IN ITALIA 19 Settembre Set 2012 1114 19 settembre 2012

Se sei mamma non lavori

Presentati i dati del rapporto "Mamme nella crisi". Quasi due donne su tre, con più di due figli, non hanno lavoro.

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Cuori di mamma, preparatevi al peggio. I dati presentati ieri (18 settembre) al Senato nel Rapporto ‘Mamme nella crisi’ di Save the Children non sono affatto rassicuranti: quasi due donne su tre con più di due figli non hanno un lavoro. Secondo l'inchiesta, in Italia esiste "un circolo vizioso che lega il basso tasso di occupazione femminile, l'assenza di servizi di cura all'infanzia, le scarne misure di conciliazione tra famiglia e lavoro e la bassa natalità, con una pesante ricaduta sul benessere dei bambini". Insomma, la crisi colpisce tutto il mondo del lavoro, ma ancor di più le donne, soprattutto se madri tra i 25 e i 34 anni. Gli esperti hanno spiegato che tra il 2008 e il 2009 ben 800mila madri hanno dichiarato di essere state licenziate o di aver subito pressioni in occasione o a seguito di una gravidanza, anche grazie all'odioso meccanismo delle "dimissioni in bianco’’. Inoltre, le interruzioni del lavoro alla nascita di un figlio per costrizione, che erano il 2% nel 2003, sono quadruplicate nel 2009.
LA REAZIONE DELLE DONNE IN POLITICA
Immediate le risposte dalla politica in rosa, a margine della presentazione del Rapporto. «La condizione delle donne in Italia non è un destino, è possibile cambiare la rotta. Noi abbiamo pronte due strade per superare questo gap. Prima di tutto i fondi strutturali su cui l'Ue ha dato direttive chiare in termini di parità. Poi dobbiamo chiedere conto al ministro del Lavoro come intende occupare il fondo istituito per i giovani e le donne»,  ha detto il vice presidente del Senato Emma Bonino. «L’universo femminile è  impegnato nell'attività di cura dei bambini e degli anziani in modo completamente gratuito- ha proseguito la Bonino- perché l’Italia è molto carente nei servizi alla persona ». Anche il ministro del Lavoro Elsa Fornero ha commentato i dati del Rapporto:  «Da un po' di giorni si parla meno dello spread finanziario, ma altri spread emergono dalla vita delle persone. Uno di questi è la posizione delle donne nel mercato del lavoro italiano. Io di solito sono contraria a norme così tranchant, ma ho accolto favorevolmente la legge sulle quote rosa. Perché di fronte ad una situazione come quella italiana, come si dice a Roma, quanno ce vo' ce vo'».
UNA SOLUZIONE IN DUE DIREZIONI
Il commento della Cisl non ha tardato ad arrivare in una nota firmata dal segretario confederale Liliana Ocmin: «Se si vuole realmente rilanciare l'occupazione femminile occorre intervenire in due direzioni: sia sul versante delle politiche attive del lavoro, con riferimento in particolare agli incentivi mirati alla promozione del lavoro femminile, sia su quello del welfare con interventi specifici in direzione della conciliazione tempi di vita e tempi di lavoro».  Insomma, ci vorrebbe un bricolage di interventi mirati verso le persone che sono a maggiore rischio povertà, magari seguendo l’esempio degli altri paesi europei, come la Francia, che tiene aperte le scuole tutto l’anno e organizza gli asili-condominio nei palazzi. Perché, per usare le parole della Fornero, ‘quanno ce vo' ce vo’.

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