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Diritti

15 Novembre Nov 2017 1712 15 novembre 2017

Uguaglianza di genere, la proposta di legge del Movimento 5 Stelle

Probabilmente se ne parlerà nel 2018 ma Tiziana Ciprini e altri 11 colleghi hanno presentato alla Camera un documento per ridurre il gender gap retributivo.

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Proposta Di Legge Ciprini Movimento 5 Stelle

Stesso lavoro, stesse mansioni ma sesso diverso. E non crediate che l'unica differenza sia quella di genere: anche quando si va a prendere la busta paga, c'è chi guadagna di più e chi di meno. Nei Paesi anglofoni lo chiamano gender gap, letteralmente 'divario di genere', in pratica disuguaglianza. Anzi, si dovrebbe dire, per essere precisi, disuguaglianza retributiva perché le differenze tra maschi e femmine, in questo caso, sono sul luogo di lavoro. Non è un argomento recente, sia chiaro: se ne parla da anni, se non da decenni. Ma ultimamente c'è stata una maggiore attenzione, anche da parte del mondo della politica. Il Movimento 5 Stelle, infatti, ha presentato alla Camera una proposta di legge firmata da 12 deputati (Tiziana Ciprini, che dà il nome al documento, è la prima della lista) che ha l'obiettivo di ridurre il divario salariale tra i cittadini e le cittadine italiane. Nel testo si introducono alcune soluzioni come il curriculum anonimo (già sperimentato in Europa da Spagna, Regno Unito, Francia, Paesi Bassi e Svezia), l'aumento dell'indennità per il congedo parentale, incentivi per le aziende che non discriminano e molto altro. Sicuramente non andrà in porto entro la fine della legislatura. «Non passerà per motivi di tempo, ma servirà come legge quadro, come linea guida per coloro che verranno nella prossima legislatura. È una proposta programmatica», spiega a LetteraDonna l'onorevole Tiziana Ciprini.

GENDER GAP: UN PROBLEMA CULTURALE

Il gender gap, certo, si vede sulla busta paga ma le origini hanno una base culturale, come ci dice la deputata: « Vogliamo favorire un cambiamento di cultura sul principio 'work of equal value', che potrà aiutare anche le lavoratrici autonome, che guadagnano il 54% in meno rispetto ai loro colleghi uomini». E, soprattutto, questa proposta non è una battaglia unica (e isolata) dell'onorevole Tiziana Ciprini: «La legge è il risultato di un percorso che ho intrapreso in questi anni di legislatura in tema di donne e lavoro e raccoglie molte delle proposte presentate dal Movimento 5 Stelle sotto forma di mozioni e emendamenti ai vari provvedimenti». E prosegue: «Con tale legge ho voluto raccogliere questi contributi in un unico testo per non disperdere il valore. Soprattutto, il testo è frutto della mia esperienza sul campo acquisita in questi anni ai diversi tavoli di lavoro con associazioni, anche di categoria e attraverso la mia partecipazione, per conto della Camera, alle sessioni della Commissione sullo stato delle donne che si tiene ogni anno a New York, al Palazzo di Vetro».

LE CATEGORIE PIÙ ESPOSTE

La proposta di legge vuole tutelare tutte le donne ma, secondo la deputata, ci sono categorie più esposte dalla disuguaglianza retributiva. «Le donne istruite sono quelle più a rischio. In pratica, più sono istruite e meno guadagnano», ci spiega l'onorevole Tiziana Ciprini. E continua: «Poi ci sono le donne che hanno carriere lavorative discontinue a causa di interruzioni per gravidanza o assistenza. Dunque serve una svolta. Dalla ricerca previsionale Lavoro2025-il futuro dell’occupazione (e della disoccupazione), che il Movimento 5 Stelle ha commissionato al sociologo del lavoro Domenico De Masi, è emerso che quello della donna sarà un ruolo chiave in un mondo del lavoro che cambia, sempre più legato a un’economia dei beni relazionali e ai lavori creativi».

La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l'adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione

Articolo 37 della Costituzione

IL CURRICULUM ANONIMO

La prima novità della proposta di legge è l'introduzione del curriculum anonimo, una sorta di sperimentazione già rodata in altri Paesi europei, per combattere non soltanto le discriminazioni contro le donne ma anche contro chi ha più di 50 anni e contro altri soggetti svantaggiati. Ma come funziona in pratica? Si omette ogni tipo di riferimento personale come il nome, il sesso, la data di nascita, la situazione familiare e le fotografie. Rimane soltanto lo spazio dedicato al profilo, alla formazione, alle esperienze lavorative, alle competenze, alle conoscenze, alle capacità e alle attitudini professionali del candidato. L'obiettivo è garantire un'effettiva parità al momento della selezione e dell'assuzione. «L'idea della sperimentazione in Italia del curriculum anonimo per contrastare le discriminazioni è nato durante una mia visita a un'azienda umbra di Spello: la Tecnoliva» racconta l'onorevole Tiziana Ciprini e continua: «Poi ci siamo confrontate con l'imprenditrice sulle diverse modalità di reclutamento nei diversi Paesi europei».

CONGEDO PARENTALE E ASILI NIDO PUBBLICI

Un altro punto riguarda l'aumento dell'indennità per il congedo parentale, cioè il periodo di astensione dal lavoro di un genitore previsto dalla legge. Secondo il testo, si dovrebbe passare dal 30% attuale all'80% della retribuzione. E non è un'esclusiva femminile: anche gli uomini ne possono beneficiare. Nella proposta di legge Ciprini c'è anche il rifinanziamento del Piano straordinario di intervento per lo sviuluppo del sistema territoriale dei servizi socio-educativi. Il motivo? «Per realizzare asili nido pubblici o altre forme di asili nido organizzati in forma singola o associata dalle famiglie», si legge nel documento.

PENSIONI

La proposta di legge del Movimento 5 Stelle proroga per il 2019 'Opzione donna', cioè un regime sperimentale, «è un beneficio che consente alle lavoratrici di ottenere la pensione di anzianità con requisiti anagrafici più favorevoli rispetto a quelli in vigore dal 1° gennaio 2008 in poi», come si legge sul sito dell'Inps. «In origine era limitato alle lavoratrici con almeno 57 o 58 anni (se autonome) che avevano maturato almeno 35 anni di contributi entro il 2015», spiegano i 5 Stelle a LetteraDonna. E continuano: «Potevano andare in quiescenza anticipata in cambio di un ricalcolo totalmente contributivo del trattamento, meccanismo che genera un taglio del 25-30% sull'assegno. Stiamo aspettando in legge di Bilancio la proroga per il 2018: il testo Ciprini naturalmente si porta avanti perché è prevedibile che non sarà approvato prima del 2018».

UN SEGNALE INCORAGGIANTE

Già il fatto che la politica e le istituzioni si siano mosse è un segnale incoraggiante. Certo, c'è ancora tanto da fare ma l'iniziativa fa ben sperare. Anche perché i dati del 2016 non sono proprio confortanti. Secondo Eurostat, il tasso di occupazione tra uomini e donne (15-64 anni) è molto differente: 66,5% contro il 48,1%, cioè uno scarto di 18,4 punti percentuali. La situazione non è migliore anche se prendiamo i riusltati dell'Istat, sempre dello stesso anno, per quanto riguarda la retribuzione oraria: 13 euro delle donne contro i 14,8 degli uomini, il 12,2% in meno. Divario che si allarga se parliamo di posizioni lavorative che necessitano una laurea: 16,1 euro delle donne contro i 23,2 degli uomini, il 30,6% in meno.

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