Elezioni 2018

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11 Aprile Apr 2018 1548 11 aprile 2018

Puglisi guida la carica di 400 donne contro gli uomini del Pd

Le quote rosa saltate per l'effetto flipper; un gruppo dirigente tutto al maschile. E scatta la rivolta.

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Pd Puglisi 400 Donne

Le donne del Partito Democratico dicono basta. E passano all'attacco del gruppo dirigente, composto da soli uomini. A guidare la battaglia delle 400 firmatarie è Francesca Puglisi, già presidente della Commissione contro il Femminicidio del Senato: «Non ci fidiamo più di voi».

SOTTO ACCUSA L'EFFETTO FLIPPER

I punti contestati ai vertici sono diversi: da una parte lo si accusa di essere «sempre più chiuso», dall'altra viene fatto pesare quello che è successo a causa dell'effetto flipper, di cui vi avevamo già parlato. Le «pluricandidature di poche», che di fatto hanno permesso a più uomini di essere eletti, sono forse il punto più contestato: «Sono bastate le pluricandidature di 8 donne per escludere 39 candidate e favorire l’elezione di altrettanti uomini [...] Nella scorsa legislatura, anche grazie alle primarie con la doppia preferenza di genere - si osserva - eravamo il gruppo più rosa del Parlamento. Abbagliate dal primo Governo con il 50 e 50, ci siamo fidate».

MENO DI LEGA E M5S

Dall'appello delle donne del PD trapela infatti anche un certo imbarazzo nel vedere come Movimento 5 Stelle e Lega Nord, che non hanno di certo condotto lotte femministe o sulla parità di genere negli ultimi anni, abbiano una percentuale di quote rosa elette più alte della principale forza politica del centrosinistra. Tutto questo, dopo una legislatura di grande lavoro: «Deputate e senatrici hanno lavorato senza sosta per far avanzare i diritti delle persone e la libertà femminile. Dalla ratifica della Convenzione di Istanbul al decreto sul femminicidio del 2013, dalla reintroduzione delle norme per vietare le dimissioni in bianco alla medicina di genere. [...] Abbiamo introdotto misure antidiscriminatorie per la rappresentanza negli organi politico-amministrativi a tutti i livelli istituzionali e chiediamo che le Regioni in cui governa il PD introducano la doppia preferenza di genere nelle proprie leggi elettorali».

RAPPRESENTATIVITÀ, NON FEDELTÀ POLITICA

E, invece, i segnali arrivati dall'alto non sono stati per nulla incoraggianti per la 'visione' che il Pd ha delle donne. Così prosegue la lettera: «È stato istituito il 'dipartimento mamme' separato dal 'dipartimento pari opportunità' con l'ulteriore paradosso di veder comparire nei 100 punti di programma, mai condivisi con alcuno, temi controversi mutuati dalla destra», recita il documento. Che si conclude con la richiesta di ridare spazio alle donne nella «fase costituente del Pd a cominciare dall'effettiva rappresentanza paritaria ad ogni livello, ispirata a merito, competenze e rappresentatività politica territoriale, piuttosto che a logiche di fedeltà politica».

ORDINE DEL GIORNO NELL'ASSEMBLEA NAZIONALE

Il grido di ribellione delle donne del Pd prende il nome di #TowandaDem ed è nato in «un incontro delle ex senatrici Valeria Cardinali, Erica D'Adda, Emilia De Biasi, Camilla Fabbri, Elena Ferrara, Rosanna Filippin, Francesca Puglisi, Laura Puppato, Magda Zanoni con le responsabili regionali di Emilia Romagna, Veneto e Umbria in poche ore è diventato una valanga di firme di oltre 500 donne che hanno aderito facendo girare messaggi su WhatsApp», si legge nel comunicato delle promotrici del documento. «Tutte rigorosamente in ordine alfabetico dalle parlamentari nuovamente in carica Paola Boldrini, Chiara Braga, Monica Cirinnà, Vanna Iori, Antonella Incerti, a Sesa Amici, Ilaria Borletti Buitoni, Marina Sereni, Silvia Velo fino alle vicepresidenti delle regioni Emilia Romagna e Marche, Elisabetta Gualmini e Anna Casini e le assessore regionali Manuela Bora, Emma Petitti, Paola Gazzolo, Gianna Pentenero, sindache, assessore Comunali e iscritte al Pd». Il grido di battaglia, comunicano le donne dem, diventerà un ordine del giorno in Assemblea Nazionale per «contribuire alla ricostruzione del Pd» che sarà presentato all'assemblea del 21 aprile. Un'occasione, dice Francesca Puglisi, per spingere colleghe a candidarsi alla segreteria. «Perché no? Di donne competenti ce ne sono tante. Dalla Serracchiani alla Pinotti, ce n'è un'infinità».

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