6 Dicembre Dic 2017 1840 06 dicembre 2017

Berlusconi e Boschi: non nascondetevi dietro il femminismo

Il Cavaliere attacca Maria Elena accusandola di non aver fatto nulla contro la violenza sulle donne. Ha ragione: in Italia si stanno trasformando le pari opportunità in un vuoto strumento di campagna elettorale.

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La notizia è paradossale: Silvio Berlusconi, ospite a Mattino Cinque, ha attaccato Maria Elena Boschi sulle pari opportunità e sulle politiche di contrasto alla violenza maschile sulle donne. L’uomo contro il quale le italiane sono scese in piazza a centinaia di migliaia al grido di «Se Non Ora Quando», il patron delle olgettine e della nipote di Mubarak, ha detto: «Noi la difesa dei diritti delle donne ce l'abbiamo come fatto prioritario. Il femminicidio è una piaga per l'Italia», e il contrasto alla violenza sulle donne «è sempre stata una priorità per noi», mentre «la sinistra non ha fatto nemmeno il Ministro delle Pari Opportunità. Dopo un po' di tempo hanno dato la delega alla Boschi che non ha fatto assolutamente nulla». Maria Elena Boschi ha ribattuto: «Sarebbe facile rispondere in modo polemico ma l'argomento è troppo importante per scadere nello scontro», e ha fatto l’elenco dei provvedimenti varati durante la sua reggenza delle Pari Opportunità. Ma si tratta di una una reggenza. Ecco il punto che, a dispetto del ridicolo, viene centrato da Berlusconi. Il Ministero per le Pari Opportunità è stato voluto da Romano Prodi nel 1996, ovvero dalla sinistra, e ha affidato l’incarico ad Anna Finocchiaro che ha inventato un dicastero mai esistito prima. Eppure è stata proprio la sinistra a cancellarlo, con il Governo Letta che, dopo le dimissioni forzate di Iosefa Idem, ha affidato le deleghe all’ottima Maria Cecilia Guerra, al tempo già Viceministra del Lavoro, chiudendo con l’esistenza di un dicastero autonomo.

Ben consapevole della importanza e della consistenza del voto femminile, Renzi ha voluto una formale parità di genere nel suo Governo, ma ha fatto sì che nessuna potesse emergere autonomamente e rivolgersi direttamente alle donne, assumendone i temi radicali. Il femminismo, infatti, è una malattia contagiosa e, quando una donna purchessia tocca con mano il gap di potere fra i due generi e assapora la libertà che viene da questa consapevolezza, non torna indietro né dimentica la lezione. Berlusconi non si è mai sognato di cancellare le Pari Opportunità, che forse gli sembravano un grazioso ornamento, e questo ha consentito a Stefania Prestigiacomo di tentare nel 2006 l’introduzione delle quote rosa nella legge elettorale e di uscirne sconfitta e in lacrime per la rabbia, né a Mara Carfagna di finanziare l’indagine Istat sulla violenza e di varare il primo provvedimento contro lo stalking. A proposito di Mara Carfagna, è stata lei che nel 2015, intervenendo al Senato in occasione del ventennale della Conferenza Onu di Pechino – punto altissimo per le politiche di empowerment femminile – è intervenuta rinfacciando alla Ministra Boschi proprio l’assenza del Ministero Pari Opportunità. «Questo Governo ha perso colpi, ha indietreggiato. Non serve un osservatorio per la parità, ci vorrebbe una Ministra». Boschi ha usato la retorica: «Non abbiamo una Ministra, è vero, ma c’è un Governo delle pari opportunità».

Boschi è ambiziosa, intelligente e studiosa. Ha fatto ogni sforzo per approfondire la materia delle politiche di genere che, a dispetto dell’opinione corrente, sono assai complesse e controverse. Ha varato un Piano antiviolenza dopo lunghe e pazienti mediazioni con le Associazioni femminili e femministe, ha aumentato i fondi ai Centri Antiviolenza, ma si tratta di senso di responsabilità, non certo di passione politica. Boschi infatti non sente mai il bisogno di esprimersi sui temi roventi che riguardano la politica e la vita delle donne, se non in casi estremi e comunque con parole di circostanza. Il Governo di cui fa parte ha alzato fino a 10 mila euro la multa per l’aborto clandestino, mettendo a repentaglio la vita delle più povere e delle più giovani, e non c’è stato verso di ottenere la correzione di questo insulto, che lei si ostina ad ignorare.

