29 Novembre Nov 2017 1323 29 novembre 2017

Istat: natalità e fecondità in calo nel 2016

Il rapporto pubblicato il 28 novembe 2017 sembra dire che avere pochi figli sia una scelta tutta femminile. Ma è davvero una scelta?

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Istat Natalità 2016 Cause Commento

Qualche settimane fa stavo discutendo con mia madre di figli, prospettive di famiglia et similia. A un certo punto butto lì una frase, per chiudere lì il discorso: «Sulla Terra siamo già 7 miliardi, non serve che decida anche io di fare bambini». Era ovviamente una provocazione (non si mettono più figli al mondo per motivi demografici, è finito il tempo degli otto milioni di baionette), nè lo pensavo veramente (so che, forse, un giorno, verrà voglia anche a me di avere marito e prole, mai dire mai), ma sul momento mi sembrava un buon modo per riassumere la mia posizione. Che è: zero prospettiva di figli da qui a 10 anni. Al momento ne ho 25, e a volte mi sembrano tantissimi, altri (quando sono in buona) pochissimi. Sono sicuramente la cifra giusta per incazzarsi guardando il rapporto dell'Istat 'Natalità e fecondità della popolazione residente' relativo al 2016. Online si trovano 19 pagine di report (neanche tante, se volete leggerle tutte), ma i dati di cui si parla di più sono molti meno: nascite in calo fra gli italiani, matrimoni leggermente in aumento, popolazione che invecchia. Soprattutto, si discute delle presunte cause dietro questo drastico calo di bebè. Riassunte sul sito dell'Istituto così: «Ciò avviene fondamentalmente per due fattori: le donne italiane in età riproduttiva sono sempre meno numerose e mostrano una propensione decrescente ad avere figli». Visto che rientro nella (a quanto sembra esigua) categoria delle 'donne italiane in età riproduttiva', ci terrei a puntualizzare una cosa o due su questa frase.

Innanzittutto, come ha fatto notare Lorella Zanardo su Twitter, far passare come una responsabilità tutta femminile quella che dovrebbe essere una scelta di coppia (il non aver figli) è alquanto fuorviante e scorretto. Poi, parliamo del termine scelto, 'propensione'. Sul sito della Treccani si dà questa definizione: «Tendenza, inclinazione naturale, buona disposizione verso qualche cosa. Anche, atteggiamento benevolo, simpatia verso qualcuno».

BUONA DISPOSIZIONE

Buona disposizione. Tra la popolazione femminile ci sarebbe meno voglia di avere figli. Certo, si tratta anche di questione di volontà, di dare meno retta a quelli che un tempo erano obblighi sociali oggi bollati come sessisti e patriarcali. Ma il 'mostrare una propensione decresente' non è un capriccio, non una decisione da giudicare come un retaggio vetero-femminista di autoderminazione, non si può farla passare come una scelta libera delle coppie. È, il più delle volte, una necessità. Molte giovani donne non sono propense ad accettare come pagamento buoni pasto e buoni lavoro, eppure devono farlo. Altre non sono neanche felici di passare da stage da 400 euro al mese ad altri stage da 400 euro al mese, ma vuoi vedere che passeranno anni (di fertilità) a farlo. Alcune, quelle che a 22 anni sanno già di volerli i figli, non come me, probabilmente non hanno una casa dove farli vivere. E poi, ci sono quelle che dopo la nascita del primo, con gli asili che costano 800 euro al mese (che poi è il prezzo delle case che non si possono permettere quelle altre) ci penseranno su due volte prima di farne altri. Che la situazione sia questa non è un segreto: lo si dice dai tempi del Fertility Day che mancano politiche, vere, concrete, efficaci, a lungo termine a sostegno dei giovani che vogliono avere una famiglia (o che non sono ancora certi di volerla, ma che se avessero qualche possibilità in più di pensare al futuro non sarebbero così restii a) e quindi è ovvio che poi i bambini sono in calo. Non è neanche un segreto, quindi, che chi si occupa di stilare rapporti nazionali sull'argomento dovrebbe prestare un po' più attenzione a come si descrive lo stato delle cose. È vero che in Italia aumenta la popolazione anziana, e che chi è avanti con l'età vede sempre meno da lontano, ma cerchiamo di non obbligare tutti a vivere nella miopia.

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