19 Ottobre Ott 2017 1902 19 ottobre 2017

Free bleeding, che cosa è e perché farne a meno

È la pratica che consiste nel non indossare assorbenti, tamponi o coppette mestruali durante il ciclo. Ha origini nobili, ma sta diventando una moda. Decisamente poco igienica.

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No, care amiche femministe. Questa volta no, non posso stare dalla vostra parte. Perché se mi troverete sempre al vostro fianco a rivendicare un qualsivoglia e sacrosanto diritto delle donne - sia esso negato o soltanto parzialmente riconosciuto -, questa battaglia a colpi di sangue proprio non la condivido. La promozione del free bleeding, intendo, letteralmente ‘sanguinamento libero’, ovvero la pratica che prevede di non usare assorbenti, tamponi o coppette mestruali durante i giorni del ciclo. Se l’intenzione è nobile, e cioè dire addio a ogni tipo di tabù legato alle mestruazioni, di modi per raggiungere il proprio scopo se ne possono trovare altri. Senza spargimenti di sangue.

La moda, perché secondo me di questo si tratta, è tornata in voga dopo il troll di 4chan che nel 2014 rilanciò con ‘Operation free bleeding’ la protesta femminista degli Anni ’70, quando in piena epoca hippie una minoranza iniziò a fare a meno di assorbenti e simili. Ma è dal 2015 che il Free bleeding ha assunto un significato politico, ovvero da quando Kiran Gandhi, musicista e attivista nata a Boston e studentessa ad Harvard, decise di correre la maratona di Londra in pieno ciclo mestruale e senza protezione alcuna: «Ho corso per le mie sorelle che non hanno accesso a tamponi e per le sorelle che, malgrado crampi e dolori, li nascondono e fanno finta che non esistono. Ho corso per dire che il ciclo esiste, e che lo superiamo ogni giorno».

Scopo nobile, decisamente condivisibile sotto ogni aspetto. Sto con te, Kiran, e con tutte quelle donne che vogliono appunto abbattere un tabù. Perché non ci sia più occasione di provare imbarazzo o vergogna per una cosa naturale. Perché si riconosca alle lavoratrici che soffrono di dismenorrea il diritto al congedo mestruale. Perché si abolisca, laddove presente, la cosiddetta tampon tax, ovvero la forte tassazione sugli assorbenti. Per tutte le validissime ragioni che un uomo non capirà mai fino in fondo. Ma non chiedetemi di appoggiare la modalità di una pratica che, al di là dell’estetica, non trovo affatto igienica. Perché non potrei mai sedermi su quella stessa panchina dove ti sei seduta tu, mestruata e sostenitrice del free bleeding. Sarebbe come se io, incontinente, non mi mettessi il pannolone. Stanca dopo una lunga camminata, magari incinta, ti siederesti sull’autobus al posto che non esiterei ad ofrrirti? Non credo, e avresti tutte le ragioni di questo mondo.

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