24 Agosto Ago 2017 1354 24 agosto 2017

Dieci piccoli hashtag

Il cancelletto di Twitter spegne le candeline della sua prima decade. Il 23 agosto 2007 fece la sua comparsa sul social dei 140 caratteri, e da quel momento non si è più fermato.

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Dieci anni di hashtag hanno cambiato il modo di comunicare on e offline, di organizzare le informazioni, di scrivere e pensare. Dieci anni in cui il cancelletto è stato usato in modo più o meno consapevole, più o meno fantasioso. A volte capita di veder sui social, soprattutto su Facebook e Instagram, amici che al simbolo fanno seguire intere frasi. Altri invece le spezzettano, accompagnando i # anche a un semplice articolo. Varianti di utilizzo che il suo inventore, Chris Messina, probabilmente non aveva previsto, ma che fanno capire come ormai l’hashtag sia diventato sinonimo di linguaggio virtuale. Lo si usa anche se non nel modo corretto e magari non sfruttandone tutte le possibilità, ma lo si mette sempre. Come il prezzemolo.


LA NASCITA
Siamo abituati a pensare agli hasthag come un prodotto di Twitter, dove hanno fatto la loro prima comparsa per poi sbarcare su tutti gli altri social network più importanti. Eppure, a introdurlo, non fu la società dei 140 caratteri, ma uno dei suoi primi utenti e affezionato fan della piattaforma. Il 23 agosto 2007 Chris Messina propose di utilizzare il # per raggruppare gli argomenti. Una prima idea ancora abbozzata, ma che gli era venuta da un evento molto noto nell’ambito digital e software, BarCamp: una convention-non convention, come si presenta sul proprio sito, dove ognuno può proporre un argomento di discussione. Un dialogo continuo ‘dal basso’ e spontaneo. Messina, che sul suo profilo Medium si presenta come «ex Google, ex Uber e amico delle start up», con quel semplice tweet rivoluzionò quasi per caso la comunicazione mondiale. Il riconoscimento ufficiale venne il 15 luglio 2011, quando la società in un post sul suo blog invitò tutti gli utenti a «collegarsi a un hashtag», per entrare in contatto con i propri interessi o un argomento in particolare.
Il cancelletto è diventato così un modo per mettere ordine nel flusso continuo delle pubblicazioni, un aggregatore che avvicina persone da tutto il mondo. Secondo il suo fondatore la bellezza di questo strumento sta nell'aumentare la partecipazione, l'inclusione e nella libertà di utilizzo che lo caratterizza.

I PIÙ FAMOSI
Sappiamo quindi qual è stato il primo in assoluto, #barcamp, ma forse non abbiamo idea dei numeri raggiunti oggi. In media, ogni 24 ore, vengono digitati circa 125 milioni di parole precedute dal cancelletto. Negli anni se ne sono susseguiti così tanti che forse non li teniamo più a mente, ma molti hanno dominato le conversazioni online per mesi e mesi. Il più utilizzato sembrerebbe essere #NowPlaying, per comunicare agli altri cosa si sta ascoltando in quel momento, seguito subito dopo da #FF, il follow friday, un invito settimanale per i propri follower a seguire profili che si ritengono particolarmente interessanti. Tra i più discussi anche #TheDress, usato quando tutto il mondo si arrovellava sugli effettivi colori del famoso vestito blu, e #PokemonGo, tormentone dell'estate 2016.

HASHTAG DI PIAZZA
Non solo abiti e videogiochi, ma anche impegno civile. Gli hashtag sono stati protagonisti di molti movimenti sociali, contribuendo al circolo delle informazioni e dando aggiornamenti su quello che stava accadendo a livello mondiale. Molti, per esempio, hanno visto uno stretto collegamento fra le Primavere Arabe e l'utilizzo del social, usato dai giovani manifestanti per organizzarsi e fornire proprie notizie. Stessa cosa per #OccupyWallStreet e #BlackLivesMatter, temi caldi del dibattito pubblico americano. In questo senso, il più iconico rimane #JeSuisCharlie, nato in Rete dopo l'attentato terrorista contro la redazione parigina di Charlie Hebdo, nel 2015. Dopo quel primo episodio è diventato poi sinonimo di solidarietà e vicinanza durante molti altri attacchi contro vittime civili.

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