Boschi si intesta perfino battaglie che altre hanno fatto, come è stato nel recente caso dello stalking, divenuto risarcibile monetariamente per effetto di un errore nella riforma del codice penale. Sono state Cgil, Cisl e Uil a combattere, spalleggiate da Telefono Rosa, dalla statistica sociale Linda Laura Sabbadini dalle colonne de La Stampa e da Maria Cecilia Guerra di Mdp mentre il Pd perdeva la testa e le accusava addirittura di 'terrorismo'. Quando infine il caso si è risolto con un emendamento alla legge di bilancio, Boschi ha emesso un comunicato per rivendicare come proprio il merito che era di altre. Anche in occasione dello straordinario evento organizzato dalla Presidente Laura Boldrini alla Camera il 25 novembre scorso, quando 1300 donne hanno ascoltato le sopravvissute alla violenza maschile raccontare la propria storia, Boschi ha provato a guastare il successo di Boldrini – sua diretta concorrente per il voto femminile di sinistra – lamentando che non fossero presenti anche gli uomini, una gaffe politica indimenticabile, o forse voluta malignità. Ma l’attacco di cui Berlusconi la fa oggetto è paradigmatico anche per un’altra sottile ragione. I temi delle donne, infatti, ormai vengono usati o branditi per evitare di parlare d’altro, in questo caso di Banca Etruria, argomento del giorno, ben più attuale e scottante, dovendo tirare in ballo Boschi, e sul quale Berlusconi (interessante chiedersi perché) tace. Allo stesso modo Boschi si è servita della sua appartenenza al genere femminile per difendersi da chi ne critica la mancanza di trasparenza proprio nel caso Banca Etruria, dicendo in tv che gli attacchi nei suoi confronti sono vieppiù odiosi e vili perché lei è donna, la dignitosa e addolorata vittima di una campagna misogina (che in altri casi, però, c’è stata per davvero). Al netto delle critiche fondate e preoccupate delle attiviste femministe, è bene notare che donne e parità vengono agitati pure da alcuni esponenti del Pd ai quali mai è importato un soldo bucato delle donne, per fare polemica contro la nuova formazione di sinistra capeggiata da Pietro Grasso, imputata di chiamarsi al maschile e di essersi sciaguratamente fatta rappresentare da una foto di quattro maschi trionfanti.

Il femminismo, o anche il suo succedaneo meno pericoloso, ovvero la parità, sono infine diventati un argomento mainstream, ma solo quando fa comodo al potere che il femminismo contesta. Effetto lungo ma ancora superficiale della nuova onda femminista che attraversa il mondo, dalla Women’s March di Washington al movimento #NiUnaMenos nato in Argentina e sbarcato pure in Italia con imponenti manifestazioni di piazza, effetto di #metoo, la campagna planetaria di coming out sulle molestie e le violenze maschili inaugurata da Asia Argento versus Harvey Weinstein, che è stata appena riconosciuta da Time con una copertina che celebra come persone dell'anno tutte quelle donne che hanno denunciato le molestie sessuali.

Ci sono paesi in cui i movimenti sociali che mettono in discussione l’ordine esistente vengono ascoltati dai media con rispetto, e presi in considerazione dal potere per allargare la base di consenso con provvedimenti concreti e utili. È successo in Spagna, dove a suo tempo è stato un governo di destra a varare un piano antiviolenza dettato dalle femministe, flessibile e via via corretto sulla base di concrete verifiche. In Italia, invece, il tentativo è rendere le battaglie delle donne vuoto strumento di campagna elettorale, specchietto per le allodole, cortina fumogena. Eppure l’onda del nuovo femminismo mondiale, sostenuto dalla generazione degli anni Settanta, spinto dalle donne giovani e collegato a tutte le altre battaglie per la libertà e la giustizia, cresce e sfonda il muro di silenzio maschile guadagnando alla causa gli uomini che amano le donne e le rispettano. La leadership femminista di un movimento internazionale autonomo che si batte per tutte e tutti rappresenta una grande novità che, mi auguro, potrebbe mettere a tacere Berlusconi e, anche, quelle che femministe non sono ma tali si fingono per la convenienza del momento.

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