INTERVISTA 22 Giugno Giu 2012 1222 22 giugno 2012

Il futuro non ha sesso

Barbara Franchin, talent scout, spiega come e perchè la moda debba puntare sul local e altissima qualità.

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La direttrice di ITS, Barbara Franchin.

Si evolve, cambia, muta le sue ispirazioni. La moda non sta ferma a guardare ed è sempre a caccia di nuovi talenti. E  i concorsi per stilisti e designer emergenti contribuiscono in pieno a questo continuo rinnovamento: giovani creativi pronti ad affacciarsi al mondo della moda. È questo l'obbiettivo dell’International talent support, concorso che si tiene a Trieste il 13 e 14 luglio e giunto alla sua undicesima edizione. LetteraDonna.it ha intervistato la talent scout Barbara Franchin, direttrice dell'Its, per parlare di giovani, di creatività e di moda del futuro.
DOMANDA. Che cos’è l’International Talent Support?

RISPOSTA. A noi piace definire Its una piattaforma creativa per il fashion, gli accessori e i gioielli: un luogo dove i  giovani talenti, provenienti dalle scuole di moda di tutto il mondo, si mettono alla prova. Davanti a una giuria che, negli anni, ha vantato nomi del calibro di Viktor & Rolf, Franca Sozzani e Antonio Marras, solo per citarne alcuni. Ma ci consideriamo anche una grande famiglia, che segue i suoi talenti anche dopo il concorso e che li guida nelle loro scelte professionali.
D. Come sarà organizzato?

R. Ogni anno proponiamo un tema per lo show finale: quest'anno abbiamo scelto Good and Evil  (Buono e cattivo) e, in anno di crisi, abbiamo puntato sul minimalismo nelle scenografie, ripulendo tutto quello che era il nostro allure barocco. Un ritorno all'essenza, dunque, basato anche su installazioni video interattive. I finalisti saranno 31 e tra questi, tre o quattro in particolare li definirei eccezionali.
D. Cosa considera "cattivo" nel mondo della moda?

R. Innanzitutto bisogna distinguere tra creatività e fashion system, un male da tenere, per quanto mi riguarda, a distanza di sicurezza. In particolare, non condivido i fenomeni di schiavitù, in senso lato, nei confronti della moda: parlo sia di chi la indossa (i cosiddetti fashion victim), sia soprattutto di chi la fa. E qui intendo coloro che sfruttano gli operai, in Italia come nel resto del mondo, attraverso un lavoro sottopagato. Senza contare i "furbetti" che spacciano un capo per un prodotto di artigianato, e quindi di altissima qualità a prezzo elevato, quando in realtà si è risparmiato sui costi di produzione e di materie prime.
D. Secondo lei, qual è la soluzione?

R. Si dovrebbe tornare a una produzione localizzata, ridurre la quantità e puntare di più sull'alta qualità, ma soprattutto guadagnare di meno: si assiste quotidianamente a una proporzione esagerata tra il giovane designer che sgobba tanto e il direttore creativo della maison. Anche qui si può parlare di sfruttamento, in questo caso della creatività.
D. Cosa c'è di buono, invece?

R. Di positivo ci sono le eccellenze, quelle produzioni che sono vere e proprie opere d’arte, sia nella creatività che nell’artigianalità. Quindi salvo sicuramente chi riesce a interpretare l’abito come un oggetto che racconta la persona e non il suo status.
D. Ci può fare un esempio?

R. Lo stilista Antonio Marras: in lui convivono la creatività, l’artigianalità e il rispetto di tutto ciò che è tradizione. La sua è l’attitudine di un uomo di bottega, che fa abiti per uomini e per donne. Una persona di gran cuore.

Il vincitore dell'edizione 2011, Shaun Samson (a destra), sfila accanto a un modello della sua collezione.

D. Che  cos'è per lei la creatività?
R. Scambiare i fattori. Raccontare qualcosa in un modo in cui gli altri non sono riusciti a fare. Poi può esserci anche una creatività interessante o
meno, però in genere è ciò che mi scuote dentro, che mi fa venire i brividi e soprattutto che riesce a fare la differenza da una cosa vista e rivista mille volte.
D. Cosa ritiene superato nel fashion?

R. La moda ormai è diventata come un supermercato: non ci sono cose superate o meno, ci sono solamente tanti scaffali, cose che vedi, di più o di meno, e butti nel carrello. È un vai e vieni di qualsiasi cosa, colori e forme. Eccezion fatta per alcune nuove idee che riescono, ogni tanto, a entrare in questo circolo vizioso.
D. Come sarà la moda del futuro?

R. In termini di creatività, ci si può aspettare davvero di tutto. Per quanto riguarda i materiali, la tecnologia influisce tantissimo sulle attività di produzione. Dunque si stanno introducendo i metalli, nascono sempre di più tessuti tecnici, che cambiano forma, che hanno "memoria" e dunque "si ricordano" del tuo corpo e si modellano su di esso. Tutto il resto è mescolanza, non c’è più la purezza. L’unica vera differenza la fa il transgender.
D. In che senso?
R.  Tra non più di cent’anni ci sarà un terzo genere: in particolare, si assiterà a una femminilizzazione dell'uomo. Ma se sul piano evolutivo ci vorrà tempo, nel mondo della creatività ci siamo già dentro: stiamo già assistendo a questo tipo di fenomeni, sia nella moda che nella società e si stanno facendo grandi passi. Anche se in realtà la situazione varia da Paese a Paese.  Nel nostro caso, abbiamo notato che molti lavori capaci di sovvertire i canoni più tradizionali venivano da Paesi ritenuti più conservatori. Come ad esempio in un modello proveniente dal Medio Oriente, dove a indossare un abbigliamento religioso e "velato" non sono le donne,  ma gli uomini. La donna, al contrario, è vista come una leader: il vero sesso forte del futuro.

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