MEMORANDUM 11 Luglio Lug 2012 1146 11 luglio 2012

Donne, in spiaggia non arenatevi

Cinque regole fondamentali per essere chic anche sotto l'ombrellone.

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bon ton spiaggia


Secondo Coco Chanel, semplicità ed eleganza vanno sempre a braccetto. In teoria, questo significa che in spiaggia, dove basta indossare due straccetti per passare la giornata, noi donne dovremmo essere tutte un inno allo chic.
Nella pratica, se Mademoiselle avesse l’opportunità di dare una rapida occhiata sotto gli ombrelloni di qualsiasi stabilimento italiano, dal più esclusivo a quello più popolare, sentirebbe un nodo alla gola.
Le cadute di stile e la totale assenza di bon ton, infatti, sembrano un fatto quotidiano. Scoprite con noi le cinque regole d’oro della bagnante perfetta.
PAREO, IL TRIANGOLO NO

Pareo corto, a triangolo e trasparente: da evitare come la peste.

Pareo trasparente. Negli Anni '70 era effettivamente un must. Sconosciuto sui nostri litorali, è stato visto le prime volte sulle spiagge di Saint Tropez, il trampolino di lancio di qualsiasi accessorio (è lì che le espadrillas, le scarpe di corda e tela dei pescatori, hanno fatto il loro ingresso nel mondo dei vip). Di solito i parei arrivavano da Paesi lontani (un classico era chiedere a chi partiva per l’Oriente o l’Africa di portarne qualcuno), erano rigorosamente di cotone e vantavano fantasie meravigliose. Ora, invece, si trovano su qualsiasi bancarella e spesso sono realizzati in materiali improponibili, sia al tatto sia nella foggia. Quelli da evitare assolutamente?
A triangolo, semitrasparenti che, annodati sui fianchi, lasciano intravedere gli slip. Il risultato è volgare come quello delle mutande che segnano sotto le gonne aderenti o i tanga che fuoriescono dai pantaloni appena ci si piega.
VADE RETRO TACCO

Slanceranno, per carità, ma i tacchi in spiaggia sono una visone trash.

Le ciabattine di plastica sono fenomenali in riva al mare. Comode, fresche (nonostante siano completamente realizzate in gomma) e molto chic, non slanciano le gambe ma evocano eleganza. Il discorso non vale, però, se si commette il madornale errore di sceglierle con la zeppa. È vero, sono proposte in mille colori invitanti. Al primo colpo d’occhio sembrano molto carine. Promettono un fisico più longilineo. Ma il tacco sulla sabbia, no, non deve mai appoggiarsi.
MOLLETTONE
Pinza nei capelli. Chi li ha lunghi in effetti non sa come inventare fresco sollievo dietro la nuca. Ma decidere di portare la chioma oltre le spalle significa anche conoscerne il bon ton. Esattamente come non si agitano di qua e di là quando si è a tavola, in spiaggia si raccolgono con discreti elastici neri. E se proprio pinza dev’essere, che sia rigorosamente color tartaruga (vietati tutti i colori, soprattutto quelli fluo) e il più piccola possibile.
IL DECORO DEL LATO B
Slip messo a tanga. Da sdraiate a pancia in giù, ridurre ai minimi termini le dimensioni dello slip per un segno del costume piccolissimo ci sta. Ma attenzione: appena ci si alza, anche soltanto per rispondere al cellulare, il tessuto deve ritornare immediatamente al suo posto e coprire i glutei. E la regola va ancor più rispettata se non sono più giovanissimi e, magari, con qualche cedimento e bucherello di cellulite.
TELI MARE, MINIMAL PLEASE

Teli mare: meglio preferirli nelle tinte unite.

Asciugamani vistosi. I peggiori hanno stampati i personaggi dei fumetti. Ma sono pessimi anche quelli con scritte, disegni o, peggio ancora, vistosi e sgargianti segni zodiacali. Per sdraiarsi in spiaggia il telo giusto deve innanzitutto essere di cotone e non di spugna. E poi, in tinta unita. Al massimo percorso o bordato da righe in nuance. In questo caso, anche se ha l’aria un po' vissuta va bene: fa molto shabby chic.
CREME SOLARI, QUANTO BASTA
Protezioni solari. A volte più che in spiaggia sembra di essere al circo: alcune donne per difendere le labbra dal sole e dal vento applicano badilate di corposa crema protettiva e non la spalmano, lasciandola drammaticamente lì, in bella vista. Altre, costruiscono delle staccionate di cosmetico sotto le palpebre. Altre ancora nascondono il naso sotto una tettoia di stagnola. Creare una barriera fisica contro i raggi ultravioletti è una tentazione a cui poche riescono a sfuggire, forse sperando che quell’ostacolo sia il passaporto, a fine giornata, per un viso dalla tintarella omogenea. Sarà anche così, ma non è che in riva al mare tutto è concesso. Molto meglio evitare le scottature nei punti delicati e la comparsa dell’herpes riparandosi sotto l’ombrellone, invece di trasformarsi in orribili clown o in Sioux in trasferta.

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