Il personaggio 27 Giugno Giu 2014 0900 27 giugno 2014

Il coraggio di essere leader

Una laurea in giurisprudenza e la passione per la cucina. Chi è Cristina Bowerman chef stellato.

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Cristina Bowerman.

«Abbi il coraggio di essere una leader». Sembra banale, eppure è una regola fondamentale per avere successo in qualsiasi settore. Come quello tradizionalmente maschile della ristorazione. Cuoca, imprenditrice, e prima di ogni cosa donna, Cristina Bowerman, 47 anni, è una dura. E non ha paura di prendersi il successo che merita.
Cresciuta in Puglia, una laurea in giurisprudenza, dopo un paio d’anni nel mondo della pratica legale si è lasciata tutto alle spalle, si è trasferita a San Francisco, dove ha iniziato a lavorare nel mondo della grafica.
Poi la decisione di inseguire la passione per la cucina con la laurea in Arti Culinarie presso la Culinary Academy di Austin, Texas.
Da qui il ritorno in Italia per approfondire la conoscenza delle tradizioni del suo paese, fino al conferimento, nel 2010, della Stella Michelin per il suo ristorante capitolino, Glass, la strada è stata lunga. Levatacce (dorme poco più di 4 ore per notte), duro lavoro, determinazione, studio e fiducia in se stessa. Lo racconta bene nel suo ultimo libro, Da Cerignola a San Francisco e ritorno. La mia vita da chef controcorrente (Mondadori).
Letteradonna.it ha incontrato questa grande professionista e madre di un bimbo di sei anni, alla presentazione dei tre nuovi spazi- concept inaugurati da Autogrill all’aeroporto di Fiumicino, Rosso Intenso, The Burger Federation e Mercedes Benz Cafè. «Ho avuto una vita molto bella e spero di essere solo a metà strada. E questo perché ho avuto il coraggio di essere diversa, non mi è mai importato di quello che pensava la gente. Non mi sono fatta condizionare. E ho avuto ragione».

DOMANDA: Dalla laurea in giurisprudenza alla cucina, un bel salto. Come è maturata questa scelta?
RISPOSTA:
In mezzo c’è stato tanto altro, ma la decisione di dedicarmi completamente alla ristorazione è maturata quando ho capito che avevo una buona possibilità di riuscire. Negli Stati Uniti quella del cuoco è già una professione da tempo, più che un lavoro manuale. Rispettata al pari dell’avvocato, o della disegnatrice grafica, che è quello che facevo allora. In Italia lo stiamo capendo soltanto ora.
D: Solo questa la differenza tra gli States e l'Italia nel tuo ambito lavorativo?
R:
Direi proprio di no. Lì l’approccio è molto diverso. Per me è difficile, per esempio, avere a che fare con l'approssimazione che regna nel mondo italiano. Qui spesso si fa un lavoro giusto per farlo, si conta molto sullo Stato, sulla famiglia, sull’assistenzialismo. Negli Usa ci si forma come persona per fare la professione più indicata a quello che si è, che si vuole.
D: Quanto è difficile farsi rispettare come donna in un settore dominato da uomini?
R:
Posso dire che ancora oggi ci sono persone che mi snobbano, società, fornitori che parlano con il mio compagno - con cui sono in società - pensando che sia lui a prendere le decisioni. Ma noi ci dividiamo le responsabilità in base alle nostre competenze. E così quando capita lui magari dice che devono parlare con me, e io li rimetto al loro posto. Mi fanno arrabbiare tantissimo. Ma le cose purtroppo funzionano così ovunque in Italia. Secontinuiamo a proporre il modello "oca uguale a successo e potere", tutto il nostro lavoro viene svilito. Ci sono donne fantastiche, ricercatrici, per esempio, eccezionali: ma nessuno le conosce.
D: Com’è stato tornare in Italia dopo tanti anni all’estero?
R:
Mi ci sono trovata per sbaglio in verità, volevo starci sei mesi, un anno, poi mi sono fermata, ma il risultato è che ho ancora tutta la mia roba in America, mi sento sempre come se fossi partita ieri.
D: Significa che qualcosa che ti piace dell’Italia c'è...
R:
È un paese fantastico, pieno di bellezze straordinarie, di persone intelligenti, preparate, con una capacità di adattamento enorme e lo dimostra il successo che molti connazionali hanno all’estero. Ma sono molto critica nei confronti del mio Paese, non ho sentimenti di adorazione. In Italia non si applica il metodo giusto, non c’è sistema. E questo fa male constatarlo.
D: Nel tuo libro parli di dieci regole per osare e per riuscire nella vita. Quali sono?
R:
Ricordati da dove vieni; trova la forza di essere diversa; sappi sempre dove vuoi andare; rispetta te stessa e il mondo in cui vivi; fatti valere come donna; riparti dalla stella; non piangerti addosso, ma guarda avanti; abbi il coraggio di essere una leader; abbraccia le altre culture; non smettere mai di imparare.

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