FENOMENI EDITORIALI 8 Maggio Mag 2012 1034 08 maggio 2012

La moda mette il velo

Âlâ è un femminile turco per sole donne velate. E vende 20 mila copie, quasi come Cosmopolitan.

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È religioso, è sessista, è un simbolo politico. Ma soprattutto è di moda, nella laica Turchia. Il velo delle donne musulmane è da sempre oggetto di discussione in una società, quella turca, divisa tra laici e religiosi. E il caso editoriale dell'anno non ha fatto che riaprire antiche ferite: Âlâ è una rivista di moda, che si rivolge esclusivamente alle donne che portano il velo (più della metà delle turche).
Un fenomeno impensabile solo pochi anni fa.

Una copertina di Âlâ , il mensile di moda turco per donne velate.

«CONTRO IL DIKTAT DELLA NUDITÀ»
Il giornale, che in turco significa “meraviglia delle meraviglie”, è nato dall'idea di due giovani editori che, indignati da una foto di una rivista che mostrava un transessuale, hanno deciso di intraprendere una battaglia «contro il diktat della nudità»: «I classici magazine di moda trattano solo di sesso e pelle nuda. Il loro motto è che il sesso vende. Ma noi, come milioni di donne nel mondo, crediamo che la moda possa essere differente», ha detto al Daily Mail Ibrahim Burak Birer, 31 anni. Birer, che ha fondato la rivista insieme con l'amico Mehmet Volkan Atay, 32 anni, non aveva alcuna esperienza nel mondo dell'editoria.
PER DONNE COLTE E OSSERVANTI
Ma in quello del marketing sì, e con Âlâ i due hanno individuato una importante nicchia di mercato: in meno di un anno dal lancio, avvenuto nel giugno del 2011, il mensile ha raggiunto una diffusione pari a 20 mila copie, poco meno delle versioni turche più blasonate di Cosmopolitan, Vogue ed Elle, mentre su Facebook conta oltre 100 mila fan.
E il mercato è quello delle donne colte e raffinate, con disponibilità economica, ma, al contempo, fortemente osservanti nell'indossare il velo: «Âlâ non fa altro che raccontare le storie di queste persone, con uno sguardo più glamour, ma non volgare. Senza considerare il velo come un ostacolo», ha commentato alla tv tedesca Deutsche Welle Esra Sezis, giovanissima capo redattore moda, anche lei velata.
È VIETATO INDOSSARE L'HIJAB NEGLI EDIFICI PUBBLICI 
Eppure l'hijab per la laicissima repubblica turca, fondata nel 1923 da Mustafa Kemal Ataturk, è più di un ostacolo. In Turchia le donne sono obbligate a non indossare il velo negli edifici pubblici, e solo da pochi anni lo si può mettere all'università, ma non tra i banchi di scuola. Un divieto che per Amnesty International mina la libertà di espressione. Ma è considerato indispensabile dai difensori della laicità dello Stato, in un Paese a larga maggioranza musulmana e con un partito islamico al governo.

La giovane redattrice velata di Âlâ, Hulya Aslan.

LA FIRST LADY PORTA IL VELO
Per questo ha fatto scalpore il turbant, argentato e aderente, sfoggiato con disivoltura da Erine, moglie del primo ministro Erdogan, in occasione della cerimonia per il 92esimo anniversario della fondazione del parlamento, per la prima volta aperta anche alle consorti dei deputati. Come la first lady, sono sempre di più le donne che decidono di portarlo: «È il risultato di un fenomeno avvenuto negli ultimi 25 anni», ha spiegato Nilüfer Narli, sociologa e professoressa alla BahçesehirUniversity di Istanbul, «Quando la gente delle periferie, tradizionalmente conservatrice, si è spostata verso il centro delle città, dove ha potuto elevarsi socialmente. Così i loro figli, e le loro figlie, sono diventati professionisti o studenti universitari formando una nuova alta borghesia, di matrice più religiosa».
Per questo le donne velate cominciano ad emanciparsi: «Prima chi indossava il velo islamico veniva semplicemente ignorato. In questo senso abbiamo fatto molti progressi», ha proseguito Esra Sezis.
PER GLI INTEGRALISTI LA RIVISTA È TROPPO "PERMISSIVA"
Passi da giganti che però non piacciono ai puristi dell'Islam: «Per me non c'è alcuna differenza tra una rivista che mostra una donna con il bikini e una con l'hijab: in entrambi i casi le donne non dovrebbero essere messe in mostra», ha detto Ihsan Eliacik, giornalista ed esperto in teologia.
La rivista, suddivisa nelle sezioni moda, lavoro, salute e fede, ha varcato i confini della Turchia: in Germania, Paese ad alta immigrazione turca, Âlâ vende 1500 copie in abbonamento. Anche questo, impensabile fino a pochi anni fa.

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