15 Settembre Set 2017 1925 15 settembre 2017

Stupri, il senatore Vincenzo D'Anna dà la colpa alle vittime

Il parlamentare palesa a Radio Cusano con il suo pensiero maschilista. Per evitare le aggressioni sessuali consiglia alle donne di essere caute, e limitare la propria libertà, giudicando gli uomini alla pari degli animali.

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D'anna

In inglese lo chiamano victim blaming, ma prima che lo si inquadrasse come fenomeno si parlava semplicemente di maschilismo e bigottismo. Parliamo di persone che se la prendono con le vittime di stupro, dando loro la colpa. E magari fanno sfoggio del loro pensiero quasi fosse una fine e arguta constatazione di un'inconfutabile verità. E, purtroppo per le italiane, la politica del Bel Paese ancora non ha debellato individui di questo tipo. Ci sono quelli come Vincenzo D'Anna che ancora dicono: «Io alle tre di mattina sconsiglierei a mia figlia di camminare in una periferia da sola, peggio ancora se è vestita in maniera disinvolta». Il senatore di Ala ha argomentato la sua posizione su una ferma convinzione di fondo: sono le donne a cercarsela.

L'ESPERIENZA COME GIUSTIFICAZIONE

Per portare acqua al suo mulino si è servito di una supposta esperienza e maturità: «Sono abbastanza vecchio per ricordarmi donne più accorte. Una donna aggredita da un cingalese alle tre di mattina un tempo non ci sarebbe mai stata. La donna porta con sé l'idea del corpo, l'idea della preda. Se si trova in una zona di periferia, sola in mezzo alla strada, può anche essere oggetto di un'aggressione», ha detto a Radio Cusano commentando i recenti fatti di cronaca italiani.

UOMINI ANIMALI E DONNE PREDE

Poi, a scanso di critiche, ha sottolineato: «Non giustifico gli stupratori, gli darei 30 anni di carcere, ma serve attenzione e cautela da parte delle donne. Se cammina un uomo solo alle tre di notte non gli succede niente, se cammina una bella ragazza, magari vestita in modo provocante, e si trova in determinati ambienti, si espone». Certo, si espone. Il punto è questo, non che i ragazzi la vedano come una preda. Nel caso venisse da definirlo sessista, invece, lui specifica: «Qui tutti vogliono fare tutto. Io non sono un maschilista, ma il corpo della donna è oggetto e fonte di desiderio da parte dell'uomo. È un istinto, sarà primordiale, sarà ancestrale, quello che volete. Molte volte servirebbe un minimo di cautela». Insomma, non solo offende le donne suggerendo loro di negarsi la libertà di vestirsi come volgiono, ma insulta anche gli uomini definendoli degli animali.

IL SESSISMO CHE NON MUORE MAI

Ma i suggerimenti non finiscono qui: «Le donne lo devono pensare che c'è gente in giro che può fargli del male. Hanno un appeal che è diverso dagli uomini, potrei parlare degli ormoni, dell'aggressività. Certe volte un tipo di abbigliamento, un tipo di contesto, fa pensare a dei soggetti che siano una manifestazione di disponibilità da parte della donna. Serve un poco di buonsenso». Come sempre in questi discorsi sessisti e approssimativi uomini e donne sono descritti come soggetti caratterizzati inevitabilmente dal proprio sesso naturale. Ma il problema è culturale: finché ci saranno persone che diffondono questo tipo di messaggi, discriminazioni e disuguaglianze saranno duri a morire.

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