle mamme in affitto.

Il sito dell'agenzia specializzata Surrogacy Source parla anche italiano per spiegare meglio ai potenziali clienti.

PER AVERE UN FIGLIO AMERICANO NON BASTANO 120 MILA EURO
Avere un figlio surrogato in America costa quasi come un apparatmento. Ci sono cliniche in California o a New York, tanto per fare un esempio: qui la maternità surrogata è legale, ci sono garanzie sanitarie e i certificati sono perfettamente in regola, il nome della mamma in affitto non c’è e il piccolo ha la cittadinanza americana. È tutto spiegato nel dettaglio. Grandi agenzie, come la Surrogacy Source, lavorano in diversi Stati del Paese. E spiegano tutto sin dal sito internet: c’è il database delle mamme surrogate, e tutte le informazioni da seguire per candidarsi.

Il conto economico della maternità, tutto compreso
Sul sito si capisce anche come si arrivi ai costi esorbitanti: 19.500 dollari è il costo del servizio di agenzia per un anno, 3.500 dollari il supplemento per le pratiche internazionali, 1.200 dollari il gruppo di supporto per gli aspiranti genitori, altri 1.200 il supporto per la mamma. Il rimborso per la mamma surrogata parte dai 30mila dollari, ma può arrivare anche ai 40mila, e si aggiungono circa 200 dollari al mese per le spese mediche, e altri mille per il tempo speso a letto o a riposo per l’inseminazione.
Poi ce ne vogliono altri mille per comprarle i vestiti premaman, 595 per fornirle un’assicurazione sulla vita, una polizza per tutti gli imprevisti può costare 32.500 dollari. E ancora 2.500 in caso di cesareo, 250 dollari per i controlli sulla fedina penale e mille per quelli psicologici. Infine, 5mila per l’avvocato. Insomma, più di 100 mila euro.

IN UCRAINA SI ARRIVA A PAGARE FINO A 40 MILA EURO
Ma non tutti possono permettersi di spendere più di centomila euro per diventare genitori. E allora il sogno amricano si deve mettere da parte per guardare più vicino, in Europa, consapevoli che le garanzie cambiano. Il Paese che va per la maggiore in questo caso è l'Ucraina, che è diventata un po la terra promessa: qui avere un figlio costa fino a 40mila euro, ma se si è fortunati si può arrivare a spendere solo 30 mila euro.
Che il business parli italiano è evidente.

I siti specializzati si rivolgono ai genitori in italiano
Esistono agenzie specializzate nel reperimento di madri surrogate che si rivolgono esplicitamente al mercato tricolore. Come la Surrogacymed: la società è russa, sul sito web ha un’ampia sezione tutta nella nostra lingua in cui loda tutti i vantaggi del ricorrere a una mamma ucraina. I costi sono simili, in Armenia e Russia dove va per la maggiore Surrogacy.ru. Anche qui l'italiano è una delle lingue madri, è prioprio il caso dirlo, e il sito offre anche un'aggiornatissima sezione legale con tutte le sentenze europee sulla maternità surrogata.

La dottoressa indiana Nayana Patel vuole fare della sua clinica il primo centro mondiale di rispoduzione surrogata entro il 2015.

IN INDIA BASTANO 25 MILA EURO, MA UN TERZO DELLE CLINICHE È ILLEGALE
E se 40 mila euro fossero ancora troppi, basta spingersi un po più in là, rinunciando a ulteriori garanzie sanitarie. La meta è l'India dove bastano 25mila euro o anche meno. Un affare. Infatti il settore delle mamme surrogate indiane vale più di duemila bambini, oltre 400 milioni di dollari l’anno, con oltre 3mila cliniche specializzate. Almeno un terzo di queste sono completamente illegali. Eppure, gli aspiranti genitori europei si fidano.
Qui la pratica è stata legalizzata nel 2002, ma bisogna dimenticare il mondo ovattato delle cliniche statunitensi: i contratti vengono firmati dopo il secondo trimestre, in genere, così da evitare «perdite» nel caso in cui la gravidanza non vada a buon fine.

La Fabbrica dei bambini indiani si trova ad Anand
La maggior parte delle mamme surrogate sa poco e niente del contratto. In genere  queste donne sono state avvicinate per strada, o si sono fatte convincere da un annuncio pubblicitario e la promessa di un po’ di soldi. Pochissimi rispetto a quelli che pagano i genitori che la prendono a nolo. Il nome più noto agli europei è quello della Akanksha Infertility and IVF Hospital, la clinica fondata da 2003 a Anand, nello Stato indiano di Gujarat dalla dottoressa Nayana Patel. In dieci anni, sono stati partoriti con la maternità surrogata commerciale 744 bambini e più di tremila con l’inseminazione artificiale. E la dottoressa Patel ha un obiettivo: far diventare la sua clinica il più grande centro del mondo per madri surrogate entro il 2015.

I GENITORI ITALIANI RISCHIANO FINO A 15 ANNI DI CARCERE,  E I BAMBINI SONO APOLIDI
Superato il problema dei soldi e delle garanzie sanitarie, ammesso che vada tutto bene e che il figlio surrogato nasca, è proprio in quel momento che cominciano i problemi veri. Perché al rientro si rischiano fino a 15 anni per il reato di alterazione di stato, ovvero la falsa dichiarazione del certificato di nascita.
La prova è che ogni figlio nato in Ucraina, per esempio, riceve un certificato da apolide e per rimpatriarlo bisogna andare all’ambasciata italiana a Kiev. Dove già da qualche anno segnalano i casi di questo tipo alla Procura della Repubblica. Nel 2013 una coppia di cinquantenni, originaria del Cremasco, dopo aver pagato trentamila euro per una maternità surrogata in Ucraina ha scoperto che il bambino non poteva essere iscritto come loro figlio allo stato civile italiano. Il piccolo, che era già rimasto con loro un anno e mezzo, è stato nel frattempo tolto alla coppia e affidato a un istituto, mentre i due accusati di alterazione di stato civile, sono finiti a processo.

La sentenza favorevole ai genitori surrogati alla Corte di Strasburgo a giugno 2014
Segnalazioni ce ne sono state, negli ultimi anni, ma finora ci sono state 14 pronunce tutte di proscioglimento o archiviazione Il rischio è comunque esiste, le leggi sono quelle. Nonostante  a fine giugno 2014 la Corte di Strasburgo abbia emesso una sentenza secondo cui i bambini nati da una madre surrogata hanno diritto al riconoscimento legale del padre biologico. I giudici europei avevano valutato i casi di due coppie francesi che avevano fatto ricorso ad un utero in affitto negli Stati Uniti ed hanno imposto alla Francia di riconoscere il legame fra padri e figlie, prevedendo anche il risarcimento del danno alle famiglie, ritenendo che il mancato riconoscimento legale del rapporto padre-figlio comporta per il bambino la negazione del diritto alla vita privata e familiare. Insomma, genitori sì, ma a che prezzo?

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