30 Novembre Nov 2017 1327 30 novembre 2017

Stupro: cosa può fare un uomo per cercare giustizia per le donne?

Il racconto e la riflessione di cosa si dovrebbe fare quando si parla di violenza sessuale, scritta da Jared Goyette per il Guardian.

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Lo scandalo Weinstein e, poi, tutti gli altri (negli Stati Uniti e in Italia) hanno rotto il silenzio sul tema delle violenze e delle molestie sessuali sulle donne in determinati ambienti. Due su tutti: il mondo dello spettacolo e quello della politica. Ne hanno parlato e ne parlano ancora tutti: dai media alle persone per strada. Il tema è ancora caldissimo e, allora, un giornalista del Guardian, Jared Goyette, ha deciso di fare una riflessione su come gli uomini debbano affrontare quelli che che lui stesso definisce «comportamenti maschili tossici», partendo da fatti realmente accaduti e che ha dovuto affrontare in prima persona.

Ho perso i contatti con molti amici della mia infanzia, ma il modo in cui è successo con la mia amica Christie è stato diverso, più improvviso e, al momento, inspiegabile. Christie era la mia migliore amica e sua madre, Suzanne, era la migliore amica di mia madre fin dalle scuole superiori. Diventate adulte, si riunivano per un caffè una volta alla settimana. Riesco ancora a ricordare tutte le volte che ho passato ad ascoltare entrambe mentre discutevo di politica e di relazioni al tavolo della cucina, mentre Christie e io giocavamo a nascondino. Ma un giorno, Suzanne smise di rispondere alle chiamate di mia madre e anche Christie smise di venire.

Mia madre ha lottato contro la depressione ed è stato un duro colpo per lei. Sono sempre stato protettivo nei suoi confronti e ricordo di sentirmi sentito arrabbiato, accecato e ferito. Christie era la mia migliore amica, dopotutto. Mia madre morì due anni fa. Lei e Suzanne non si sono mai riconciliate. Un anno dopo, il mio fratellastro Todd morì a 52 anni per overdose di eroina. Quando ero in città per il suo funerale, Christie si mise in contatto con me di nuovo e, poco dopo, sua madre mi invitò a cena. Suzanne mi raccontò una serie di verità dolorose che hanno contribuito a svelare uno dei misteri centrali della mia infanzia. Nella stessa conversazione, ho saputo che mio fratello era un predatore sessuale e che mia madre è stata vittima di stupro.

Suzanne mi ha detto che Todd e un gruppo di suoi amici hanno aggredito sessualmente in casa nostra la sorellastra di Christie, Denise (oggi avrebbe avuto circa 11 anni). Suzanne non riusciva a dirlo a mia madre perché era 'fragile', per i continui litigi tra mio padre e i miei due fratellastri, in più era stata violentata da adolescente da un ex-fidanzato. Non sapendo cosa fare, decise di smettere di parlare con mia madre. Christie, invece, disse di sentirsi pressata in quel momento per aver smesso di rivolgermi la parola.

Dopo la nostra conversazione, mi sono sentito confuso per giorni. Ho cercato di dimenticare l'incontro e non ho fatto niente per mesi. Ma poi scoppiò lo scandalo Harvey Weinstein. Così, ho iniziato a farmi delle domande. Ci sono state donne nella mia vita che avrei potuto trattare meglio? Ci sono state occasioni in cui avrei potuto essere un uomo migliore? Poi ho pensato a mia madre, che iniziò a partecipare a un club dei libri femminista quando ero un bambino. I diritti delle donne erano importanti per lei. Quello che mi aveva detto Suzanne (che mia madre era stata stuprata e che i suoi genitori si rifiutavano di crederle o di comportarsi in quel modo) aveva senso per me. Cosa potrei fare, come uomo, per cercare un po' di giustizia per le donne?

Nel suo libro The Macho Paradox, Jackson Katz sostiene che la violenza sessuale è un problema degli uomini. Sono loro che commettono la stragrande maggioranza degli stupri. «Gli uomini devono pensare a quale ruolo giocano e come possono utilizzare qualsiasi piattaforma di influenza per rendere inaccettabile che gli uomini agiscano in modo sessista e dannoso». mi ha detto Katz. E ha proseguito: «Non perché siano bravi ragazzi, aiutando le donne, ma perché hanno una responsabilità come uomini in una società sessista. Se non parlano e non usano l'influenza che hanno, allora, in un certo senso, sono parte del problema».

Ma è fin troppo facile farlo in un tweet o in un post di Facebook, quando l'uomo in questione è una celebrità che viene pubblicamente messa alla gogna. Il vero lavoro inizia dove puoi avere più impatto: più vicino a casa. E così ho contattato Denise e lei mi ha detto che voleva raccontare la sua storia. Come lei mi spiegava più tardi, voleva che le altre vittime sapessero dell'importanza di parlare rapidamente dell'assalto sessuale in modo da poter trovare il supporto di cui hanno bisogno. Abbiamo deciso di incontrarci di persona a casa sua, nella periferia a ovest di Philadelfia, non lontano da dove sono cresciuto. Era tempo di tornare a casa. Ho preso un volo il giorno successivo.

