Elezioni 2018

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18 Aprile Apr 2018 1323 18 aprile 2018

Incarico esplorativo a Elisabetta Casellati: luci e ombre sulla presidente del Senato

È la prima donna presidente del Senato, ma ha difeso Berlusconi sul caso Ruby ed è contraria alle declinazioni al femminile. Conosciamola meglio.

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Maria Elisabetta Alberti Casellati

Era veneta la prima ministra in Italia, Tina Anselmi. E veneta è Maria Elisabetta Alberti Casellati, prima donna a presiedere il Senato della Repubblica italiana. Ma non è tutto: il presidente Mattarella nella mattina del 18 aprile le ha affidato «il compito di verificare l'esistenza di una maggioranza parlamentare fra i partiti della coalizione del centrodestra e il M5s e di un'indicazione condivisa per il conferimento dell'incarico del presidente del Consiglio per costituire il governo». Al quale ha risposto: «Assumo questo incarico con lo stesso spirito di servizio con cui ho assunto quello di presidente del Senato».
Casellati è senz'altro una figura che divide: amata dalla destra, mal sopportata dalle femministe che non riescono a vederla un personaggio rivoluzionario - nonostante il primato di Palazzo Madama - essendo una berlusconiana della prima ora. Anche noi qualche settimana fa avevamo espresso parecchi dubbi sulla fanntomatica rivoluzione in rosa di Forza Italia che tanto veniva sbandierata sui giornali dopo le nomine.

IL BERLUSCONISMO

Nata il 12 agosto 1946 a Rovigo, avvocata, in Parlamento dal 1994, in passato è stata membro del Consiglio Nazionale della Magistratura e titolare di vari sottosegretariati. Casellati è una forzista di ferro: «Sono berlusconiana e lo dico con orgoglio», ha detto intervistata da Bruno Vespa a Porta a Porta. Per lei Silvio Berlusconi, anche dopo la sentenza in Cassazione sul caso Ruby, era innocente «e gli italiani lo sanno», disse. Oltre ad aver spiegato, come ricorda Il Fatto Quotidiano, che credeva al fatto che Ruby fosse la nipote maggiorenne di Mubarak. Non un grande esempio di paladina delle donne.

L'INCARICO ALLA FIGLIA

Un'altra storia di cui si è parlato molto dopo il suo incarico alla presidente del Senato non ha aiutato a fare luce sul suo nome: nel 2005, quando Casellati era sottosegretaria del ministero della Salute guidato da Girolamo Sirchia, la figlia Ludovica fu assunta proprio come capo della sua segreteria e iniziò a lavorare al ministero nei primi mesi dello stesso anno per rimanere in carica fino a gennaio 2006. Lei, intervistata dal Corriere del Veneto si difese così: «Ci ho messo dieci anni perché non mi chiamassero figlia di e adesso non vorrei passare per quella aiutata da mammina». L'incarico, però, c'era. E proprio dove lavorava mammina.

CONTRO LA GRAMMATICA DI GENERE

Passiamo alla questione grammaticale femminile. Cosa ne pensa Elisabetta Casellati? Partiamo dal presupposto che le sue idee sono ben diverse da quelle di Laura Boldrini, che ha lasciato la presidenza della Camera dopo una lunga battaglia contro la parità dei sessi e il contrasto della violenza sulle donne. Anche tramite il vocabolario. Ma Casellati non è dello stesso avviso.
Mentre in un'intervista di qualche settimana fa aveva specificato di voler essere chiamata presidente e non presidentessa (e non c'era niente di strano, Boldrini faceva lo stesso: chiedeva solo di coniugare l'articolo femminile), intervistata a Porta a Porta ha chiarito la sua posizione, che invece è in chiara antitesi rispetto a quella dell'ex presidente della Camera. «Lei ha chiesto di essere chiamata il presidente», le viene chiesto da Vespa, e lei annuisce: «Non c'è bisogno di mettere un articolo femminile o usare vocabolari anche cacofonici come 'ministra' per affermare una parità. Mi sembrano battaglie comuniste ormai superate dai tempi».

MA A FIANCO DELLE DONNE

Al di là della questione puramente grammaticale, quanto e cosa ha intenzione di fare Casellati per sostenere le donne? Per ora quella femminile non sembra una delle sue priorità anche se a parole, durante un incontro istituzionale sulla violenza di genere che si è tenuto a metà aprile alla Biblioteca nazionale di Roma, ha parlato di femminicidio e sostegno alle vittime sottolineando che «in questo tipo di delitti non si può parlare di assassini per amore. L'amore non c'entra, l'amore non uccide mai. È un messaggio fuorviante». La presidente del Senato (sì, noi la chiamiamo lo stesso così) ha spiegato di ritenere fondamentale «il ruolo del terzo settore per sostenere e aiutare le vittime di violenza nella fase immediatamente successiva a quella della denuncia» perché «la presenza sempre più diffusa di strutture specializzate nell'assistenza eviterà a queste donne, già in forte difficoltà, di dover subire un ulteriore odioso ricatto: se mi denunci, ti sbatto fuori di casa, ti rovino economicamente perché magari non sei autosufficiente». Poi ha chiesto di garantire alle donne processi rapidi.

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