15 Settembre Set 2017 1821 15 settembre 2017

Le tre cose che un uomo guarda in un donna. Cronaca di un sondaggio

Capire il sesso maschile: quando ci siamo stancate di dare retta a studi fumosi e misteriosi, abbiamo iniziato a interpellare i presenti in redazione. Le risposte alla domanda delle domande.

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Sondaggio

Non serve girare troppe homepage e leggere troppi articoli per accorgersi che «uno studio ha dimostrato che» ha scavalcato il «c’era una volta» nella classifica degli incipit inflazionati. È una formula comoda ed elegante per mettere le mani avanti e tirare dalla propria il nume tutelare della scienza. Parafrasando, vuol dire questo: «Vi sto per spiegare qualcosa su cui qualcuno ha fatto una ricerca. Non vi dirò chi e come, non vi linkerò riferimenti a pubblicazioni scientifiche, ma voi fidatevi di me e prendete tutto per vero e interessante». Nei migliori dei casi la mancanza di indicazioni precise è solo sinonimo di pigrizia. Nei peggiori, c’è di mezzo la cattiva fede e altre cose così.
Visto il trend, quando in redazione iniziamo a farci domande sulle differenze tra uomini e donne, niente di complesso, le basi, ché ancora quelle non sono chiare, le risposte proviamo a darcele da soli. Un sondaggio piccolo è pur sempre più credibile di un sondaggio inventato. Sacrifichiamo la validità statistica per il colore della verità.

Questa volta è stato il turno del classico “le prime tre cose su cui cade l’occhio maschile”. Una di quelle domande che fa sentire tutti a disagio perché ha il marchio della generalizzazione cucito addosso. Chi chiede crede di sapere già cosa sentirà, chi parla vuole evitare la figura del superficiale. Avendo deciso di mettere su un piano fisico, comunque, non c’era molto margine di abbellimento. Nessuno avrebbe dovuto sentirsi in colpa, non volevamo la poesia, cercavamo la prosa. Certo, qualcuno ha sollevato qualche obiezione metodologica: domanda troppo vasta, è da contestualizzare, è un quesito sessista, rispondo così perché non posso far riferimento al carattere. I più onesti, ma sono stati pochi, volevano sapere se l’immaginaria donna incontrata per strada la vedevano prima da dietro o da davanti. Ritrosie sentite o simulate.
Prima scoperta della giornata, quindi: l’onestà maschile è inibita dal giudizio femminile. Con più o meno imbarazzo, alla fine, hanno risposto tutti. Chi subito, chi ci ha pensato un attimo, chi ha scritto le sue opzioni su un foglio nascondendole meticolosamente con l’altra mano. Non sono mancate le orecchie rosse dall'imbarazzo.

LA TERMINOLOGIA

Le parole sono importanti, ci hanno insegnato al cinema. Figuriamoci in una redazione, dove si usano per lavorare. Non può quindi mancare una riflessione sul linguaggio usato. I più diretti non hanno lesinato termini come 'tette' e 'culo'. I moderati hanno optato per 'sedere' e 'seno'. I gentili hanno scelto 'fondoschiena'. A un certo punto è spuntato anche un 'lato b'. Romantico démodé. Abbiamo convenuto fosse la prima volta che usava quell'espressione.

I RISULTATI

Se il primo posto è abbastanza scontato, il secondo gradino è una gradita sorpresa: gli occhi sono tra le parti preferite degli uomini presenti. Molti, un po' piccati, hanno fatto notare che fosse una risposta scontata. Quando si rivolgono a una donna il primo contatto passa dal viso, che infatti è a parimerito con lo sguardo. Qualcuno ha celebrato la ricerca di armonia: è importante un senso generale di 'bello'. Altri hanno detto che se il volto non è di loro gradimento non si spingono oltre.
Subito dopo un grande classico, il seno, che comunque ha la parte del protagonista mancato. E, infatti, se un tempo le donne erano insicure sul loro reggiseno a calma piatta, ora sento meno amiche lamentarsene. Ora soffre chi ne ha troppe, come dimostra il caso Ratajkowski. Ma dicevamo, un vincitore annunciato: il sedere. O culo, come mi ha chiesto di scrivere qualcuno: «si chiama culo». Ne prendiamo pacificamente atto.
Menzione speciale, rispettivamente, per classe, sensualità e scarsa credibilità: gambe, spalle e denti, nominate da pochissimi fuori dal coro. E, alla fine, un solitario matematico: la circonferenza delle caviglie.

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