Elezioni 2018

Elezioni 2018

22 Aprile Apr 2018 0702 22 aprile 2018

Non ci sono donne tra i candidati Presidenti alle elezioni regionali in Molise

L'assenza femminile è un caso isolato o è parte di un problema strutturale, ovvero del maschilismo in politica?

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Elezioni Molise 2018 Candidati Donne

Archiviate (si fa per dire) le elezioni politiche del 4 marzo 2018, i partiti sono concentrati su altre sfide come le regionali in Molise ( il 22 aprile) e in Friuli Venezia Giulia (il 29 aprile). Il primo scontro è al Sud: centrodestra (Donato Toma) contro centrosinistra (Carlo Veneziale) contro Movimento 5 Stelle (Andrea Greco) contro Casapound (Agostino Di Giacomo). Quattro coalizioni con quattro candidati alla presidenza della regione Molise, tutti uomini. Il fatto che non ci sia nemmeno una donna fa riflettere, specialmente dopo tutto quello che è successo dal 5 marzo in poi. Lasciamo da parte l'analisi a livello micro, quella che riguarda esclusivamente i giochi di potere territoriali all'interno e all'esterno dei partiti che si sfidano e proviamo a capire come questa sfida tutta al maschile sia una tendenza che si sta consolidando a livello macro.

I LEADER O LE LEADER?

Facciamo un salto indietro alla campagna elettorale pre 4 marzo. Delle varie forze politiche che sono entrate in Parlamento, soltanto tre avevano una donna come leader, ovvero +Europa di Emma Bonino, Civica Popolare di Beatrice Lorenzin e Fratelli d'Italia di Giorgia Meloni. Tutte, però, facevano parte di due coalizioni che avevano scelto un leader politico maschio. Nel caso del centrosinistra, era Matteo Renzi del Pd; nel caso del centrodestra, invece, Matteo Salvini o Silvio Berlusconi. Va fatta una precisazione: il leader di coalizione non è il candidato premier (con le elezioni politiche votiamo il Parlamento, non il Governo che invece viene nominato dal Presidente della Repubblica) ma è comunque una indicazione delle segreterie di partito o dei vertici della lista. E nel caso di Bonino, Lorenzin e Meloni, le indicazioni sono state piuttosto chiare: meglio un uomo.

LE LISTE E L' 'EFFETTO FLIPPER'

Quello che è successono con i leader, è successo anche con i candidati e le candidate, sia nei collegi uninominali, sia nei listini bloccati plurinominali. Aver candidato le donne in più collegi ha innescato quello che è stato chiamato 'effetto flipper'. In pratica, per scongiurare la mancata elezione di qualche nome piuttosto grosso, questo viene candidato capolista in uno o più listini. Ne consegue che, quando la prima della lista viene eletta in un listino, in tutti gli altri passa avanti il secondo. E, dunque, se in cima alla lista c'è una donna, il secondo sarà sempre un uomo. Motivo per cui, nonostante la legge elettorale parli di sostanziale uguaglianza tra uomini e donne, in Parlamento siamo molto distanti dal 50 e 50.

#TOWANDADEM

Per tutti questi motivi è nato il documento delle 400 militanti del Pd (arrivate a mille il 19 aprile 2018), ribattezzato #TowandaDem, contro il maschilismo in politica e, in particolare, all'interno del loro partito. Un attacco al gruppo dirigente, difeso soltanto tramite una nota scritta da dieci colleghe riconducibili alla corrente renziana, guidato da Francesca Puglisi ma, allo stesso tempo, anche un modo per riflettere sul questa tendenza anche durante l'Assemblea Pd, inizialmente prevista per il 21 aprile e che, per il momento, è stata rinviata senza una data precisa.

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