15 Settembre Set 2017 1052 15 settembre 2017

Dote Sport, la Regione Lombardia (leghista) inciampa ancora sul sessismo

Su Trenord sono apparsi dei cartelli ultra stereotipati: un bambino che fa i muscoli e la scritta «Ti aiutiamo a far crescere lo sportivo che è in lui». Una grave mancanza di responsabilità delle istituzioni.

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Dote Sport Regione Lombardia

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Lo sport è cosa da maschi. Non c’è nemmeno da discutere su quanto questo concetto sia discriminante e penalizzante per le più piccole: la nostra società continua a mandare loro questo messaggio. Spesso è questione di una cultura popolare sessista, ma la cosa si fa ancora più grave quando sono le stesse istituzioni a creare o portare avanti le disuguaglianze. Istituzioni che, al contrario, dovrebbero avere un serio senso di responsabilità in ciò che comunicano a cittadine e cittadini. E la Lega Nord, in questo, è maestra. È talmente abile che in Lombardia per promuovere la Dote Sport 2017, un contributo finanziario pensato per garantire l'attività fisica a chi vive in condizioni economiche sfavorevoli, usa l’immagine di un piccolo uomo che fa i muscoli. Sotto una scritta che conferma il pregiudizio maschilista: «Ti aiutiamo a far crescere lo sportivo che è in lui». Dal sottotitolo, però, si evince che la sovvenzione spetti a chiunque tra i 6 e i 17 anni: «Pe le famiglie che intendono far praticare lo sport ai propri figli». Però, naturalmente, è implicito che solo i genitori di bambini faranno domanda, vero? Pretendere che si usi il doppio e più rispettoso plurale femminile e maschile («figlie e figli») è forse troppo per la Regione in questione, ma quel «lui» associato all’immagine stereotipata dell’ometto col muscolo è davvero inammissibile.

È una settimana di polemiche per la Lega. Dopo il caso di Pontida, dove il Comune ha imposto che solo madri di un certo tipo possono accedere ai parcheggi per donne incinte, ora parliamo di bambini. Già, ‘bambini’, solo al maschile. Perché di bambine femmine sui cartelloni che la Regione Lombardia ha appeso sui treni non c’è traccia. Ancora non ci sono polemiche: evidentemente sembra normale che un’istituzione pubblica mandi messaggi così diseducativi e deleteri alla parità di genere. In fondo che c’è di male se una bimba che sale sul treno vede un’immagine del genere e si mette in testa di non poter diventare una sportiva perché vive in una società dove è percepito normale solo per i maschi?

Salire sui treni lombardi può essere un vero calvario. Si notano avvisi di ogni genere. Dalle promozioni per le corse concesse alla Formula 1 alle iniziative politiche di stampo leghista. Come nel caso della propaganda sul referendum per l’autonomia che fa da biglietto da visita a chi arriva nella Regione, sfoggiando il grande spirito di accoglienza e unità padano. Figuriamoci se pensano di includere le diversità. Siano queste etniche o sfidanti i ruoli di genere a cui sono tanto affezionati: la bambina fa la signorina con le bambole e la cucinetta e il bambino lo sportivo con pallone e macchinine. Ora, per sistemare questa situazione, ci aspettiamo che in treno vengano appesi cartelli con la corrispondenza al femminile, con tanto di bimba col muscolo teso e ‘lei’ nel titolo. Altrimenti, per farla semplice, sarebbe opportuno ragionare in modo paritario e semplicemente parlare di figlie e figli, rappresentando entrambi i sessi.

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