FENOMENI 2.0 24 Luglio Lug 2012 1230 24 luglio 2012

La moda oggi è condivisa

Le fashion community on line sono in crescita. E stanno attirando investimenti e attenzione delle aziende.

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La pagina web di Chicisimo.


“Moda vera, su persone vere”. Autoesplicativo ed efficace il payoff di Chicisimo, la fashion community più grande d’Europa, che ha appena ricevuto un riconoscimento importante dal mondo economico: 600mila euro da fondi di investimento specializzati in e-commerce, come Vitamina K e CCH. Una conferma del fatto che quello che molti avevano, in una prima fase, etichettato come un semplice gioco tra amiche, si è invece trasformato in un vero e proprio strumento di marketing.
IL FENOMENO DELLE FASHION COMMUNITY
La formula dietro il fenomeno delle fashion community è semplice e replicabile da chiunque. Basta uno smartphone o una macchina digitale per scattare foto dell’outfit del giorno, pubblicarlo e condividerlo sulla piattaforma, rendendolo così in un momento visibile a migliaia di fashioniste in tutto il mondo. Il passo successivo è chiaramente quello di evidenziare il marchio a cui appartengono capi e accessori: da un lato, questo consente alle utenti di copiare il look proposto, dall’altro, stimola le aziende a utilizzare le “modelle” più seguite come trend setter, inviando loro abiti, gioielli e scarpe in anteprima.

IL ITALIA CLAUDIA FERRAGNI DOCET
Del resto, non ha forse cominciato così, da una serie di scatti amatoriali, anche la fashion blogger italiana più famosa al mondo, Chiara Ferragni? Il suo blog The Blonde Salad, pur non essendo una fashion community, ha il merito di aver veicolato per primo l’idea che si potesse dire la propria in fatto di cosa è trendy e cosa non lo è, semplicemente fotografando i propri look, pescati dall’armadio di casa. In modo quindi del tutto amatoriale e spontaneo. Cosa è diventato oggi The Blonde Salad è noto: un fenomeno di marketing, una vetrina in cui, per apparire, le aziende sono disposte a versare soldi a palate.
UN SUCCESSO MONDIALE, DALLA RUSSIA AL BRASILE
Allo stesso modo, anche le fashion community crescono a vista d’occhio e su scala globale. Chicisimo, sul quale sono già presenti 6mila marchi, è declinato in sette versioni, dal Brasile, alla Russia. Dal lancio, avvenuto nel 2010 a San Francisco, le fashioniste affezionate contributor del sito sono aumentate, sino a costituire un panel sempre aggiornato di trend setter, provenienti da oltre 100 paesi diversi. E sulla scia del suo successo, anche Modepass.com, sito francese declinato in quattro lingue, ha raccolto sempre più consensi. A mantenere sempre vivo l’interesse delle blogger, una serie di concorsi che mettono in palio borse e accessori ambitissimi. Arriva invece da Londra Avenue7.com, sito che al grido di Express Your Fashion dichiara di voler “far emergere la fashionista che è nascosta in ognuna di noi”, con la proposta di veri e propri lookbook completi, in cui le appassionate di moda combinano anche oggetti di design, giocattoli, cibo con abiti, scarpe, accessori.
UN BUSINESS PER LE AZIENDE
Le aziende, dicevamo, fanno a gara per conquistarsi un po’ di visibilità. E a rappresentare la sfida più interessante per il futuro, è l’evoluzione del fenomeno fashion community proprio in chiave business. Ovvero: la creazione di comunità interne al sito aziendale, in cui gli utenti vengono invitati a pubblicare foto di come hanno interpretato il look di stagione. Il più celebre e di successo è il caso di Uniqlo, brand giapponese di pronto moda, che sul suo Uniqlooks elegge ogni settimana la migliore combinazione di capi e accessori, proposta dagli appassionati.

La pagina web di Threadless.


IL CASO ESEMPLARE DI THREADLESS
E c’è un caso da manuale anche tra le start up: Threadless è un sito creato da due giovani americani basato su una formula molto semplice. Visto che le t-shirt sono sempre più un veicolo di messaggi – ironici, politici, ambientalisti, ecc…- chi non trova in commercio un prodotto che lo rappresenti al meglio può disegnare la propria maglietta, fotografarla, metterla on line e farla votare dalla community. Le più cliccate vengono messe in produzione e poi vendute, sia sul sito, sia nel primo punto di vendita Threadless aperto a Chicago nel 2011.
Da approccio amatoriale al mondo della moda, dunque, a vere e proprie macchine da soldi, il potenziale delle fashion community è ancora tutto da esplorare. Con un dubbio di fondo: quanto, la commistione con le aziende, sarà in grado di preservare il punto di forza di questa formula, ovvero la sua democraticità e libertà di espressione?




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