Mamma, chi me l'ha fatto fare!

26 Settembre Set 2017 1328 26 settembre 2017

WhatsApp: rischi e vantaggi di uscire dalle chat

Troppe conversazioni, centinaia di messaggi e una vita sociale azzerata. A eliminarsi dai gruppi si passa da disadattate ma ci si guadagna in tempo libero e tranquillità. Come ha fatto Stefania, felice di sentirsi incompresa.

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Whatsapp

Quando l'ho sentita scandire più volte, con un nodo alla gola, «scarta la carta», mi sono immedesimata nella sua malinconia senza fondo, facendomi una sonora risata. Parlo della mamma al centro dell'intervista semiseria, rilasciata a Lillo&Greg, nel programma 610 Sei Uno Zero, in onda su RadioDue Rai. Poco più di tre minuti di audio, diventati virali, che condensano la vita sociale delle madri 2.0.

La vita dei genitori d'oggi è dura, durissima... quanto c'è da fare solo su #whatsapp!! 😂 Ascolta "la mamma disperata di 610 - Sei Uno Zero Radio2"

Geplaatst door Radio2 op maandag 25 september 2017

Una vita che prima era scandita da lavoro, aperitivi, uscite notturne, mentre nel post-figli, da festicciole pomeridiane, in cui non ci sono uomini perché i papà lavorano, ma altre poveracce che si sorbiscono nugoli di bambini incoraggiati dall'animatrice di turno a sillabare frasi come, appunto, «scarta la carta» prima dell'apertura dei regali. Un incubo, perché oltretutto ai party formato cucciolo non c'è mai vino, fa caldo e si suda come fosse Ferragosto. In questi casi, con la scusa della sigaretta, anche se non fumo mi accodo alle fumatrici accanite per prendere una boccata d'aria, lasciandomi alle spalle il frastuono.

Ma la mamma che parla con Lillo&Greg, con la voce rotta dal pianto, tocca un altro tasto dolente: le donne con prole non sono per niente isolate. Perché ci sono le chat di WhatsApp a tenerle in contatto con il resto del mondo: gruppi di classe, uno per figlio, nati per le comunicazioni di servizio, tipo «chi avesse la felpa del mio nanerottolo è pregato di restituirla», ma diventati un continuo processo agli insegnanti, alla scuola, ai compiti. E una polemica che dura settimane, se non mesi, su regali alle maestre, costi delle gite, qualità della mensa. E non è tutto. Perché ci sono anche le chat del basket, del nuoto, dell'acquerello, del catechismo. E poi le 'sottochat', in cui mamme alle quali hai dato l'impressione di essere affine, ti inseriscono, senza che tu lo abbia mai chiesto, né tanto meno desiderato. Risultato? Un fiume di messaggi che ti bombarda a qualunque ora del giorno e della notte, facendoti sentire come alla classica riunione di condominio da cui non puoi uscire con il pieno possesso delle facoltà mentali. Se fai notare che l'eccesso di avvisi e opinioni ti rende impossibile seguire le dinamiche del gruppo, ti senti rispondere «silenzia oppure non leggere». Bè, ma se non leggo, cosa ci sto a fare, in una chat?

Morale, due anni fa, non riuscendo a sopportare qualche centinaio di invii al giorno, sono uscita dalla chat della classe di mia figlia: apriti cielo, ho fatto un gesto di rottura plateale, sembravo asociale, disadattata, misogina. Arrivando a scuola, le altre mi guardavano di sottecchi, dandosi di gomito o bisbigliando qualcosa. Ma io non ho fatto un plissé e ho scoperto, fra l'altro, che il ruolo di scorbutica ha anche i suoi perché: nessuno ti ferma, se non per lo stretto necessario, nessuno osa rubarti tempo con telefonate di mezz'ora, nessuno cerca di coinvolgerti in polemiche di vitale importanza tipo «felpa sì o felpa no durante l'intervallo».

Dicevo che, esattamente due anni fa, sembravo fuori dal mondo: la schizzata della situazione, insomma, ero io. Forse però, non avevo tutti i torti, perché con il tempo in tutta Italia si sono moltiplicati gli appelli, anche formali, alla moderazione nell'uso di chat, da parte di insegnanti e di presidi. E dell'argomento si occupano periodicamente anche i giornali. Bè, che dire? Sono avanti, anticipo i trend, e come chi è lungimirante sono incompresa. Ecco, a proposito, peccato che L'incompreso l'abbiano già scritto, altrimenti sarebbe stato il libro della mia vita.

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