Scandalo Weinstein

Scandalo Weinstein

6 Novembre Nov 2017 1637 06 novembre 2017

Miriana Trevisan, le attrici italiane difendono Giuseppe Tornatore

Da Chiatti a Gerini, tutte pronte a giurare sulla non colpevolezza del regista. Alimentando un meccanismo pericoloso. Il caso Weinstein non ci è bastato.

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Trevisan

Diciamoci la verità: non ne possiamo più del caso Weinstein e compagnia bella. Un mese di montagne di articoli (compresi i nostri, eh) sulle dichiarazioni di attrici-cantanti-registe-soubrette-modelle, litigi via Twitter tra colpevolisti e innocentisti, giornalisti che non hanno ben chiaro che cosa sia uno stupro e parlano di prostituzione come un disco rotto. Fino alle discussioni dal bar o a cena a casa di amici. E in questi casi sì, ho pensato più di una volta di essere contenta che un tema così delicato e quotidianamente trascurato sia uscito dagli editoriali di nicchia o dai commenti caldi post femminicidi per diventare argomenti di conversazione: la violenza sulle donne, e con questa il maschilismo, e il tanto temuto femminismo. L’importante è che se ne parli.

GIUDICARE, SEMPRE E COMUNQUE

Quello che invece non mi ha reso per niente felice è stato constatare che il caso Weinstein non ci abbia insegnato niente. Ma niente di niente. Eppure di tempo in settimane per elaborare e riflettere sull’argomento ne abbiamo avuto. Però no, a noi italiani stanno più simpatici i carnefici delle vittime. Ci piace stare dalla parte dei più forti, ricchi e famosi. Di quelli che abusano del proprio potere, in fondo è sempre successo no? Ci piace poi dare addosso a chi si racconta debole. Insultarlo, sminuirlo, giudicare i suoi tempi e le sue paure. Quanto ci piace giudicare.
Dopo il gioco al massacro di Asia Argento e le altre, dopo i centinaia di puttana, stronza, venduta, falsa, incapace, attrice fallita su cui non vorrei tornare, un (presunto) caso tutto italiano torna a farci pensare: quello Trevisan-Tornatore.
Miriana Trevisan, ex showgirl de La Ruota della Fortuna ha rivelato a Vanity Fair di aver subito molestie da parte del regista 20 anni fa, durante un incontro che avevano avuto in vista della lavorazione de La leggenda del pianista sull'oceano. Lui l'avrebbe invitata a cena, e al suo rifiuto mentre si allontanava per andare via l'avrebbe sottoposta a palpeggiamenti aggressivi di fronte ai quali, sempre secondo le dichiarazioni di lei, sarebbe scappata. Giuseppe Tornatore ha respinto le accuse, riservandosi di «agire nelle competenti sedi a tutela della mia onorabilità».

DA GERINI A CHIATTI, DIFESA DI MASSA

Il quadro è semplice: di nuovo una donna accusa pubblicamente di molestie un uomo. Lui però non è un uomo qualunque, è un professionista da Oscar, ha lavorato con decine di donne. Colpo di scena: queste donne, quasi in massa, prendono le sue parti.
«Giuseppe Tornatore un molestatore? Ma se è uno dei più grandi gentiluomini con cui abbia mai lavorato. È impensabile che abbia assalito qualcuna», ha chiuso la questione Margherita Buy. «Ho solo ricordi piacevolissimi dell’esperienza con Tornatore che si è comportato come un galantuomo d’altri tempi. È giusto che le violenze sessuali vengano denunciate e punite. Ma non lo è cavalcare l’aria del tempo solo per far parlare di sé», ha commentato Claudia Gerini. Margareth Madè lo ha definito un professionista, un maestro, un grande uomo». Per Laura Chiatti GiuseppeTornatore «è un vero signore e un serio professionista. Con me è stato ineccepibile, chiedendomi di partecipare ad uno dei suoi film migliori, mi ha fatto un grande onore. Non vorrei che esplodesse la moda di denunciare dei professionisti seri solo per giustificare il fallimento della propria carriera». Non ultima a prenderne le difese Emanuela Cavazzini, managing director della società Brand-Cross: «Io a queste accuse di molestie piombate su Giuseppe Tornatore non ci credo proprio per niente. Lo conosco da 20 anni, ho lavorato tanto con lui Giuseppe è un gran signore, persona di grandi valori, umile, intelligente, colto. Non sono la Trevisan, ma lavorandoci a stretto contatto per anni avrei potuto trovarmi in una situazione simile. Invece non mi è mai successo nulla».

NON CI INTERESSA COME È ANDATA

Ci risiamo: si difende il presunto colpevole. E, di nuovo, le donne si scagliano contro le donne. Sottolineamo, presunto. Ma non è questo il punto: non ci interessa se la Trevisan mente o se a mentire è Tornatore, anche perché non lo sapremo mai. Ci interessa però che se una donna accusa un uomo di molestie, prima di metterci nei suoi panni quello che facciamo è dubitare di lei e non di lui, la giudichiamo, la incolpiamo, pensiamo che avesse un tornaconto, pensiamo che sia una prostituta, che abbia inventato tutto. Mentre dovrebbe venirci solo voglia di ascoltarla. E lui? Poverino, era colto, gentile e insospettabile. Come avrebbe potuto! Un po’ come i vicini di casa dell’omicida del femminicidio di turno che «salutava sempre». Il fatto che salutasse sempre ci ha per caso mai dimostrato che non fosse un assassino?

ORA CHI HA VOGLIA DI DENUNCIARE?

Nessuno di noi sa come sono andate le cose. Ma per quale motivo il verdetto popolare – e qui mi riferisco all’opinione pubblica italiana che ha massacrato Asia Argento dando per certa la sua disponibilità sessuale per fare carriera pende sempre a sfavore delle vittime? Perché – tornando a Tornatore – le sue colleghe sono pronte a giurare che lui non avrebbe mai potuto fare una cosa del genere? Perché non tacciono, visto che non erano presenti? Di nuovo, alimentiamo un meccanismo pericolosissimo: assolviamo il (presunto) colpevole e affossiamo la (presunta) vittima. Diamo, per l’ennesima volta, la colpa a lei. Ma la colpa di aver ricevuto una molestia, che diavolo di colpa è?

SE TOCCASSE A NOI

In queste settimane ho pensato spesso ai danni che le reazioni al caso Weinstein hanno potuto fare alle vittime, quelle della vita reale. Che non hanno i riflettori addosso, le spalle grosse, un profilo Twitter con migliaia di follower, né magari un supporto emotivo a cui appoggiarsi. Se parlare, confessare, era già estremamente difficile prima, come possono sentirsi dopo il trattamento che le vittime hanno ricevuto in questo Paese? Pensiamoci, prima di sparare sentenze a destra e a manca. Perché una vittima in una camera d’albergo vale esattamente quanto una vittima al mercato della frutta. Solo, la seconda potrebbe avere ancora più paura. E potremmo essere noi.

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