TOPIC 11 Settembre Set 2012 1146 11 settembre 2012

CONTESTAZIONE

I lavoratori di Porto Vesme dell'Alcoa hanno duramente protestato a Roma. Per salvare il loro posto di lavoro.

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La parola di oggi, martedì 11 settembre, è contestazione. Non si tratta però del picchetto politico degli anni Settanta e nemmeno di un sit-in ideologico, ma di un vero e proprio corteo di protesta. È quello che abbiamo visto ieri a Roma, contro la decisione di chiudere una fabbrica che produce alluminio, decisione che condanna quasi 600 persone alla disoccupazione.
L'ALCOA DI PORTO VESME, IN SARDEGNA
La contestazione è partita da lontano, dall’Alcoa di Portovesme, nel profondo sud della Sardegna, quella provincia di Carbonia che un tempo prosperava sulle miniere del sottosuolo. Le contestazioni sono partite da laggiù ma ieri sono arrivate a Roma, e non sono state indolori. Durante il corteo davanti al Ministero dello Sviluppo Economico sono stati pesanti gli scontri con la polizia: 16 i feriti a fine giornata, 2 manifestanti e 14 agenti. I manifestanti del corteo hanno lanciato sassi, petardi, fumogeni e persino alcune bombe-carta contro i mezzi della polizia e dei carabinieri.
IL TENTATIVO DI MEDIAZIONE
Dopo gli scontri, anche grazie a Claudia Lombardo, presidente del consiglio provinciale sardo, c’è stato anche un tentativo di mediazione: la Alcoa sarebbe disponibile a iniziare una mediazione con Klesh, un gruppo svizzero che ha manifestato interesse per l’acquisizione dell’azienda. «Mai pensato che il caso Alcoa fosse senza soluzione», ha detto Corrado Passera, ministro per lo Sviluppo.  Nella notte i lavoratori hanno ottenuto la promessa di uno spegnimento graduale delle celle con l'allungamento dei tempi della fermata dell'impianto e una sollecitazione alle imprese che hanno manifestato interesse ad avviare in tempi rapidi i negoziati.
Dall’altra parte del mare, in Sardegna, mogli, madri e sorelli dei lavoratori si sono aggiunte al presidio davanti ai cancelli dello stabilimento, per esprimere tutta la loro solidarietà.

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