10 Gennaio Gen 2018 1119 10 gennaio 2018

Le Monde, quello di Catherine Deneuve è un appello controproducente

Siamo talmente cresciute a pane e maschilismo che certe donne reclamano addirittura il diritto degli uomini a importunarci. La lettera francese contro #MeToo.

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Catherine Deneuve

Se per qualcuna i migliori amici delle donne sono ancora i diamanti, i peggiori nemici delle donne sono sempre loro, le donne.
Mentre scrivo, su Twitter si contano 42 mila cinguettii relativi a Catherine Deneuve: l'attrice francese ha sollevato un inevitabile putiferio dopo alcune dichiarazioni contro il movimento #MeToo scoppiato dopo il caso Weinstein: «Lasciate agli uomini la libertà di importunarci», è il titolo dell'appello controcorrente apparso in prima pagina su Le Monde firmato da un centinaio di donne, attrici, registe, scrittrici e giornaliste. Fra queste, la Deneuve - insieme, tra le altre, alla giornalista Elisabeth Levy e la scrittrice Catherine Millet, che dicono sì alla denuncia della violenza, no all'onda «puritana» che ha travolto media e social in questi mesi.
Femminismo non significa «odiare gli uomini e la sessualità», proclamano le firmatarie dell'appello (qui la risposta delle femministe). Tutte d'accordo sul fatto che le iniziative come l'hashtag #metoo siano state meritorie nel «liberare la parola» delle donne. Ma altrettanto decise nel condannare che lo stesso movimento abbia «comportato una campagna di delazioni e accuse pubbliche di individui che, senza che si lasci loro la possibilità di rispondere o di difendersi, vengono messi esattamente sullo stesso piano di violentatori».

«IL RIMORCHIO NON È REATO»

Le firmatarie parlano di una «giustizia sbrigativa» che «ha già fatto le sue vittime, uomini puniti, costretti a dimettersi, avendo avuto come unico torto quello di aver toccato un ginocchio, tentato di strappare un bacio, o aver parlato di cose 'intime' in una cena di lavoro, o aver inviato messaggi a connotazione sessuale a una donna che non era egualmente attirata sessualmente». E la loro battaglia si concentra su questo, sulla distinzione netta fra la «violenza sessuale», che è «un crimine» e il «rimorchio» che «non è neppure un reato». Da qui il picco più infelice: «Noi difendiamo la libertà di importunare, indispensabile alla libertà sessuale», siamo «abbastanza mature» da «non confondere un goffo tentativo di rimorchio da un'aggressione sessuale».

LA DIFFERENZA TRA IMPORTUNARE E CORTEGGIARE

Partiamo dal presupposto che siamo donne come lei, e sì, sappiamo distinguere senza dubbio un'avance o un apprezzamento da una molestia o un tentativo di violenza: nonostante in molti casi il terreno sia delicato, scivoloso, sappiamo se collocare quel gesto da una parte o dall'altra. Lo capiamo immediatamente da come ci ha fatto sentire. Lusingate, imbarazzate, infastidite, sporche (purtroppo)?
Importunare, dice il dizionarario, significa Recare disturbo, molestia, fastidio; disturbare. E no, care intellettuali francesi, noi non lasciamo agli uomini la possibilità di farlo. Perché significherebbe lasciarli andare oltre un confine non consentito: quando si disturba o infastidisce qualcuno, lo si fa senza il suo consenso. Ed è proprio questo che fa la differenza: il consenso. Corteggiare non è mai importunare. Così come essere femministe, come dice la signora Deneuve, non significa affatto odiare la sessualità. Significa sceglierla e viverla liberamente.

CHI DECIDE COSA CI TRAUMATIZZA?

Hanno scritto ancora nell'appello a Le Monde che «la donna, oggi, può vigilare affinché il suo stipendio sia uguale a quello di un uomo, ma non sentirsi traumatizzata per tutta la vita se qualcuno le si struscia contro nella metropolitana». Una semplificazione davvero avvilente, che dipinge le donne come piagnucolone senza diritto di ribellarsi. E che fa dedurre che chi l'ha pensata non abbia mai provato nulla di sconveniente e non richiesto sulla propria pelle.

IL MASCHILISMO CON CUI SIAMO CRESCIUTE

Nessuna di noi rimane traumatizzata per un'idiozia del genere: tolta la violenza sessuale, che è un capitolo idiscutibile a parte, le molestie e il mobbing ci fanno del male, tutt'altro che fisico. Capire che otterrai un lavoro se cederai alle avances del capo: se gli sorriderai sempre, se lo asseconderai in decisioni professionali, se ci andrai a letto, se come Salma Hayek sarai costretta a girare una scena lesbo nuda davanti a lui per farlo eccitare o perderai la parte che con fatica ti sei guadagnata. Questi come li chiama, signora Deneuve, capricci forse?
Finalmente ci siamo svegliate dal torpore, abbiamo raccontato, abbiamo protestato ai Golden Globes: resta da capire perché donne, di cultura peraltro, preferiscano remare contro tutto questo. Forse una riposta c'è già: abbiamo vissuto talmente tanto a pane e maschilismo, che ormai lo abbiamo fatto drammaticamente nostro.

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