Denise non sa esattamente quanti anni avesse quando è successo, ma per quanto possa ricordare, Todd aveva circa 15 anni e lei 11 o 12. Conosceva Todd e i suoi amici e si fidava di loro. Ricorda Todd come il capo quando un gruppo di suoi amici l'ha circondata e l'ha bloccata su una sedia. «Non sapevo cosa fare. È stato molto spaventoso. Tutto quello che vedo sono io sulla sedia e tutte le mani dappertutto su di me», mi disse Denise. «Non sentivo quello che stavano dicendo. Mi sentivo impotente». Non è sicura di quanto tempo sia durato, ma il ricordo delle emozioni che provava allora è ancora vivo, molti decenni dopo. Paura, rabbia e senso di colpa. Quando i ragazzi si fermarono per un momento, lei si precipitò fuori dalla stanza, e da sua madre. Ma aveva paura di dire qualcosa in modo diretto. «Ricordo solo di essere uscita, cercando di convincere mia madre a notare che forse qualcosa non andava, ma non rendendolo così ovvio per tutti. Non volevo che i grandi si arrabbiassero». Sua madre le disse di andare a giocare dentro, di nuovo nella stanza. Denise obbedì. Lì, la violenza continuò.

In un momento in cui alcuni stanno minimizzando le presunte violenze sessuali commesse contro giovani ragazze da Roy Moore, il candidato al Senato in Alabama, vale la pena dire che quello che è successo a Denise nel seminterrato della mia casa d'infanzia è stato un evento che le ha cambiato la vita. A 11 anni suonava il piano, il clavicembalo, il violino e cantava nel coro della chiesa, ma improvvisamente il suo interesse per la musica svanì. Sua madre sapeva che c'era qualcosa di strano ma non riusciva a capire cosa fosse successo. «Era straordinaria e poi è finita così», disse Suzanne. «Pensavo che fosse a causa di qualcosa successa a scuola. Non ho capito quale sia stato il motivo di tutto questo».

Passavano gli anni prima che lei lo dicesse a qualcuno. C'era un'altra persona con cui dovevo parlare mentre ero a casa: l'altro mio fratellastro, Chris. Ho 35 anni e lui 51 anni, un anno e mezzo più giovane di Todd. Avrebbe avuto circa 13 anni quando è successo e avevo bisogno di chiedergli cosa sapesse. Ci siamo incontrati in un ristorante. Quando ho affrontato l'argomento, ha chiesto di non essere registrato, e la conversazione si è intensificata. Più tardi, però, abbiamo parlato al telefono e lui ha accettato di essere registrato. Primo, ha negato di sapere qualcosa a riguardo. «Non ho alcun ricordo», ha detto. Non parlava affettuosamente di Todd, tuttavia, ricordava il suo atteggiamento nei confronti delle donne come «piacione e aggressivo. La cultura era diversa in quei tempi. Todd era atletico, bello. Certo che pensava sempre che le ragazze lo volessero».

Chris, da un lato, disse che se quello che Denise ha descritto è accaduto, «non c'era nulla di giusto al riguardo». Ma, in un certo senso, la ritenne in parte responsabile, ricordando le volte in cui ha fatto cose 'fraintendibili'. (Ancora una volta: Denise aveva circa 11 anni). La conversazione si trasferì su nostra madre. Cominciò dicendo che credeva alla storia della violenza subita da adolescente, e che, sentendo la notizia, lo aveva turbato. «Penso che faccia schifo, ma l'altra cosa che ricordo ora - ho sentito un paio di persone diverse, nel corso degli anni - è che nostra madre era un po' promiscua quando era giovane», mi disse.

Gelai. Voglio dire, davvero? Quella era la nostra stessa madre. Alcuni dei miei primi ricordi sono di Chris che mi fa oscillare per i piedi da bambino. Ama sua moglie e hanno una relazione solida. Lui è mio fratello e io gli voglio bene. Ma quello che ho trovato nella nostra conversazione è stato un doloroso esempio del tipo di atteggiamenti che hanno reso Denise e Suzanne, nonché innumerevoli altre vittime, riluttanti a farsi avanti.

Denise iniziò lentamente il suo processo di guarigione, alla fine si sposò e poi si separò. Ha una figlia al college e un figlio alle superiori. Entrambi vivono con lei, e tutti e tre si esibiscono insieme in chiesa: Denise e sua figlia Cassandra cantano nel coro, mentre suo figlio Colin suona. I suoi figli erano nella stanza mentre raccontava la sua storia. Voleva che fossero lì. «Quello che spero è che le persone escano da questo posto, senza essere imbarazzate. Dovrebbero dirlo a qualcuno non appena succede, in modo da avere immediatamente l'aiuto di cui si ha bisogno», disse Denise. «Sapendo che queste cose accadono, sento di essere stata molto aperta con i miei figli. Così sanno che se dovesse succedere loro qualcosa, possono venire a dirmelo. E io non li giudicherò e, anzi, cercherò di aiutarli. Penso che si debba sapere che ci sono persone là fuori che li aiuteranno e li sosterranno».

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