8 Marzo Mar 2018 0900 08 marzo 2018

Gli stereotipi di genere sono ancora forti, anche tra le donne

La ricerca Gli Italiani e la violenza assistita di WeWorld Onlus rivela quali schemi discriminatori siano ancora diffusi nel nostro Paese, e in che misura. Soprattutto, ci dice che lo sono anche nella popolazione femminile. 

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Stereotipi Di Genere Sessismo Benevolo

Questa potrebbe non essere la settimana più adatta per parlare (ancora) di percentuali e indagini e campioni di ricerca: colpa del dibattito pre e post-elezioni. E però sforziamoci di farlo, soprattutto in occasione dell'8 marzo e delle consuete riflessioni che circondano di anno in anno la Giornata internazionale della donna. I numeri da tenere d'occhio sono quelli dello studio Gli italiani e la violenza assistita, condotto da Ipsos per WeWorld Onlus. Dalle interviste fatte a mille connazionali di entrambi i sessi è emerso che gli stereotipi di genere sono ancora molto forti, spesso anche là dove non ce lo aspetteremmo: e cioè fra le donne. E non solo fra quelle 'all'antica', ma anche fra le più giovani. Per Marco Chiesara, presidente di WeWorld, è fondamentale «portare avanti il dialogo con le future generazioni, tenendo sempre presente che anche i bambini e i ragazzi sono spesso a loro volta coinvolti in casi di violenza domestica». Cambiare una mentalità tradizionalmente condivisa non è un lavoro facile, ma neanche impossibile. Non lasciamoci demoralizzare dal fatto che, per esempio, per il 62% del campione è risultato essere molto importante che una donna sia attraente (per cosa poi? per trovare marito? un lavoro? per far felice chi la vede per strada?). Facciamoci piuttosto un'idea di cosa ancora non funziona.

A CIASCUNO IL SUO

Gli stereotipi più duri a morire sono quelli che riguardano la divisione delle rispettive sfere di competenza. Per il 65% degli intervistati la donna è più disposta a rinunciare alla propria carriera rispetto all'uomo. Ci portiamo ancora dietro l'idea per cui i sacrifici lavorativi possano essere ripagati dalle soddisfazioni derivanti dalla cura per la famiglia: sorpresa, non è così. Sono due piani diversi, al massimo complementari ma non interscambiali. Un minuto di silenzio anche per quelli/e secondo cui tutte le donne sognano di sposarsi (37%) e che vedono la maternità come l'unica vera strada a disposizione del genere femminile per realizzarsi completamente (32%).

CHI CACCIA LA BISTECCA E CHI LA CUCINA

Per non allontanarsi mai troppo dallo schema preistorico del cacciatore e dell' angelo del focolare, il 35% dello studio è convinto che per un uomo sia molto più importante realizzarsi sul lavoro che per una donna. La rigida divisione dei ruoli non lascia molto margine di manovra neanche al mondo maschile, visto che il nucleo famigliare deve ancora gravare sulle sue spalle (28%). Ricapitolando: padri, fratelli e fidanzati producono, noi trasformiamo convertendo i loro stipendi in gustosi pranzi.

IL SESSISMO BENEVOLO

Dietro i singoli numeri e le percentuali, c'è più in generale quello che viene definito, in opposizione al sessismo ostile, sessismo benevolo. Di benevolent sexism si parla da tempo, e gli studi a riguardo sono diversi. Si tratta in realtà di un qualcosa difficile da definire e riconoscere, spesso anche difficile da condannare. Per alcuni rientrano nella categoria tutti quei comportamenti da galateo che sottolineano in modo gentile e cavalleresco come una donna abbia bisogno delle attenzioni e dei riguardi di un uomo, sempre, anche per le più piccole cose: aprire una porta, versare l'acqua o cedere il passo sono visti di cattivo d'occhio. Senza voler mettere tutto sotto esame, sono ancora tanti gli atteggiamenti che separano e mettono su due piani diversi i sessi. Quando sono le donne stesse a incentivarli, potrebbe essere per trarre sicurezza da schemi comuni. Il sessismo diventa una specie di comfort-zone. Sempre Chiesara: «Emerge che gli stereotipi di genere non appartengono solo agli uomini ma anche alle donne. Questo dato trova conferma in ciò che ci riportano le operatrici dei nostri Spazio Donna».

DISCRIMINATORIO, MA ACCETTABILE

Lo studio di WeWorld ha poi cercato di capire quali siano i comportamenti discriminatori e le disuguaglianze che in Italia sono ancora considerati socialmente accettabili. Le battute e gli scherzi a sfondo sessuale sono in testa (il 20% degli intervistati non ha evidentemente problemi a farle, sentirsele fare, sentirle in generale), seguite poi dalle avances fisiche esplicite (17%). Si scende a un più basso 8% quando si tratta di tollerare un'umiliazione verbale rivolta a una donna (ma le battute a sfondo sessuale non rientrano forse nella categoria, se non richieste?) e a un timido, ma comunque esistente e insistente 5% quando si chiede se sia giusto o meno sottrarre a una lavoratrice il suo stipendio.

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