Otto Marzo

Festa della Donna

8 Marzo Mar 2018 1555 08 marzo 2018

8 marzo: le dichiarazioni dei politici sulla Giornata della donna

Lavoro, pari opportunità, sicurezza, utero in affitto: nel post-voto, i partiti si posizionano su temi cruciali.

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Niente da fare quest'anno per i politici che volevano sfruttare l'occasione della Giornata internazionale della donna per fare un po' di sana campagna elettorale. Le urne hanno già parlato quattro giorni prima. E così, la parte del leone nella festa dell'8 marzo tocca al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che al Quirinale ha parlato a lungo dell'importanza delle donne per il nostro Paese e di tutti i provvedimenti che bisognerebbe mettere in atto per garantire una reale parità: «Persistono barriere da superare, squilibri da colmare, ma abbiamo sempre nuove prove di come le pari opportunità delle donne costituiscano uno degli antidoti più forti alle chiusure oligarchiche, all'immobilismo sociale, alle diseguaglianze economiche».

LO SPIRITO DEL'46

Più donne per un Paese migliore, insomma, magari per ripartire dallo spirito costruttivo del Dopoguerra: «Le donne sono state artefici della Repubblica. E sono oggi artefici del suo divenire. La nostra comunità nazionale, il nostro modello sociale, le nostre stesse istituzioni non sarebbero quello che sono senza il contributo creativo, fondativo, delle donne italiane. Il loro voto, a partire dal '46, ha dato compiutezza e sostanza a quella democrazia che aveva rappresentato la speranza, e il traguardo da raggiungere, nei tempi dolorosi della dittatura, delle sofferenze, della guerra. Soltanto la piena partecipazione delle donne poteva rendere davvero credibile, e possibile, l'ideale di pari opportunità tra tutti i cittadini». Il Presidente ha poi ribadito la necessità di combattere la piaga della prostituzione, della violenza sulle donne e della disparità nel mondo del lavoro.

NESSUNA DONNA VA LASCIATA DA SOLA

Ma abbandoniamo la figura istituzionale per eccellenza, e vediamo che cosa hanno detto invece i politici 'puri'. Laura Boldrini ha twittato: «Questo 8 Marzo dedicato dalle associazioni alla lotta contro molestie e disparità salariale, impegna tutti noi a fare quadrato intorno a chi rompe il silenzio. Chi denuncia non deve essere lasciata sola». Su Facebook, invece, ha chiesto che il prossimo governo istituisca il Ministero delle Pari opportunità. Da sinistra a destra, troviamo poi Giorgia Meloni, che coglio l'occasione per attaccare l'utero in affitto: «umilia la donna e calpesta i suoi diritti. È una barbarie che deve diventare reato universale, ovvero punibile in Italia anche se commesso all'estero. È un impegno che Fratelli d'Italia ribadisce oggi nella Giornata internazionale della donna e che porterà avanti anche nella legislatura che sta per iniziare. La maternità è sacra e non è in vendita».

SICUREZZA E PARITÀ SALARIALE

Rimanendo nell'alveo della coalizione del centrodestra, Matteo Salvini invece si slega dalla maggior parte dei movimenti che scendono in piazza a manifestare: «Lavoro per un futuro di lavoro, sicurezza, diritti e speranza per tutte, con l'obiettivo che non ci sia più bisogno di una Festa delle Donne un giorno all'anno. Le donne chiedono fatti. Non scioperi o parole». La compagna di coalizione Maria Stella Gelmini sposta l'asse della discussione sul lavoro: «Ragionare sul futuro delle donne significa ragionare anche sul futuro del lavoro. Dalla parità salariale con gli uomini alla possibilità di conciliare lavoro e famiglia, passando per la valorizzazione e la tutela di chi svolge un lavoro autonomo, magari con Partita Iva». Secondo Mara Carfagna, invece, le donne devono essere una priorià del prossimo governo: «Ancora oggi le donne danno alla società più di quanto ricevono in cambio e nonostante ciò proseguono un impegno il più delle volte silenzioso, che sfida ostacoli e persino qualche pregiudizio [...] La prima (priorità, ndr) è certamente quella del lavoro, che si può ottenere solo con la crescita dell'economia, la seconda è quella della sicurezza».

LAVORO E FAMIGLIA

Non poteva non essere rilevante il punto di vista di Virginia Raggi, l'esponente donna più in vista del Movimento 5 Stelle, che spera in una vera collaborazione tra uomini e donne: «La consapevolezza è che oggi queste battaglie appartengono tanto agli uomini quanto alle donne. Sono lotte e temi che affrontiamo in maniera congiunta e questo dà loro più forza». Poi invita a occuparsi di tutte le donne, e non solo alle manager: «Bisogna partire da livelli più bassi altrimenti si vanno a tutelare solamente quelle donne che ce l'hanno fatta. In realtà tutte le donne si trovano di fronte al dilemma se scegliere e non solo tra carriera e famiglia». Bocciate invece le quote rosa. Dopo un lungo silenzio elettorale e dopo aver ottenuto la rielezione in un collegio blindatissimo, Maria Elena Boschi sfrutta l'occasione per tornare a far sentire la propria voce: «Le stesse madri costituenti erano consapevoli che molto per le donne restava da fare. Se ne sono fatte carico le donne che le hanno seguite e tutte noi ancora oggi siamo consapevoli del carico di lavoro che ancora ci aspetta, sapendo che ciascuna di noi può contribuire». Le fa eco la compagna di partito Debora Serracchiani: «La lotta per avere pari diritti e uguale dignità è ancora lunga e dura, perché pregiudizi e discriminazioni non si rimuovono per legge o a forza di quote: dobbiamo crederci noi donne per prime».

DONNE ED ESERCITO

Il ministro della Difesa Roberta Pinotti ha preferito parlare di una realtà che grazie al suo ruolo conosce bene: «A più di diciassette anni dal primo reclutamento, la presenza delle donne nelle Forze armate ha apportato nello strumento militare il cambiamento culturale e organizzativo che l'intera società richiedeva. Le esperienze finora accumulate sono molto positive [...] Sono quasi 15.000 le donne nelle Forze armate e oltre 250 i militari italiani donna impiegate nei teatri operativi e il ruolo delle donne, in alcuni casi, è determinante per il raggiungimento degli scopi della missione». Più sintetico su Twitter Pippo Civati, rimasto fuori dal Parlamento: «Aderiamo allo sciopero femminista globale #lottomarzo».

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