Sfilata Atsushi Nakashima

Fashion Week

14 Settembre Set 2017 1549 14 settembre 2017

New York Fashion Week, il trionfo della vagina in passerella

Alla settimana della moda nella Grande Mela, Namilia stupisce con una sfilata dedicata alla vulva. Un ritorno pop dell'organo sessuale femminile dopo essere stato disprezzato e matrattato per secoli. 

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Vagina In Passerella

«Dobbiamo smetterla di considerare il sesso come un argomento tabù e iniziare a trattarlo come un aspetto della vita naturale e celebre». A pensarlo sono Nan Li e Emila Pfohl, che se non si è esperti di moda potrebbero anche dire poco o niente. Almeno fino alla sfilata di Namilia alla New York Fashion Week, andata in scena il 9 settembre, che ha portato in passerella la vagina. Esatto, la vagina: a recitare il ruolo di protagonista, infatti, non sono stati né l'abbigliamento delle star, né la taglia oversize delle modelle, bensì le vulve parlanti del duo di designer berlinesi. «I giovani dovrebbero essere educati ad esso in tutta la sua complessità dal meraviglioso al bizzarro, dall'intimità al fuori dalla norma, dal devoto al potente ed oltre», spigano. «Se creiamo una cultura sessuale sana, allora saremo capaci di apprezzare il porno per la fantasia selvaggia, realistica che è sempre stata». Idee chiare e poche chiacchiere: la vagina deve essere libera da ogni costrizione come la donna che la possiede. La collezione è stata accolta dai giornali esteri con meraviglia e velata ironia, tuttavia questa rinascita pop dell'organo sessuale femminile non è da sottovalutare. Da oggetto bistrattato sta passando ad oggetto ostentato di cui andare fiere.

Sheela Na Gig, Kilpeck Church

IL RISPETTO

Nell'antichità la vagina è stata rispettata, adorata, amata. Le veneri primitive, le divinità sessuali come Baubo (dea romana dell'oscenità), le rappresentazioni di donne con le gambe aperte come le Sheela-na-Gig (Irlanda e Inghilterra) e le Dilukai (arcipelago di Palau) sono una testimonianza di ciò tanto nei musei come nelle chiese. Il tutto fino a quando le società matriarcali delle origini sono state soppiantate da quelle patriarcali egiziane, greche, persiane e romane. L'adozione di nuove religioni con divinità uniche maschili ha contribuito ad impallidire il ruolo della donna secondo un'interpretazione utilitaristica dei testi sacri.

LA DISCESA AGLI INFERI

Dall'età pre-medievale l'organo sessuale femminile è stato maltrattato, coperto di ridicolo e l'utero è stato declassato ad un contenitore vuoto ospita-bambini. A nulla è valsa la rivoluzione sessuale degli Anni '60 e '70 del secolo XX. Rimane certo la pillola anticoncezionale, ma il diritto all'aborto è continuamente calpestato da governi che mettono al primo posto la religione e medici obiettori. La vagina nei '90 e nel Terzo millennio ripiomba quindi nella vergogna e nel dimenticatoio della censura, dovuto in gran parte alla diffusione di una nuova malattia letale, l'AIDS, e il ritorno di politiche di educazione sessuale che invitano all'astinenza piuttosto che alla prevenzione. Le donne tornano ad essere le prime detrattrici del loro organo, ignorano la sua forma e le sue funzioni, complice il pudore della società patriarcale trasmessa di madre in figlia.

L'AMORE RITROVATO

È in questo clima che negli ultimi anni è risorto un certo tipo di femminismo positivo ed un ritrovato amore per la vulva, il vero nome della parte esteriore della vagina. Tante le iniziative nel web e nell'arte, dall'account Instagram Club Clitoris al Vagina Museum, sito web che diventerà presto museo reale a Londra, da The Great Wall of Vagina dell'artista inglese Jamie McCartney a I show flag del tedesco Mirko, fino ad approdare in Giappone da Rokudenashiko, conosciuta come l'artista della vagina. Quest'ultima ha sfidato le leggi giapponesi sull'oscenità che bandiscono ogni rappresentazione dell'organo femminile tramite qualsiasi mezzo e supporto, creando un'enorme vagina manga urlante, una canoa stampata in 3-D modellata sulla sua vulva, un candeliere vagina e un'auto vagina telecomandata. È stata più volte arrestata dalle autorità del suo Paese per “distribuire l'oscenità”. Nella moda invece l'unico esperimento ben riuscito e di alto livello è della designer Rachel Antonoff. È diventata famosa grazie all'attrice Lena Dunham che ha indossato il suo maglione con l'immagine di un utero per un evento di Planet Parenthood, poi messo all'asta e venduto a 4.000 dollari devoluti alla causa. Ma nulla, fino alla Nyfw17, aveva eguagliato la sfilata The Indiscreet Jewels di Namilia.

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