5 Gennaio Gen 2018 1320 05 gennaio 2018

«Woody Allen misogino»: il cattivo giornalismo del Washington Post

Il quotidiano statunitense accusa Woody Allen per la sua ossessione per le minorenni. Partendo non dai fatti, ma dai suoi appunti creativi.

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Woody Allen Misogino Washington Post

Il reporter Richard Morgan avrà pur letto tutti gli appunti e i copioni inediti scritti da Woody Allen, ma evidentemente non ha mai visto un suo film. È questa la vera rivelazione del lungo articolo scritto dal giornalista del Washington Post, e non il fatto che il regista newyorkese sia «ossessionato dalle adolescenti»: per accorgersene, bastava pescare un paio di pellicole a caso dalla sua filmografia, o almeno partire da una di quelle più famose. Magari Manhattan, dove già dalle prime scene si vede Allen glorificare le virtù della sua fidanzata 17enne, Tracy. Se Morgan è invece uno di quegli spettatori moderni che non tollera il bianco e nero, può sempre ripiegare sul più recente Basta che funzioni, dove un 60enne ha una relazione con una 21enne un po' svampita. Gli si aprirà un mondo e, soprattutto, scoprirà che in quegli appunti non c'è assolutamente nulla che milioni di spettatori sparsi per il globo non sappiano già.

Ma si sa, è la stampa, bellezza: e Woody Allen è un mostro che a furia di essere sbattuto in prima pagina deve averci ormai fatto il callo. Intendiamoci: le voci di abusi rincorrono il regista da decenni, almeno a partire da quel pasticciaccio brutto che coinvolge la ex moglie Mia Farrow, la di lei figlia Dylan e la figlia adottiva Soon Yi-Previn, che Allen ha sposato nel 1997. Tra accuse incrociate, ritrattazioni e nuove rivelazioni, capire chi abbia molestato chi è cosa ardua, e probabilmente non lo sapremo mai con certezza. Ma non è questo il punto. Il vero scandalo, oggi, è che il Washington Post spacci come scoop qualcosa che sanno tutti; e, inoltre, che un loro giornalista dimostri un'ignoranza interpretativa che gli vale l'appellativo, abusato ma mai così meritato, di analfabeta funzionale. O di essere in malafede e voler demolire Allen a prescindere dai fatti, che per un giornalista è anche peggio.

Ne avevamo già parlato in occasione della polemica tra Walter Siti e Michela Marzano: la scrittrice accusava l'autore di voler giustificare la pedofilia, confondendo il protagonista del libro con la persona dell'autore. E anche quando si tratta di appunti, il discorso è analogo: o forse qualcuno è convinto che un capolavoro come Manhattan piova dal cielo, per illuminazione divina, senza che l'autore debba spendere ore e ore di riflessioni, a volte anche dolorose, su se stesso? Richard Morgan, evidentemente, non solo ha ancora quest'idea da liceale ingenuo, ma fa lo stesso errore di Marzano: si appoggia a un appunto cancellato in cui Allen, descrivendo un 45enne affascinato dalle collegiali, commenta con una nota a margine «Sono io». Ma è evidente che Allen sta parlando delle proprie pulsioni, e che in una pulsione di per sé non c'è nulla di male, se questa viene controllata: soprattutto quando questa è perfettamente legale (le collegiali sono donne maggiorenni). La condotta privata di Woody Allen può piacere o meno, così come tutti siamo liberi di provare ribrezzo all'idea di un vecchio che va a letto con una teenager maggiorenne, ma giudicare un uomo sulla base dei propri processi creativi da cui nascono le sue storie di finzione è quanto di più barbarbico e anti-giornalistico possa esistere.

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