20 Dicembre Dic 2017 1635 20 dicembre 2017

Troia: storia e significato dietro l'insulto

Le Iene hanno fatto incontrare Cecilia Rodriguez e un suo hater, che le aveva dato della puttana. Ma a cosa e chi diamo ragione, quando la usiamo?

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Cecilia Rodriguez Hater Troia Sessismo

Dà fastidio ammetterlo, ma il Grande Fratello a volte mantiene ancora quel suo lato di 'esperimento sociale' che nella prima edizione del 2000 lo aveva reso tanto interessante e per 17 milioni di italiani. All'epoca non era solo un guilty pleasure, era l'approdo di massa nel mondo orwelliano dei reality tv. Quasi 20 anni dopo, e il passaggio da concorrenti 'gente comune' ai vip delle ultime due edizioni, quello che avviene nella Casa serve ancora per parlare di costumi e società. Questa volta, per parlare di insulti, maschilismo e hater. Durante la puntata del 17 dicembre de Le Iene Mary Sarnataro ha fatto incontrare Cecilia Rodriguez con uno dei tanti (e delle tante) che hanno commentato la sua partecipazione al programma in toni non proprio accondiscendenti. C'è chi le ha augurato la morte, chi l'ha chiamata troia, puttana, bagascia, chi ha riservato lo stesso trattamento alla sorella, Belen, e per par condicio anche alla madre. Il motivo era, ovviamente, la rottura con Francesco Monte e l'inizio della relazione con Ignazio Moser, avvenute entrambe davanti alle telecamere del GF. Al di là del servizio in sè, che ha seguito il solito copione (hater leone da tastiera-hater smascherato-hater imbarazzato), quando si vedono nero su bianco gli insulti rivolti alle donne, rispetto a quelli che vengono solitamente riservati agli uomini, viene da chiedersi come e perché certe parole vengono ancora così tanto usate. E come non ci si accorga come siano dettate da associazioni mentali totalmente assurde e sessiste. Una breve fenomenologia dell'epiteto più antico del mondo, quello di troia.

Un altro leone da tastiera è stato messo con le spalle al muro... questa volta da Cecilia Rodriguez Guarda il servizio completo ➡︎ http://bit.ly/2D6wSQj

Geplaatst door Le Iene op dinsdag 19 december 2017

NON SI BUTTA VIA NIENTE DEL MAIALE

Se prima di usarla per indicare qualcuno, di solito una donna, di solito per giudicare la sua vita sessuale, ci fermassimo un attimo a chiederci da dove arriva la parola troia, sapremmo che è una parola del latino medievale, probabilmente di influenza celtica, che indicava la femmina del maiale. Un sinonimo di scrofa, e che da Treccani viene collegato a quegli esemplari dedicati alla riproduzione. Un animale che nell'immaginario è sempre stato a cavallo fra sacro e profano, dalla sessualità considerata impura (come, per esempio, quella dei conigli). Sono pregiudizi che risalgono in pratica alla notte dei tempi, a un periodo in cui la pensa a quanto è figa una chiave che può aprire tutte le serrature, mentre quanto è inutile una serrattura che si fa aprire da ogni chiaverelegava le donne a posizioni di inferiorità sociale e morale e di cui paghiamo ancora le conseguenze senza saperlo.

IN ORIGINE FU ELENA

Quello che ci sta dietro, i pregiudizi, la repressione della sessualità femminile, il potere maschile, si riassume tutto nella storia di Elena, che da Troia veniva. O meglio, che a Troia ci è arrivata, dopo la sua fuga d'amore con Paride. Il mito greco è sempre un ottimo modo per capire la mente umana, perché, di fatto, pur essendo passati migliaia di anni sembra che non ci siamo mossi di un passo. Quando si parla di tradimenti, la colpa è sempre di lei, che seduce e ammalia, e mai di lui, che il diritto di provarci ce l'ha sempre. Che poi è il motivo per cui si dice 'puttana Eva' e non 'Adamo testa di cazzo', quando ci si incazza. Ed è anche il motivo per cui, quando parliamo di coppie famose, ce la si prende con la Cecilia Rodriguez di turno, e non con un Ignazio Moser qualsiasi. Le cose si fanno in due, ma se c'è di mezzo una donna la responsabilità va data sempre un po' di più a lei. Proprio come in quella famosa prima edizione del Grande Fratello, quando Cristina Plevani baciò Pietro Taricone, e poi altro fecero anche qualcos'altro, e tutti si scandalizzarono con lei, invece che con entrambi. Quando chiamiamo qualcuna 'troia' stiamo dando ragione a quel modo di dire per cui «una chiave che può aprire tutte le serrature è figa, mentre una serratura che si apre con qualsiasi chiave fa schifo». Ogni donna che ne definisce troia un'altra, fa del male anche a se stessa.

NON CHE POI LA CATEGORIA SE LA PASSI BENE

Per non parlare del fatto che, oggi, 2017, Italia, difficilmente chi si prostituisce (e quindi è per definizione quella troia a cui tutti facciamo riferimento) lo fa per libera scelta. Per insultarci tiriamo in ballo persone il più delle volte obbligate a fare sesso per soldi, coinvolte in sistemi criminali e in condizioni di schiavitù a cui neanche pensiamo. Troia non è solo un insulto. Fa da punta dell'iceberg a quella cosa che ci sta davanti, ma ancora così tante volte non riconosciamo: il sessismo.

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