3 Ottobre Ott 2017 1900 03 ottobre 2017

Cosa c'entra Hugh Hefner con il femminismo di oggi?

Lo spiega la scrittrice Camille Paglia, partendo dal ruolo delle conigliette di Playboy per poi riflettere su un tema spinoso: il rapporto delle attiviste con il sesso.

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Camille Paglia

Hugh Hefner continua a far parlare di sé. Anzi, la sua vita, le sue idee e le sue creazioni fanno ancora riflettere tutto il mondo femminista: Playboy sì o Playboy no? Le conigliette sono un'immagine sessista? L'attivista e scrittrice Camille Paglia, in un'intervista a The Hollywood Reporter, ha detto la sua. E come sempre ci ha regalato un punto di vista non proprio convenzionale sul tema. Ma non solo. Ha approfittato del dibattito per dare una bacchettata alle femministe della seconda ondata, colpevoli, secondo lei, di essere sessuofobiche, cioè di avere «paura ad affrontare qualsiasi azione o pensiero relativi alla sessualità», secondo la definizione di Wikipedia. Ma andiamo con ordine.

CONIGLIETTE: SESSISTE O INNOCUE?

Per prima cosa è partita dalle conigliette, criticate da sempre perché viste come la testimonianza vivente del sessismo. Tanto che le attiviste, quando aprì Playboy, si scagliarono con violenza (verbale, ovviamente) contro i personaggi di Hugh Hefner. Qualcosa che la scrittrice non riesce proprio a capire: «È vero che si tratta di immagini animali, ma un coniglietto è un giocattolo per bambini, per amore del cielo!». Secondo Camille Paglia, si è trattato di un modo divertente e ironico di combattere il puritanesimo degli Stati Uniti negli Anni '50 e '60: il creatore della rivista ha trasformato una delle tante critiche al sesso libero (il fatto di moltiplicarsi come conigli) in una battuta molto sottile e per certi versi strana, come ha ammesso l'attivista.

HUGH HEFNER ERA UN MISOGINO?

Per seconda cosa, poi, ha chiarito la posizione del creatore di Playboy. Era un misogino? «Assolutamente no! Tutte le celebrazioni del corpo umano, dal punto di vista sessuale, sono positive», ha spiegato Camille Paglia. Un concetto che aveva già espresso negli Anni '90, quando ha detto che Hugh Hefner «ha lanciato una rivoluzione nella coscienza sessuale americana» e che la rivista «è più un apprezzamento del piacere di tutti i tipi». Insomma, sono passati 20 anni (e più), eppure continua a pensarla allo stesso modo, solo che questa volta ha voluto anche commentare in senso più generale anche le reazione delle attiviste contemporanee: «Il femminismo della seconda onda è andato fuori dalle rotaie quando non è stato totalmente in grado di affrontare le immagini erotiche. Che poi è una caratteristica centrale dell'intera storia dell'arte occidentale, fin dai primi nudi greci». Il punto, quindi, è come il messaggio di Playboy e del suo fondatore è stato interpretato nel tempo. «Il sesso non è una tragedia, è una commedia!», ha spiegato Camille Paglia.

CONTRO IL SESSO 'USA E GETTA'

Insomma, deve divertire sia lui, sia lei. E soprattuto non deve diventare qualcosa di ordinario e macchinoso. «Siamo in un periodo di grande confusione sessuale» ha detto la scrittrice. E ha aggiunto: «Le giovani donne non sanno come diventare donne. E il sesso è diventato solo un altro impulso fisico che può essere soddisfatto come mettere le monete in una macchina di Coca-Cola». Una visione piuttosto negativa delle nuove generazioni ma non c'è da temere perché c'è una soluzione: secondo Camille Paglia bisogna tornare alle radici del movimento: «Se il femminismo significa qualcosa, dovrebbe incoraggiare a prendere il controllo di ogni aspetto della loro vita sessuale, compresi i loro impulsi, conflitti e delusioni». E può essere anche un'arma anche contro la discriminazione e il sessismo, basta fare un passo in avanti e prendere un po' consapevolezza in più: «Le donne non sembrano rendersi conto di quanto potere hanno per schiacciare gli uomini! Perché le donne forti li hanno sempre saputi controllare».

FEMMINISMO: L'OPPRESSO E L'OPPRESSORE

Ma secondo Camille Paglia, per fare un salto culturale in avanti, bisogna fare un ragionamento diverso: «Penso che il femminismo è sbagliato quando ritrae gli uomini come 'oppressori'. In realtà stanno sempre lottando per l'identità contro l'enorme potere delle donne». E ha aggiunto: «Continuare a lottare affinché le donne non vengano trattate come oggetti sessuali, come fanno le femministe ideologiche, è molto naif. E mostra una totale incomprensione della storia dell'arte».

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