6 Ottobre Ott 2017 1144 06 ottobre 2017

Pedofilia, educhiamo i minori a riconoscere abusi e violenze

Un istruttore di karate 43enne è stato accusato di atti sessuali con minori e detenzione di materiale pedopornografico. Come fanno certi preti, ha approfittato del suo ruolo. Situazioni che si possono prevenire solo con l'educazione nelle scuole.

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Karate

Un 43enne di Lonato del Garda, istruttore di karate, è stato arrestato con l’accusa di violenza sessuale di gruppo, prostituzione minorile, atti sessuali con minori e detenzione di materiale pedopornografico. Nell’inchiesta, che contempla un periodo di quindici anni, sono coinvolti altri adulti. Le violenze vedrebbero coinvolte alcune allieve dei suoi corsi, dai 12 anni in su.

Non è la prima volta che un allenatore (o un catechista) viene accusato di pedofilia, poiché è proprio un ruolo autorevole che facilita l’abuso in virtù della soggezione che incute nei minori e della fiducia che gli viene riposta dalle vittime e dalle loro famiglie.
Il pedofilo seduce psicologicamente prima che fisicamente, in un lento percorso che parte con la costruzione di una complicità per poi procedere con ricatti e minacce laddove la minore o il minore si rifiutino di continuare a subire.

Per una ragazzina o un ragazzino si tratta di un incubo che si cerca di gestire autonomamente per mesi o anni prima di riuscire a chiedere aiuto. E non sempre ci si riesce. In particolare nell’età della preadolescenza e dell'adolescenza le attenzioni di un uomo adulto tendono a soddisfare il bisogno di sentirsi grandi, al punto che non sempre si è consapevoli di subire violenza. A volte si rimane volontariamente in una relazione sessuale pensando che si tratti di relazione d’amore.

Dovremmo interrogarci su cosa spinge un uomo di 43 anni a sedurre una 14enne, a ‘farla sentire donna’ quando donna non è. A godere sessualmente per il potere che sta esercitando su un corpo e un cervello che non dovrebbero essere lì, con la consapevolezza di violare, di infrangere. Consapevolezza che nelle vittime, in quanto giovanissime, non può esserci. Ma che negli autori adulti c’è.

Ma questo è il Paese in cui ogni volta che a subire violenza è un’adolescente ci si chiede se in qualche modo non ne sia responsabile. In cui le notizie di minori coinvolte in giri di prostituzione ci offrono di loro un’immagine spregiudicata, senza porsi interrogativi su come ci si ritrovi nel giro della prostituzione a 15 anni. Lo abbiamo visto chiaramente nella vicenda dei Parioli, su cui nessuno ha voluto e saputo indagare senza ri-vittimizzare ulteriormente le ragazze.
Mai che ci si interroghi sulla questione maschile, che è il fulcro del discorso. Mai che ci si chieda in un talk show chi sono gli uomini che ogni giorno sulle strade di questo paese cercano ragazzine in prostituzione sempre più giovani.

Oggi penso ai genitori le cui figlie si sono allenate in quella palestra, penso ai genitori di quella ragazza di cui l’allenatore scrive in un post complimentoso su Facebook: «In tanti anni ti ho visto passare da bambina ad adulta». E mi vengono i brividi al pensiero degli interrogativi che piomberanno improvvisamente su tante famiglie.

C’è un modo per accorgersi di quello che sta succedendo? C’è un modo per dare strumenti ai figli per sapersi difendere e, prima ancora, per saper riconoscere situazioni di pericolo, per capire quando la confidenza e gli atteggiamenti amichevoli trascendono in altro? Per capire banalmente quando un massaggio ai polpacci per un crampo diventa altro? Per capire che se il tuo istruttore di karate ti trova bellissima e ti dice «Ti amo», questa non è verità, ma la verità è che ti sta manipolando, utilizzando, ingannando?

L’unico modo è la parola. La pedofilia è un tabù che questo paese non vuole affrontare, le cui cifre fanno rabbrividire tra abusi in casa e fuori casa. Nemmeno Papa Francesco, che si è proposto come rivoluzionario, in tal senso sta facendo di fatto molto di più che invocare per tutti misericordia. Questo è il Paese in cui in un tribunale si può scrivere che una bambina di 11 anni è in ‘relazione amorosa’ con il proprio assistente sociale 60enne che ne abusa (come accaduto in una sentenza del 2014 a Catanzaro), solo per il fatto che i rapporti sessuali non si consumino con la forza bensì con qualcosa che assomiglia alla condiscendenza ma condiscendenza non è.

Questo è il Paese dove si permette ai gruppi cattolici integralisti di opporsi all’educazione di genere nelle scuole quando la scuola è l'unico luogo dove ogni forma di violenza può essere affrontata, riconosciuta, decodificata, se solo lo si vuole. L’unico luogo che può informare sui propri diritti, su come e dove chiedere aiuto anche quando si ha semplicemente bisogno di chiarirsi dei dubbi, quando si è confusi ma non si ha il coraggio di confidarsi con i propri genitori.

Sul profilo Facebook dell’allenatore bresciano qualcuno ha scritto «Sei una merda».
La domanda è: quante sono le merde?
Quanti sono gli uomini che in questo momento stanno abusando di minori e di cui non veniamo a sapere o verremo a sapere solo quando la violenza sarà compiuta?

Di questo dobbiamo discutere, adesso, in ogni famiglia, in ogni scuola, in ogni parrocchia e in ogni palestra.
Di questo chiedo alla Rai, che dovrebbe svolgere appunto servizio pubblico, di discutere nei programmi del mattino, del pomeriggio e della sera. Di quel «Perchè lo fanno?» di cui i criminologi Giulini e Xella parlano nel loro libro Buttiamo la chiave? e che ci dice che l’80 per cento della popolazione carceraria per reati sessuali è composto da stimati padri di famiglia, presidi, sacerdoti e bravi ragazzi che avremmo detto ‘normali’.
Normali e quindi degni della nostra stima e della nostra fiducia.

Ogni volta che incontro degli adolescenti in una scuola mi rendo conto della necessità che hanno di raccontarsi nelle loro aspettative, nei loro desideri d’amore, nelle loro relazioni.
Per questo chiedo alla ministra Fedeli e al mondo della scuola di attivarsi con urgenza affinché l’educazione di genere non rimanga un’espressione astratta in qualche protocollo ma si traduca in azione.

Che sia questa la priorità di questo nuovo anno scolastico, se davvero la felicità dei bambini e delle bambine, dei ragazzi e delle ragazze, ci sta a cuore.

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