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X Factor

15 Settembre Set 2017 1018 15 settembre 2017

X Factor 11: Maionchi incazzata, lacrime e scaramucce nella prima puntata

Lo show batte la musica nell'esordio stagionale del talent su SkyUno. Mara non tradisce e strappa risate e applausi, Levante piange insieme agli altri giudici e Fedez e Manuel Agnelli si beccano già. Un copione già visto.

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Giuria

Si è già visto tutto, adesso possiamo pure smettere di guardarlo. X Factor, intendo, l'edizione numero 11, quella del ritorno di Mara Maionchi, di Fedez e Agnelli che recitano bene la loro parte, di Levante all'esordio. Tutto come da copione. La MaraNazionale - signora Venier, mi scusi, si faccia un attimo da parte - che si incazza, i due galli che si beccano tirando in mezzo la rossa discografica e creando già il gioco delle coppie, il Pezzo di me cantato a cappella. Volevate altro? Sì, le lacrime. Già scese anche quelle: un pianto corale che ha coinvolto tutti i giudici, nessuno escluso, impressionati dal giovanissimo rapper lombardo ‘Mind’ e dalla sua storia. La musica? C'era, qualcuno se n’è pure accorto giurando – o twittando – un livello decisamente superiore alle passate edizioni.
Quello che più contava, però, erano gli eXtra-Factor (peccato esista già il dopo del programma che più o meno si chiama così). Contava sentire un «non sei stonato, sei una pippa» dell’irriverente discografica. Contava la finta/vera/boh rivalità tra il socio di J-Ax e l’ex indipendente già leader degli Afterhours. Contava vedere il tormentone estivo al debutto sul primo canale Sky. Contava lo spettacolo, insomma, e quello c’è stato senza dimenticare i dettagli, i primi piani e una regia che non tradisce mai, già tre volte sul gradino più alto del podio dei premi tivù.

ALLORA FACESSERO I PRETI

Contava tutto questo e XF11 non ha tradito le attese. Perché la 19enne Maria Grazia, che per la grazia di Mara «deve trovare la sua strada», conta meno della prima scaramuccia tra i giudici. Levante ha un debole per le ragazze con la chitarra e vuole che vada avanti, ma la bocciatura della concorrente fa scazzare i giudici. Fedez non le manda a dire né alla 30enne di Caltagirone né a Manuel Agnell e poi si sfoga con la vecchia del gruppo: «Io e te, Mara, la vediamo più in prospettiva, loro sono più mistici», dice mettendo sul piatto d’argento la risposta della collega: «Allora facessero i preti, non i discografici».

La prossima volta che vi inviano un "calendar" per discutere un "brief" in "call" ricordate le parole di Mara Maionchi! #XF11

Geplaatst door X Factor Italia op donderdag 14 september 2017

VOGLIO RINASCERE MARA MAIONCHI

È il suo momento. Non si è lasciata scappare la battuta che ce la fa stare simpatica, ma può fare a di meglio. Lo fa quando arrivano i Noiserz, quattro ragazzi con un «nome del cazzo. Questa cosa inglese comincia a rompermi i coglioni, siamo in Italia e non riusciamo a far niente», attacca Mara prima di ricredersi dopo l’esibizione («siete bravi, che palle»). «Noi dobbiamo prima sopravvivere qui e poi tentare di fare qualcosa all’estero, la globalizzazione ci ha mandato a casa, gli inglesi ci massacrano. Dobbiamo combattere». Presidente della Repubblica. Anzi, presidente di tutto, impazzano i social. Ma anche no. Lasciamole fare il suo lavoro, che quello lo sa fare bene a parte qualche cantonata. Perché se la riforma Maionchi per tutelare la musica italiana dalla globalizzazione è rinchiuderla in un format che più global non ce n'è, mettendo le note in secondo piano ai personaggi che compongono lo spettacolo, allora non sarebbe un gran ministro delle pari opportunità. Di Mara al governo ce ne abbiamo già avuta una - e di lei più che altro ci si ricorda come ministra di Berlusconi -, meglio ricordarsi della Maionchi come una brava produttrice anche di parole giuste al momento giusto («ciccio», «cazzo» e «’sta roba dell’inglese»).

Le parole di Andrea spezzano il cuore. Ci siamo tutti commossi insieme ai giudici! #XF11

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L'EN PLEIN DI LACRIME

Quello di cui c’è bisogno, però, sono le storie, parola di Fedez. E un po’ di dramma non fa mai male in tivù. Quanto basta per riempire di lacrime il tavolo dei giudici: Telemachia di un giovanissimo Andrea Uboldi racconta il difficile e conflittuale rapporto col padre, un uomo cui è rimasta solo la bottiglia. Levante non si trattiene perché è una storia simile alla sua, gli altri sono travolti dalla commozione. Conta questo, meno saper cantare. Magari mi sbaglio, magari era solo l'emozione del palco o magari che ne so, Andrea in arte Mind è troppo giovane per una consacrazione che, se mai arriverà, arriverà più in là. Ma Andrea, per me, non sa cantare. Non dico rappare, che non è il mio genere e non saprei fare da giudice, ma cantare. Però, lavorando tanto - come gli ricorderanno -, come paroliere potrebbe pure scrivere dei bei pezzi se, come sembra, ha tante storie da raccontare.

A OGNUNO LA SUA MUSICA

Restano Cattelan e la musica. Il conduttore di #EPCC è sprecato, e ormai lo sanno anche i muri. La musica, invece, l'ascolterò a parte, separando il tutto dallo show. Ma dicono (sì perché ancora devo ascoltare più che vedere) che Camille faccia venire i brividi e oltre all'X Factor abbia «tutte le lettere dell'alfabeto»; che Samuel spacchi di brutto e la sua voce - finalmente un'eccezione - valga più della sua drammatica storia di africano arrivato con un barcone carico di immigrati; che gli Air Temple siano seri e preparati. Dicono, e io mi fido di chi, di musica, ne capisce più di me. Ma non parlatemi di combattere la globalizzazione della musica a X Factor, altrimenti tenetevi una generazione di Soul System, Giò Sada, Lorenzo Fragola, Michele Bravi, Chiara, Francesca Michielin, Nathalie, Marco Mengoni, Matteo Becucci e gli Aram Quartet. Qualcuno, di sicuro, è pure bravo, e magari tra 20 anni ne sentiremo ancora parlare. Io mi tengo De André, Gaber, Battisti, Gino Paoli, Fiorella Mannoia, i Pooh ecc…

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