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Diritti

20 Febbraio Feb 2018 1132 20 febbraio 2018

Chi è Lina Merlin, l'autrice della legge che ha abolito la prostituzione

È stata una delle poche donne dell'Assemblea costituente e prima ancora è stata una partigiana. Conosciamola meglio nell'anniversario dei 60 anni della norma che porta il suo nome.

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Lina Merlin

I lunghi tempi di approvazione delle leggi sono sempre state un tratto caratteristico del nostro Paese. Succede oggi come succedeva nel 1948, anno in cui è entrata in vigore la Costituzione italiana. Ma il '48 è stato importante anche perché, per la prima volta, una dei membri dell'Assemblea costituente (anzi: una della pochissime donne) ha presentato una proposta di legge per eliminare lo sfruttamento della prostituzione e per chiudere quindi le case chiuse. Lei era Lina Merlin, socialista, insegnante, prima senatrice e poi deputata della Repubblica ma soprattutto è stata la prima firmataria della legge numero 75 del 20 febbraio 1958, ovvero quella sull'Abolizione della regolamentazione della prostituzione e lotta contro lo sfruttamento della prostituzione altrui. La ricordiamo nell'anniversario dei 60 anni dell'abolizione legale della prostituzione in Italia.

LA GENESI DELLA LEGGE N. 75 DEL 1958

Per approvare la legge Merlin ci vollero dieci anni e i motivi sono tanti. Partiamo con quello più 'spinoso': come gli italiani vedevano e percepivano le case chiuse. Negli Anni '40 e '50 (ma anche nei decenni successivi), la reputazione e l'onore erano considerati dei punti fondamentali della società di allora. I bordelli (chiamati anche più finemente 'case di tolleranza'), per l'opinione pubblica del periodo, erano dei luoghi di svago dove i ragazzi maschi potevano fare esperienza. Il discorso era diverso per le donne, anche quelle che lavoravano nelle case chiuse, perché avere dei rapporti sessuali fuori dal matrimonio, per loro, era considerato qualcosa di scandaloso. Secondo elemento da tenere in considerazione: la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948 dove si chiedeva agli Stati firmatari di terminare la tratta degli esseri umani, che, per certi versi, interessava anche le attività dei bordelli. A dire il vero, i motivi che hanno spinto Lina Merlin a presentare la proposta di legge sono tanti ma lottare per i diritti e la dignità delle donne è stato sicuramente quello principale. Ma non era da sola: aveva dalla sua parte tutto (o quasi) il Partito socialista italiano.

SOCIALISTA, ANTIFASCISTA E PARTIGIANA

Prima di entrare nell'Assemblea costituente e poi in Parlamento, Lina Merlin è stata un'attivista di sinistra fin dal 1919. In quell'anno, infatti, rifiutò l'invito di un suo amico a fare parte del movimento fascista (formalmente, i Fasci di combattimento di Benito Mussolini) per organizzare le donne della neonata formazione politica. Lei rifiutò: i suoi ideali erano a sinistra e, proprio per questo, si iscrisse al Psi. Per prima cosa, iniziò una collaborazione con il periodico La difesa delle lavoratrici, di cui poi diventò anche direttrice. Una lotta, quella per i diritti delle donne, che farà per tutta la sua carriera. Poi, lavorò anche insieme a Giacomo Matteotti per denunciare tutte le violenze squadriste che avvenivano in provincia di Padova, dove lei viveva. Dopo la Marcia su Roma del 28 ottobre del 1922, iniziarono i problemi per Lina Merlin: in quanto socialista, fu arrestata più volte (in due anni, addirittura cinque volte), fu costretta a scappare a Milano (dove collaborò con Filippo Turati) e poi fu costretta al confino in Sardegna per cinque anni. Al suo ritorno a Milano conobbe quello che poi sarebbe diventato suo marito: Rovigo Dante Gallani, medico ed ex deputato socialista. La sua morte, nel 1932, fece prendere alla Merlin una delle decisioni più importanti della sua vita: diventare parte attiva della Resistenza. Organizzò prima i Gruppi di difesa della donna e, successivamente, L'Unione donne italiane.

LA LOTTA CONTRO IL DIVORZIO

Dopo la legge Merlin, la deputata lasciò il Psi nel 1961. O meglio, fu il partito a scaricarla: i vertici le comunicarono che non sarebbe stata ripresentata alle elezioni del 1963. La Merlin non la prese benissimo: strappò la tessera e attaccò con forza la dirigenza. La usa ultima battaglia politica fu contro la legge numero 898 del 1970, ovvero contro la norma che introduceva il divorzio in Italia. Non solo, dette una mano anche al comitato promotore del referendum abrogativo. Lina Merlin morì nel 1979 a Padova. Fu cremata e tumulata nel cimitero monumentale di Milano e, nel 2013, le sue ceneri sono state spostate in un loculo della cripta del Famedio, zona del medesimo cimitero destinata ai personaggi illustri.

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