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#MeToo

16 Marzo Mar 2018 1626 16 marzo 2018

Sottomettersi sessualmente è come tradire #MeToo?

No, non si tratta di una provocazione ma di una riflessione seria sulle abitudini delle donne in camera da letto dopo lo scandalo Weinstein.

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Il movimento #MeToo ha costretto l'intera società a riflettere su dove sia il confine tra il lecito e il proibito nei rapporti di lavoro (e non solo). Cosa è una molestia sessuale? Quali sono i limiti? È una questione generazionale o no? Ma c'è un aspetto ancora più delicato e al tempo stesso molto più grave: le violenze sulle donne e gli abusi. Partendo da qua, la giornalista americana Hayley Phelan ha analizzato tutti questi comportamenti, basandosi sulla propria esperienza personale e sulle risposte di alcuni esperti. Il punto centrale del suo articolo, pubblicato sul New York Times, è: essere sbattute contro il muro, senza aver dato il consenso, può dare piacere? «I miei desideri segreti mi rendono una traditrice di #MeToo?», scrive la Phelan in un passaggio del pezzo. No, la risposta non è per niente scontata.

LA SOTTOMISSIONE FUORI E DENTRO AL LETTO

La questione, infatti, è molto più complessa di quanto possa apparire. Di per sé, se non c'è consenso, non c'è libertà di scelta e si diventa vittime di un'azione. Non sempre, però, questo tipo di azione è negativa. La giornalista ha sentito il parere di Michaela Boehm, terapeuta e psicologa del sesso e dell'intimità, per cercare una risposta precisa. «Molte donne amano essere dominate a letto», scrive la Phelan e la dottoressa, in parte, le dà ragione: «Non nella vita di tutti i giorni, non al lavoro, ma, nella camera da letto, molte donne vorrebbero arrendersi». Quindi, in un luogo privato, con una persona specifica (verosimilmente il partner), questo tipo di comportamento è accettato e, soprattutto, piace. Ma per quale motivo? «Le teorie differiscono sul fatto che questa preferenza sia il risultato di particolari leggi biologiche o della società», scrive la giornalista americana. E continua con la sua analisi: «È interessante anche notare che la ricerca separata condotta dai sessuologi Meredith Chivers e Marta Meana sostiene l'idea che la biologia abbia un ruolo di supporto. Inoltre, uno studio del 2009 di Patricia H. Hawley presso l'Università del Kansas ha rilevato che più una donna è socialmente dominante, più è probabile che faccia fantasie di sottomissione sessuale».

SOTTOMETTERSI È SBAGLIATO?

Il punto, quindi, è: è giusto o sbagliato sottomettersi in camera da letto? «L'ultima cosa di cui una donna vuole essere preoccupata mentre è impegnata con il proprio partner è capire se la sua eccitazione è un'espressione del proprio erotismo oppure se è un sintomo dell'oppressione patriarcale», spiega ancora la Phelan. E continua: «Tuttavia, nel panorama di #MeToo, molte donne e uomini sotto i 30 anni, compresa me, stanno trovando sempre più difficile separare i due momenti (camera da letto e fuori, ndr). Quello che è iniziato come un dibattito pubblico sulla cattiva condotta sessuale di alcuni uomini potenti è poi arrivato a gettare una pallida ombra su abitudini intime e private che una volta sembravano perfettamente 'ok'».

LA SOTTOMISSIONE COME LIBERAZIONE SESSUALE

Un altro aspetto che bisogna considerare, nella riflessione della Phelan, è che 'sottomissione' non significa 'essere inferiori'. E la giornalista lo spiega bene in altri due passaggi del suo articolo: «Tendiamo ad aspettarci che le donne sessualmente emancipate agiscano come gli uomini sessualmente liberi, cioè promiscui, assertivi ed egocentrici nella ricerca del piacere. Ha senso: per buona parte della storia, abbiamo avuto solo il modello maschile come esempio. Tuttavia, in pratica, le donne possono scegliere di godere della liberazione sessuale in modi significativamente diversi rispetto alle loro controparti maschili». A supporto della sua tesi, si è espressa anche la dottoressa Boehm: «Prima riconosciamo che la nostra sessualità è distinta e diversa, prima possiamo esprimerci in modo efficace. Il piacere e l'eccitazione delle donne si soddisfano in modo diverso rispetto agli uomini. Rilassarsi e arrendersi al proprio partner, come incoraggia la tradizione tantrica, può essere enormemente liberatorio».

LA CONCLUSIONE DI HAYLAY PHELAN

Tutta questa riflessione ha portato anche a una conclusione: «Non abbiamo bisogno di regole diverse. Abbiamo bisogno di due individui emancipati e abbastanza aperti per esplorare gli impulsi reciproci, per ascoltarsi l'un l'altro e chiedere ciò che vogliono. Anche se questo, a volte, include il permesso per fare alcune cose, senza avere un consenso esplicito».

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