Lavoro 28 Aprile Apr 2014 0859 28 aprile 2014

Ci vuole passione

Lo dice ai giovani Cristina Scocchia, amministratore delegato di L'Oréal Italia.

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Cristina Scocchia, 40 anni, amministratore delegato di L'Oréal Italia.

Dice che per lei il lavoro non è la cosa più importante, ma ci tiene. Per questo ha sempre cercato di conciliare la vita privata con quella lavorativa. Lei è Cristina Scocchia, 40 anni, ligure, sposata, mamma di un bimbo di 5 anni e da gennaio amministratore delegato di L’Oréal Italia.
Una laurea in economia e commercio alla Bocconi e un dottorato di ricerca in economia aziendale nel cassetto, Scocchia è una di quelle donne alle quali non è stato regalato nulla. Gli obiettivi che ha raggiunto li deve solo a se stessa, alle sue capacità, alla sua determinazione, alla sua passione per il sociale, per il lavoro.
Le idee chiare sul suo futuro e su quello che voleva diventare le ha sempre avute ben chiare in testa fin da giovanissima. Basti dire che dopo essere entrata in Procter&Gamble, nel 1997, a 23 anni, ha espresso la volontà di andare a lavorare in una delle filiali estere della multinazionale. E alla fine ce l’ha fatta. Destinazione: Ginevra, dove è atterrata nel 2000 e dove è rimasta per 13 anni.
Il suo ultimo incarico prima di rientrare in Italia? Leader delle cosmetics international operations con la supervisione, nelle marche di sua competenza, di oltre 70 Paesi al mondo. Un esempio da seguire per molti giovani alla ricerca di una strada in un mercato del lavoro sempre più complesso e incerto.  «Fare una esperienza di lavoro all’estero per me è sempre stata una importante sfida formativa» dice convinta.
Perché?
Mi sono potuta confrontare con prodotti e  mercati diversi. Una esperienza che mi ha arricchito molto. Una scuola di vita prima ancora che professionale.
La lezione più importante a livello professionale?
Ho imparato a capire ogni tipo di consumatore e le sue diverse esigenze. A saperne valorizzare  le differenze fisiche e antropologiche, ma anche sociali e culturali. E questo per il settore in cui opero è fondamentale.
E a livello privato?
La multiculturalità, il confronto continuo con persone che parlano lingue diverse, che hanno culture diverse dalla tua ti rende inevitabilmente flessibile, ricettiva, ti allarga la mente.
Quindi è una esperienza che consiglia di fare anche ai giovani di oggi?
Indubbiamente e se possibile anche prima della laurea. Oggi ci sono molti programmi destinati anche agli studenti delle superiori.Spesso sono sovvenzionati con borse di studio il che li rende accessibili a molti. Poi si può tornare e fare l'università qui o decidere di stare all'estero. Ma se si torna lo si fa con la consapevolezza che il contesto lavorativo di oggi è il mondo.
Perché è tornata in Italia?
Ho accettato la sfida che mi ha offerto l'Oréal. L'idea di occuparmi della filiale italiana, che è la quinta più importante al mondo per l’azienda, è molto stimolante per me. Mi piace la prospettiva di poter dare il mio contributo per riportare questa sede in crescita, visto che siamo in flessione dal 2009. Del resto la crisi sta colpendo tutti i settori compreso quello della bellezza.
Briatore recentemente ha detto che studiare oggi non serve a nulla, meglio andare a lavorare lei che ne pensa?
Dipende dal mestiere che si sceglie di fare nella vita. Non ci sono lavori belli o brutti. C'è il lavoro a cui  ci si appassiona. Il mio consiglio è di non scegliere un impiego solo perché è di moda ma di guardarsi dentro e scegliere quello che ti piace fare, quello che è sempre stato il tuo sogno e provare a raggiungerlo puntando all'eccellenza.
Difficile però oggi trovare giovani con passioni. La crisi del mercato del lavoro li ha demotivati, spesso sfiduciati…
Sicuramente ci sono tante insicurezze ma sognare è  importante, anche perché se non lo si fa si rischia di rimpiangerlo a lungo. Non ci si può escludere senza neanche tentare. Bisogna provare con la consapevolezza che nella vita ci vogliono talento ma anche opportunità. Ed è ingiusto che in un contesto come quello attuale tanti giovani non abbiano l'opportunità di mostrare il proprio talento. Ma spero che la voglia di provare la conservino.
Anche se è sempre più difficile trovare un impiego sicuro?
Certo. Oggi le cose son più complicate rispetto a quando ho iniziato io. Il mercato del lavoro in Italia è molto competitivo. Proprio per questo credo che tutti noi dobbiamo dare il meglio nel lavoro che stiamo facendo per tornare alla crescita e creare più lavoro per tutti. Anche se oggi il posto fisso e sicuro è sempre più raro.
Carpe diem insomma…
Si. E mantenere la flessibilità perché questa nel contesto lavorativo  attuale è  fondamentale.
Cosa  intende con flessibilità?
Avere il coraggio di rimettersi in gioco a qualsiasi età. Con creatività e capacità di cogliere le opportunità quando si presentano. Giovani e meno giovani. Oggi di sicuro non c’è nulla. Per questo ci vuole apertura mentale.
E un pizzico di fortuna…
Quella aiuta sempre. Così come lavorare con un team di personecoesoche dia il massimo per il raggiungimento di un obiettivo comune. A questo ho sempre dedicato il massimo dei miei sforzi. Così si affrontano al meglio gli ostacoli lavorativi.
Come seleziona le persone che fanno parte del suo team?
Sono due le qualità che prendo in considerazione: la prima è la capacità di pensare in maniera strategica credo che sia un dono che poi va coltivato. La seconda è la leadership. Mi piacciono le persone che hanno una leadership forte ma condivisa. Che sanno anteporre il successo di squadra a quello personale. Che si fanno carico del proprio ruolo e delle persone che devono far crescere e con cui devono lavorare.
E dal punto di vista caratteriale cosa valuta?
Ben poco. Cerco di non selezionare solo chi è simile a me, ma nemmeno di penalizzarlo. Le caratteristiche personali le stimo ma non le faccio diventare un driver di selezione.
Non pensa che sia un limite?
Assolutamente no. Anzi. Tutti noi abbiamo le nostre preferenze e in genere queste ci spingono a selezionare qualcuno più simile a noi. Ma questo è un errore perché la diversità arricchisce un gruppo di lavoro.
Che segno vorrebbe lasciare in l'Oréal?
Vorrei che la nuova l'Oréal fosse sempre più aperta, moderna e al passo con i tempi perché tutto cambia e anche le aziende devono farlo per potersi mantenere competitive. Il cambiamento è su tutti i fronti: gestionale, prodotto, comunicazione, organizzazione interna. Siamo in un contesto in cui i consumatori chiedono alle aziende un rapporto sempre più di fiducia, il che significa che le imprese devono avere responsabilità etiche, sociali e ambientali. Essere esemplari.

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