30 Ottobre Ott 2017 1734 30 ottobre 2017

Kevin Spacey gay: il coming out dopo le accuse di Anthony Rapp

L'attore si giustifica: «Non ricordo le molestie, se fosse vero mi scuso per un comportamento da ubriaco». Ma la dichiarazione 'riparatrice' indigna ancora di più.

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Kevin Spacey

Chi se ne frega se sei gay, Kevin Spacey. Anzi, perché sei venuto a dircelo proprio adesso? Sei uno svergognato. E no, non la penso come il colonnello Fitts di American Beauty, che all'incontro con la coppia dei Jim si rivolge al figlio chiedendosi: «Perché i froci devono sempre sbattertelo in faccia? Come fanno a essere così svergognati?». Svergognato lo sei stato eccome, ma non per aver dichiarato apertamente la tua omosessualità, ponendo fine ai soliti sospetti di una Hollywood che si ciba di gossip ma digiuna di verità. Piuttosto per il tempismo di una dichiarazione che, visto il contesto, risulta come un meschino tentativo di spostare il focus dalle dichiarazioni di chi, dopo oltre 30 anni, ha avuto ben altro coraggio. Quelle di Anthony Rapp, per l'esattezza, 46enne attore statunitense protagonista dell'ultima serie tv Star Trek che, spinto dalle vicende del caso Weinstein, ha deciso di raccontare la propria storia, accusando pubblicamente il Frank Underwood di House of Cards di aggressione sessuale. Un episodio datato 1986, quando Rapp non aveva ancora compiuto 15 anni e il futuro doppio premio Oscar ne aveva poco più di 25.

Anthony Rapp, l'attore della serie tv Star Trek che ha accusato il collega Kevin Spacey di molestie sessuali.

LA SOLITA SCUSA

Le presunte molestie sarebbero avvenute a casa Spacey, dopo una festa data dall'attore. Rimasto da solo in camera del collega più grande a guardare un po' di tv perché annoiato dal party, Rapp sarebbe stato vittima di avances insistenti da parte di Kevin Spacey che, palesemente «ubriaco», gli si gettò sopra con «chiari intenti sessuali». Raccontata la storia a Buzzfeed, con tanto di particolari più o meno confusi («non ricordo quanto tempo mi stette sopra, ma riuscii a divincolarmi e a liberarmi prima di chiudermi in bagno e poi lasciare la casa»), ecco che immediate sono arrivate le scuse di Spacey. «Sincere», dice un inorridito Keyser Söze che tanto ci aveva fatto spellare le mani per l'interpretazione da statuetta nel capolavoro di Bryan Singer, per quanto «onestamente non ricordo l'incontro che sarebbe avvenuto più di 30 anni fa. Ma se mi fossi comportato come ha detto (Rapp, ndr), gli devo le mie più sentite scuse per quello che deve essere stato un comportamento da ubriaco profondamente inappropriato. E mi dispiace per i sentimenti che si è portato dentro per tutti questi anni».

FUORI TEMPO MASSIMO

Troppo tardi Kevin, troppo tardi. Perché se non esiste un tempo per denunciare, così come per fare coming out, il tempo delle scuse esiste eccome. E queste avresti dovute presentarle il giorno dopo, se davvero fossero state sincere e il tuo comportamento riconducibile a un'ubriacatura troppo grossa. Di fatto non ti credo. E la scusa dell'alcol che toglie i freni inibitori raccontala pure a un astemio, non a chi qualche sbronza – anche molesta ma senza superare mai i limiti della decenza, dell'oltraggio e della violenza – se l'è presa. Peggio ancora hai fatto tentando di gettare ombra sull'episodio, perché non credo neppure che questa storia ti abbia «incoraggiato ad affrontare altre cose della mia (sua, ndr) vita», come dici quando introduci il tuo coming out.
«Gay = Gay. Predatore = Predatore», ha scritto a tal proosito su Twitter Rose McGowan, la prima ad accusare Harvey Weinstein. Che poi aggiunge. «Bye bye, Spacey goodbye. È il tuo turno di piangere, ecco perché dobbiamo salutarti. Cari media: rimanete concentrati su Anthony Rapp: siate la voce della vittima, aiutateci a garantire l'equilibrio in campo». E, da Hollywood, a lei fanno eco Cameron Esposito («Giusto per essere fottutamente chiari: essere gay non ha niente a che fare con le molestie ai minori»), Guy Branum («Il modo più raffinato di fare coming out è una cortina fumogena dei pr che distraggono la gente dal fatto che tu abbia provato a molestare un ragazzino») e Billy Eichner, che mostra il proprio disappunto con un semplice: «Quel comunicato di Kevin Spacey. No. Assolutamente no. No».

L'ESAME DI COSCIENZA

No, Kevin, no. Non dovevi farlo. Adesso non ci interessa sapere quanto dichiari: «Come sanno le persone che mi sono più vicine, nella mia vita ho avuto relazioni sia con uomini sia con donne. Per tutta la vita ho avuto incontri romantici con gli uomini e ora ho deciso di vivere la vita come gay. Voglio affrontare tutto questo onestamente e apertamente iniziando a esaminare il mio comportamento». Ecco bravo, inizia a esaminare il tuo comportamento, fallo davvero, non il tuo orientamento sessuale. E se, scavando nella memoria offuscata dall'alcol, ti verranno in mente altri fatti del genere – ci auguriamo di no, più per le eventuali vittime che per te – invece di fare un post su Twitter alza il telefono prima di leggerti nuovamente accusato su qualche giornale. E chiedi scusa, mostrando vergogna. Sarebbe sicuramente ancora troppo tardi, ma almeno saresti più credibile.

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