12 Aprile Apr 2018 1421 12 aprile 2018

#MeToo, Luca Barbareschi ne spara un'altra alle Iene: «Asia Argento non ha subito violenza»

Dopo aver offeso il movimento contro le molestie (un «gruppo di mentecatte») ha rincarato la dose: «Se mia figlia viene molestata e non si sa difendere è cretina».

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Luca Barbareschi 1

«Ho sotto contratto Brizzi per tre anni. È un genio. Questi del #metoo sono dei mentecatti», ha detto qualche giorno fa Luca Barbareschi, prima difendendo a spada tratta il regista accusato di molestie sessuali da oltre dieci donne, poi offendendo il movimento che coraggiosamente sta cercando di combattere il patriarcato in tutto il mondo.
Dopo parole del genere, ti aspetti che dopo un po' di tempo chi le ha pronunciate faccia almeno un passo indietro, si riascolti, si rilegga. E se non si vergogna, almeno corregga il tiro. Invece no, il signor Barbareschi va fiero del suo pensiero così articolato. È convinto di sapere cosa abbia fatto o non fatto Brizzi, è sicuro che tutte quelle che hanno raccontato le violenze subite siano delle bugiarde. L'ha ripetuto, rincarando addirittura la dose, a alla giornalista delle Iene Roberta Rei che ha provato a incalzarlo durante un servizio andato in onda l'11 aprile.

Ha definito “mentecatte” le persone che hanno partecipato al movimento di denuncia. Roberta Rei è andata a parlare con il regista ⬇️

Geplaatst door Le Iene op woensdag 11 april 2018

Alla domanda «Cosa c'è da ridere su delle donne che denunciano violenza?», («È una roba comica», aveva detto lui delle testimonianze delle ragazze contro Brizzi) evita di rispondere. Poi attacca: «I mentecatti sono persone che non sanno quello che dicono». Ma il peggio deve ancora venire: «Se sua figlia le dice che un regista le ha messo le mani addosso lei che le dice, scusi?». La replica: «Se mia figlia non si sa difendere è cretina».

Non so dire come mi sentirei (triste, arrabbiata, schifata, delusa?) se mio padre dicesse una cosa del genere, ma è certo che soffrirei. Mi farebbe molto male scoprire che mio padre non sa cosa sia una violenza. Che non è consensuale. Che non c'è l'opzione «ci sto» e quella «non ci sto». Che non è una scelta.
Siamo stanche di sentire idiozie, banalizzazioni continue, teorie da quattro soldi su temi gravissimi, che lacerano l'anima di chi li vive sulla propria pelle. Adesso basta: se ogni volta che un uomo potente si chiude a chiave nella sua stanza con una ragazza ci fosse la possibilità di scappare non parleremmo di stupro. Lo stupro si subisce e nessuno di noi, nessuno, ha il diritto di giudicare le reazioni della vittima, né subito dopo né dopo anni. Figuriamoci di ergersi a paladino della verità sulla base del nulla totale, come ha fatto Barbareschi.

Messo alle strette dalle Iene, ha anche ammesso che «è giusto denunciare, chi le ha subite veramente però», ancora una volta mettendo in dubbio l'autenticità di #MeToo. Poi, parlando del caso Argento, ha assicurato senza vergogna: «Asia non le ha avute». «Le uniche che hanno parlato sono quelle ricche e famose, invece delle povere donne, le disgraziate non le aiuta nessuno. È un movimento per cretini».
Sono passati cinque mesi dal caso Weinstein. E - se non si è in grado di farlo nell'immediato - cinque mesi sono abbastanza per ragionare sulle cose, farsi domande e darsi risposte. Quelle di quest'uomo sono senza speranza, logica e umanità. Per quanto sia scoraggiante, menti come queste sono mosche bianche in un mondo ogni giorno di più capace di migliorarsi. Grazie a un coraggioso gruppo di mentecatte.

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