Sessismo

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10 Settembre Set 2017 0900 10 settembre 2017

Miss Italia nel 2017: resta qualcosa da dire?

Da 71 anni promuove un'immagine di donna imbarazzante e senza argomenti. Che per ottenere la fascia deve sculettare prima, mettersi ai fornelli poi. Non è ora di dire basta?

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In un mondo in cui le americane marciano in piazza contro Trump per i propri diritti, e le tunisine organizzano festival femministi internazionali, a noi va bene Miss Italia: irriducibile concorso nato dopo la seconda guerra mondiale, nel 1946, 71 anni dopo, esiste e resiste ancora. Basterebbe sapere questo per capire quanto in Italia ci sia una concezione della donna antichissima e retrograda, uguale a se stessa dopo più di mezzo secolo. Ma vedere la finale ha confermato il fortissimo sospetto.
Iniziamo dalla fine. Tra le 30 bellissime donne che durante una puntata di ben cinque ore – alzi la mano chi è riuscito a stare sveglio fino alla fatidica incororazione – si sono contese il titolo di reginetta, ha avuto la meglio la bionda 21enne Alice Rachele Arlanch, studentessa di Giurisprudenza di Vallarsa, paesino in provincia di Trento di 14 anime, che sul podio ha battuto la bellunese Laura Codén.
Nulla contro le ragazze, che non discuto perché di loro si è visto poco più che l’involucro, ma (nulla di nuovo) lo show è stato strapieno di momenti di imbarazzo profondi. Per le troppe battute tutt’altro che simpatiche del padrone di casa Francesco Facchinetti, per l’inutilità e lo scarsissimo umorismo della giuria, e soprattutto per quello che hanno dovuto, e voluto, sopportare queste 30 aspiranti miss.
A essere onesti, infatti, trattatasi di un corcorso di colpa: c’è quella di chi continua a pensare, 71 anni dopo, a un format così vecchio, che sceglie di promuovere un’immagine di donna banale e senza argomenti (qui la nostra intervista a Patrizia Mirigliani). Quella secondaria, però, è delle ragazze che si strapperebbero i capelli pur di partecipare a una gara che le fa apparire come corpi senza cervello (sottolineo, apparire). Perché negarlo è difficile: le miss vengono trattate come ebeti che è già un miracolo se fanno una mezza battuta che va oltre la frase di cinque parole imparata a memoria, che le uniche volte che aprono bocca citano motti o frasi sulla vita di una banalità da far venire il latte alle ginocchia, che non si differenziano l’una dall’altra se non per il colore dei capelli e il numero tondo che hanno attaccato al costume. Perché, dovremmo chiederci, abbiamo bisogno ancora di tutto questo?

Poniamo pure che questo concorso anche nel 2017 s’abbia da fare, la domanda è: perché c’è bisogno di una puntata di cinque ore in cui le ragazze devono dimostrare di essere le più belle d’italia (sorvoliamo sull’aspirazione discutibile) facendo finta di saper fare qualcosa? Perché devono convincere il pubblico e la giuria sculettando in costume con in sottofondo musica da discoteca, poi vestendosi da spose in abito bianco, e provando a cucinare una frittata? Non sarebbe meglio allora fare un concorso online in cui si sceglie la più bella in foto, lasciando stare prove patetiche che non c’azzeccano con la bellezza?
Sì, perché la super novità di questa edizione è stato un bello schiaffo al maschilismo: portiamo le miss ai fornelli, giusto per modernizzare un po’ un format così smart che esalta l’indipendenza femminile. Francesco Facchinetti, prima di presentare la prova, ha cercato goffamente di prevenire le critiche dicendo che la scelta era stata fatta per un motivo innocente: ormai le donne non stanno più in cucina, gli chef sono quasi tutti uomini (dopo secoli, sacrilegio, eh!). «Io amo farmi cucinare da una donna. Mi ricorda la mia mamma e la mia nonna», ha rincarato la dose tra l’imbarazzo.
In tutto questo non poteva mancare l’enfatizzazione esasperata del sogno infranto delle povere ragazze eliminate nel corso della puntata: quest’anno c’era pure una delusion room dove le aspiranti reginette venivano spedite una a una dopo la fatidica frase «per te Miss Italia finisce qui» e venivano intervistate da Roberta Lanfranchi, rispuntata in tivù per la triste occasione. «La prima chiamata a chi la farai? Cosa ti farebbe tornare il sorriso in questo momento difficile?». Chiedeva lei alle deluse, che rispondevano commosse con frasi come: «Salutare i miei genitori». Imbarazzo ancora.
Poi ci sono state le altre prove con i giurati, Garko, De Sica e Frassica: recita una frase nel tuo dialetto, dimmi come conquisteresti un uomo, racconta una barzelletta… Imbarazzo. Per non parlare dei loro ‘sogni’: «Mi piacerebbe fare qualcosa nel mondo dello spettacolo»: ma che sogno è «fare qualcosa»? Vuoi recitare, presentare, ballare? Negli ultimi anni si è visto, per fortuna la coroncina di diamanti non basta a far carriera. L’unica che ci ricordiamo è Miriam Leone, una con la testa, sbocciata dopo aver studiato parecchio. Cos’abbiano fatto le altre resta un mistero.
Per farla breve, sarebbe molto bello se il prossimo anno non si facesse Miss Italia non per questioni organizzative o televisive, ma perché nessuna ragazza aspira a diventare Miss Italia. Se nessuna volesse salire su un palco davanti a milioni di spettatori e apparire come la scema che sicuramente non è. Una ribellione di massa sarebbe sì un sogno. Ma finché ci prestiamo a tutto non diamo la colpa agli uomini.

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