26 Settembre Set 2016 1842 26 settembre 2016

Fashion week, and the winner is...

Alessandro Michele vince quello 'leader, Elisabetta Franchi quello 'gran donna': Fabiana Giacomotti ha assegnato dieci premi a stilisti e brand. E scelto le tendenze della prossima stagione.

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milano fashion week

A sfilate milanesi primavera-estate 2017 in via di conclusione (chiudono gli stilisti cinesi della Shenzhen Fashion Week, feudo privilegiato del presidente onorario della Camera Nazionale della Moda Mario Boselli) c'è già chi prova a tirare le somme. LetteraDonna lo fa con un sunto di quanto s’è visto nella capitale modaiola, delle tendenze di cui prendere nota, e i relativi premi di categoria, che istituiamo da questa stagione: 71 sfilate, 98 presentazioni, 32 eventi sono tantini da sintetizzare, senza una guida e quel po’ di metafora che aiutano.

Premio leader: Alessandro Michele
Hands down, come dicono gli americani, è di nuovo il momento di Gucci e del suo direttore creativo, guidato da un’ispirazione che aiuterà molto gli studi sociali dei prossimi anni. Tutta la moda che vedete nelle catene del fast fashion riprende le idee che Michele porta in passerella. Nelle sfilate, ognuno trova qualcosa che lo riguarda da vicino, la signora bene milanese come il blogger agender di Bangkok e la turista americana di Capri. Nel mondo globale, è la chiave del successo.

Premio gran signore: Giorgio Armani
Dal 1975 in passerella senza una sola battuta d’arresto, al contrario di molti colleghi non dimentica i buyer e i giornalisti che l’hanno sostenuto da allora, facendoli sedere con tutti gli onori al massimo in terza fila, dove vengono omaggiati e festeggiati da tutti. Giovinotte smaniose, accomodarsi più in alto please.

Premio gran testa: Tomas Maier
Per il suo quindicennale alla guida di Bottega Veneta e i 50 anni del marchio, allestisce una sfilata di inarrivabile e sobria eleganza nei corridoi dell’Accademia di Brera, e stringe un accordo per il sostegno fattivo di corsi e borse di studio mirati alla valorizzazione della creatività italiana. Chiudono la sfilata Gigi Hadid e Lauren Hutton, due generazioni di bellezza, e al pubblico spuntano i lucciconi.

Premio gran donna: Elisabetta Franchi
Storia personale degna di Cenerentola, grandiosa volontà di riuscita, nietzschiana se Nietzsche avesse amato le donne. Crea la moda che vogliono le ragazze belle e senza grandi capitali da spendere per esserlo ancora di più. Infatti macina utili un anno dopo l’altro. Nella tenacia, assomiglia molto a Donatella Versace, maestra di femminismo modaiolo. Fra qualche anno diventerà una potenza, datemi retta.

Premio idealista: Damir Doma
Ha ridotto da dieci a quattro all’anno le proprie collezioni, come facevano i sarti di un tempo (due collezioni uomo, due donna). Dice di non voler lavorare per denaro ma, finché potrà, per amore. Ciao core. Però, che meraviglia quello sguardo azzurro e limpido.

Premio nostalgia: Anna Molinari
Ama definirsi «la signora delle rose», e porta la sua fresca collezione di pizzi sangallo e abitini a balze (tema di stagione, vedere in calce) nelle meravigliose sale di palazzo Archinto in via della Passione, che un tempo si affacciavano sull’acqua e che da quasi due secoli ospitano educandati e scuole (prima il Reale Collegio delle Fanciulle istituito da Napoleone, ora l’educandato statale Emanuela Setti Carraro dalla Chiesa). Qui la nostalgia è tutta mia, ma farete finta di condividerla e, alla prima occasione, cercherete di visitare palazzo e giardino (si tengono spesso serate e concerti, per costruirlo negli Anni '30 dell’Ottocento il conte Giuseppe si rovinò, ma i soldi spesi in grandeur si vedono ancora tutti).

Premio best show: Antonio Marras
Perché al contrario degli altri, che chiamano registi e imprese e costumisti e scenografi e art e fotografi, l’adorabile esteta sardo ama fare tutto da sé, ricerca delle scenografie compresa. Questa volta, il salone di parrucchiere africano Anni '50 ricostruito con vecchie piastrelle, porte, divisori, finestre e ispirato all’opera fotografica di Malick Sidibé era una meraviglia. Per non parlare dei ballerini.

Premio debutto: Fulvio Rigoni 
Il team creativo di Ferragamo guidato da questo quasi-giovane (in Italia giovanissimi davvero sono quasi mai) cresciuto in tutta evidenza alla scuola di Prada e di Raf Simons, rivisita con grande attenzione i codici della maison e regala una collezione femminile ed essenziale, perfettamente in linea con la storia e lo stile elegante della famiglia. I sandali plateau 'rainbow', ideati da Salvatore Ferragamo nel 1938 e rivisitati dal nuovo responsabile creativo delle calzature Paul Andrew saranno, sempre hands down, uno dei best seller della prossima stagione.

Premio parterre: Fendi
La sfilata alla fontana di Trevi dello scorso luglio è stata risolutiva. Chiunque nel mondo, ben oltre quello della moda, è ormai disposto a sobbarcarsi 12 ore di volo pur di assistere allo spettacolo della creatività di Karl Lagerfeld e Silvia Venturini Fendi. Qualche nome: Ellie Goulding, Lottie Moss, Caroline Vreeland, Ellie Bamber, Mia Moretti. Trovarsi alle spalle della potenza muscolare di Serena Williams significa capire che cosa intendesse Emile Zola quando parlava di locomotive nei suoi romanzi.

Premio noblesse oblige: Luisa Beccaria
Dove vada la tendenza non le interessa. Ai diciottesimi, ai matrimoni, ai battesimi, veste un certo mondo di jeunes filles en fleur racéé e slanciate che nelle sue organze e nei suoi tulle a fiori sono ancora le nipoti di Albertine. Senza gli stessi quarti di nobiltà, il genere funziona meno. J.Lo nei suoi abiti era straziante. Rientra nella stessa categoria, in modalità caviglia sottile, la bellissima stilista di calzature Paola d’Arcano.

Premio bonus araba fenice: Chiara Boni
Quello che conta è avere sempre gli occhi brillanti e a quelli tenere fede per rispondere alla vita colpo su colpo. Ancora una volta, è il suo momento. Le signore americane, in particolare, adorano i suoi abiti femminili che snelliscono magicamente tutte. Le amiche esultano.

Le dieci tendenze della stagione 2016/2017 da Milano

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