29 Agosto Ago 2017 1701 29 agosto 2017

Levatele i social

Giorgia Meloni condanna a mezzo social i magrebini ricercati per gli stupri di Rimini, chiamandoli «vermi». Così, tra Facebook e Twitter, è passata dalle gaffe a post pericolosamente populisti.

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Esisteva un tempo la destra che si vantava di essere garantista. Finché non sono arrivati social media e immigrati. Da quel momento, decretare una condanna a mezzo Facebook sembra essere diventato un bisogno irreprimibile. Chiedete a Giorgia Meloni, ad esempio, che sul social di Mark Zuckerberg ha già deciso che i magrebini ricercati per gli stupri di Rimini sono inconfutabilmente colpevoli. Anzi, «vermi» magrebini. E, visto che nel post la signora Meloni se la prende tanto con il multiculturalismo quanto con l'immancabile Laura Boldrini (che pazienza, Presidente!), non possiamo fare a meno di chiederci se quel «vermi» sia stato scritto pensando al reato (appellativo che si meriterebbe qualsiasi stupratore) o alla nazionalità dei ricercati. Il fatto che venga specificata, ci fa propendere per la seconda ipotesi. Nel qual caso, il post di Giorgia Meloni si qualificherebbe come disgustosamente razzista. Una bella evoluzione, rispetto alle gaffe social a cui ci aveva abituata negli anni scorsi. Numerose cadute di stile che hanno fatto sogghignare in molti. Noi ne abbiamo selezionate 5: se si tratti, di volta in volta, di gaffe o post completamente campati per aria ma politicamente (e populisticamente) furbissimi, lo lasciamo decidere a voi.

SPARARE ALTO
Cominciamo dalla sparata sul cosiddetto Air Chigi One, l'Airbus nuovo di zecca della Presidenza del Consiglio. In tanti notano che la bandiera italiana sulla fusoliera del velivolo appare rovesciata: rosso, bianco e verde invece che verde, bianco e rosso. Giorgia Meloni decide però di farne un caso nazionale per aizzare i suoi patriottici supporter: «Si poteva mettere almeno il tricolore nel verso giusto», twitta indignata. Salvo poi scoprire che si tratta in realtà di una convenzione aeronautica adottata in tutto il mondo. Lesta lesta Meloni cancella il tweet, ma ormai è tardi: il popolo del web ha screenshottato. A imperitura memoria.

INDOVINA CHI C'È NEL PRESEPE
Natale 2015. Tra regali e cenoni, il pensiero degli italiani cade sempre lì: sui marò. «Ridateci i marò», gridano gli italiani, che presi dal più acceso patriottismo si dimenticano di come, in realtà, Massimiliano Latorre si trovi già sul sacro suolo italico. Poco importa. Giorgia Meloni si costerna, si indigna ed elabora un formidabile coup de théâtre: piazzare nel presepe di casa le statuine dei due marò. La risposta del web? Una grande, gigantesca, colossale risata. E un po' di timore per le altre statuine del presepe: «Io per sicurezza allontano i pescatori dal laghetto», dice qualcuno.

MI HAN DATO ALLA MELONI E IO NON CI STO PIÙ
I cani non hanno portato bene a Berlusconi e Monti, sarà per questo che Giorgia Meloni, nell'ottobre 2015, decide di puntare su un gatto? Lo coccola, lo accarezza, chiede ai suoi seguaci di aiutarla nella scelta del nome. I suggerimenti si sprecano: Benito, Pound, Marò. Ma alla fine la spunta Martino. Che, però, tra le mani di Giorgia non sembra trovarsi poi così a suo agio. Anzi, diciamola tutta: sul suo volto è dipinta un'espressione di attonito terrore.

LUMINARIE ISLAMISTE
Anche stavolta siamo a Natale, ma l'anno è il 2014. Giorgia Meloni si fa una passeggiata per via del Corso, a Roma, quando l'occhio le cade su una serie di segni bianchi indecifrabili su campo verde. Vuoi vedere che quell'anti-italiano di Ignazio Marino ha voluto riempire la città di luminarie islamiste? Il post su Facebook è presto fatto. Commento a corredo dello scatto, un amareggiato «Roma: magica atmosfera natalizia a via del Corso...». Peccato che si tratti della bandiera dell'Arabia Saudita e sia solo una tra tante. A sinistra, infatti, si intravede la luminaria della bandiera argentina: che anche le pampas siano covo di integralisti islamici?

IL TROPPO STROPPIA
La povera Bedori è stata massacrata per il suo aspetto fisico. Retrospettivamente, quindi, non c'è da stupirsi che Giorgia Meloni avesse sentito il bisogno di photoshoppare a manetta i suoi manifesti elettorali del 2014. Normalmente non dovrebbe essercene bisogno, ma purtroppo l'aspetto fisico conta. Solo che Meloni, pur non avendone bisogno, non vuole rischiare. Il grafico, evidentemente sotto pressione, si lascia scappare la mano. Il risultato è una Giorgia pallidissima e piallatissima. La voce del web è unanime: «Eh, ma che esagerata».

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