31 Agosto Ago 2017 1623 31 agosto 2017

Vietato bocciare gli alunni, non i maestri

La riforma della Buona scuola impone l'unanimità per respingere gli studenti di elementari e medie. Chi rischia, invece, sono gli insegnanti, sottoposti a test di valutazione. Il parere di Stefania Romani.

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Scuola

Da amante di mostre, restauri e musei ad appassionata di Spongebob, dei Griffin, del wrestling. Succede, quando si hanno dei figli. E lo sa bene Stefania Romani: negli anni ha imparato a divertirsi e a guardare il mondo con un pizzico di ironia. La stessa con cui affronterà nella rubrica Mamma, chi me l'ha fatto fare! temi come la scuola, l'educazione, le difficoltà dell'essere genitore.

È vero che avere due figli fra i piedi per tutto luglio e agosto non è semplice. Ma l'idea del ritorno fra i banchi un po' mi intristisce: dobbiamo riprendere tutti con giornate scandite in maniera molto serrata. E a me, cuore di mamma, dispiace l'idea che i cuccioli siano fuori casa per otto ore al giorno. Comunque, che mi piaccia o meno, la scuola sta per ripartire. Con alcune novità, introdotte dalla legge 107, quella della Buona scuola, firmata Renzi-Giannini, che per la Primaria e la Secondaria, cioè per le vecchie elementari e medie, rende più difficile la bocciatura.

Ma andiamo con ordine, perché questo non è l'unico cambiamento. Partiamo dalle prove Invalsi, elaborate dall'Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione: sono test scritti, uguali in tutto il Paese, che servono a valutare il livello raggiunto dagli studenti in italiano e matematica, per avere un quadro generale di quanto e dove funzioni la scuola. Le prove sono anonime, quindi, in soldoni, prendono le misure non ai ragazzi, ma al lavoro fatto dagli istituti e dagli insegnanti. Che talvolta, le boicottano, o le fanno sabotare ai loro alunni, perché inorridiscono alla prospettiva di essere messi 'sotto esame'. Del resto, in Italia, quando uno ha raggiunto il contratto a tempo indeterminato si sente intoccabile, quindi vive come un affronto, uno smacco, l'eventualità di sentirsi sottoposto a un controllo. Capirai, la lesa maestà...
Bene, con la 107 rimangono i test di italiano e matematica in seconda e quinta elementare, ma qui, a conclusione del ciclo, i bambini si cimenteranno anche con l'inglese. E, francamente, non mi sembra una tragedia.

Mi ricordo che i miei figli hanno affrontato le Invalsi della Primaria con uno spirito diverso: lui era emozionato e precisava: «Ci tengo a fare bene, perché il mio maestro lo merita». Lei, invece, in seconda ha scrollato le spalle, dicendo: «Non mi interessa, non è un voto: come va va, visto che è un problema non mio ma della mia maestra». E alle medie? Finora questi test venivano svolti in concomitanza con l'esame di terza media, incidendo sul voto finale del ragazzo. Da ora non sarà così: dovranno essere calendarizzate entro aprile e saranno un requisito per l'ammissione all'esame finale. Personalmente lo trovo giusto, proprio perché le prove devono servire per fare il punto sullo stato di salute della scuola in tutto il Paese.

Veniamo adesso al punto dolente, la bocciatura. Alle elementari, di fatto, non si boccia quasi più da decenni, perché gli insegnanti, anche nei casi più eclatanti, devono produrre talmente tanta documentazione per 'giustificarsi' che alla fine, per evitare i ricorsi, preferiscono desistere. In teoria non è nemmeno sbagliato che i ragazzini vadano tutti avanti: ci dovrebbero però essere gli strumenti per 'accompagnare' nel percorso scolastico anche i bambini che hanno problemi, ad esempio, con insegnanti di sostegno e programmi mirati. E dico in teoria perché spesso, purtroppo, mancano le risorse e ognuno si arrangia come può. Con la Buona scuola e il decreto 62 dello scorso aprile, in presenza di una promozione 'facilitata', gli istituti si devono accollare strategie per migliorare i livelli di apprendimento: non mi sembra male, perché risponde a un pensiero inclusivo, anche se non sono sicura che funzioni sul piano pratico.

A questo punto ho però un dubbio: per fermare un alunno serve il voto all'unanimità: quindi, se anche un solo insegnante si oppone alla bocciatura, scatta la promozione d'ufficio. È un po' come se uno decidesse per tutti, con il retrogusto della forzatura... Ma voglio essere ottimista, anche sulla base della mia esperienza. I miei figli sono sempre stati molto protettivi con i compagni che hanno difficoltà, anzi, mi raccontano con una punta d'orgoglio i progressi fatti dagli amici che hanno imparato a leggere più tardi di loro, o che hanno fatto anni di logopedia. E si scagliano come belve contro le mamme che hanno da ridire sui ragazzi che rallentano la classe.

E le novità introdotte alle medie? Anche qui sarà più difficile respingere no studente: il consiglio di classe lo potrà fare, in caso di infrazioni disciplinari gravi o di «mancata acquisizione dei livelli di apprendimento in una o più discipline», solo con motivazioni adeguate. Giuro che quando ho letto di questo cambiamento, mi è venuto un sogghigno: forse mi piace l'idea che gli insegnanti debbano argomentare per iscritto le loro scelte? Forse. O forse condivido la prospettiva che anche questa categoria, come altre, debba rispondere di quello che fa. Ma a parte queste due perle di malignità, trovo positivo che una restrizione di questo tipo presupponga il confronto. Che fa sempre bene, in tutti gli ambiti.
Ultima nota sugli esami di terza media, in cui il presidente interno sostituirà quello esterno. Ma scusa, se è tutto fatto in casa, che esame è?

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