13 Settembre Set 2017 1857 13 settembre 2017

Pontida vieta i 'parcheggi rosa' a lesbiche e immigrate, in perfetto stile Lega

Nel paese lombardo solo le donne che rientrano nella definizione del consiglio comunale possono sostare negli spazi riservati alle gravide. Il regolamento è incostituzionale perché discriminante: omofobo, razzista e transfobico.

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Parcheggio Rosa

Lesbiche e immigrate a Pontida sono mamme di seconda categoria. Anzi, non vengono considerate nemmeno donne: «per ‘donna’ si intende un individuo umano con sesso femminile, con cittadinanza italiana e appartenente a una famiglia tradizionale», specifica il Comune lombardo. L'estratto viene dal regolamento per i parcheggi riservati a gestanti e puerpere a dir poco discriminante: «Sono esplicitamente esclusi dall'ambito di applicazione i soggetti non appartenenti ad un nucleo famigliare naturale», scrive il consiglio. Queste affermazioni hanno scatenato una polemica tale che il sindaco ha dovuto fare dietrofront, trovandosi costretto a promettere di rivedere le sue posizioni: «Il primo atto sarà la modifica del regolamento. I parcheggi rosa sono destinati a tutte le mamme e le donne che aspettano un bambino. Senza alcuna distinzione». Certo, ci avevano provato a far passare una norma discriminatoria, ma essendo così palesemente incostituzionale questa volta non potevano che rimangiarsi tutto.

Art. 1 - Finalità
1. La Città di Pontida intende con il presente regolamento comunale promuovere il sostegno alle famiglie naturali, formate dall’unione di un uomo ed una donna a fini procreativi, nucleo fondante della società civile, favorendo la sosta della donna pontidese in fase di gestazione o di puerperio in apposite aree loro riservate, riconoscendo l’essenziale funzione familiare della donna nella maternità.

Non è sicuramente la prima volta che i leghisti vengono additati per intolleranza e conservatorismo bigotto, ma questa volta, tra omofobia, transfobia razzismo e sessismo, hanno davvero dato il peggio di sé. Tradotto: lesbiche, transgender e immigrate non possono parcheggiare. Chi invece rientra nella loro definizione si becca delle strisce rosa confetto, come da stereotipo. Ma deve essere grata e tenere a mente che se la magnanima giunta leghista le concede dei diritti è solo e soltanto perché riconosce «l’essenziale funzione familiare della donna nella maternità». Insomma: donna uguale mamma.

Art. 2 - Definizioni
1. Ai fini del presente regolamento per ‘nucleo familiare naturale’ si intende una famiglia composta dall’unione di un uomo ed una donna a fini procreativi.
2. Ai fini del presente regolamento per ‘donna’ si intende un individuo umano con sesso femminile risultante dai registri anagrafici della Città di Pontida.

Tanto per cominciare così dicendo si afferma che la donna è tale solo se etero e che è degna dell’aiuto delle amministrazioni solo se italiana. Tutto ciò è incostituzionale. Viola palesemente il principio di eguaglianza e il divieto di discriminazione: nega i diritti umani e decide arbitrariamente chi ne è meritevole e chi no. Poi, tristemente, c’è il consueto tema del razzismo leghista. Perché mai per godere dei diritti di una donna incinta bisogna avere cittadinanza italiana e residenza nel Comune lombardo? Se si ha una provenienza diversa, evidentemente, si viene considerate esseri umani inferiori.

Art. 4 - Soggetti
2. Possono richiedere la tessera esclusivamente i soggetti che presentano congiuntamente il possesso dei cinque seguenti requisiti soggettivi:
a) essere donna;
b) essere appartenenti ad un nucleo familiare naturale;
c) essere in fase di gestazione o di puerperio;
d) essere cittadina italiana o di un paese membro dell’Unione Europea;
e) essere residente nella Città di Pontida

Oltre che aberrante da un punto di vista morale tali discriminazioni sono anche inapplicabili nella pratica: come fanno le autorità a verificare l’orientamento sessuale delle donne incinta? Insomma, a giudicare dai termini usati («naturale»,«biologico») l’amministrazione dimostra di non avere nemmeno il pudore di nascondere la propria ignoranza in tema di diversità: assume che una lesbica o bisessuale non possa rimanere incinta. Ma, con ogni probabilità, il problema è ancora più grave: non solo non conoscono, ma non vogliono farlo perché provano una repulsione automatica nei confronti di tutto ciò che non rientra nei loro schemi e nella loro accezione di ‘normalità’. Così non tollerano tutto ciò che pensano possa minacciare il loro campanilismo, le loro sicurezze precarie e le loro convinzioni infondate.

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