CASI EDITORIALI 5 Giugno Giu 2012 1309 05 giugno 2012

Belle, buone ma con molta ipocrisia

I 19 direttori di Vogue prendono posizione sull'immagine della donna che vogliono rappresentare.

  • ...
combo_vogue_tagliato

Le copertine di giugno di Vogue UK (a sinistra) e di Vogue Italia.

Che il problema dell'anoressia sia una ferita aperta e non guarita, le donne lo sanno. Che i giornali femminili, in prima fila quelli di moda, abbiano proposto negli  anni un modello irraggiungibile di bellezza, le donne lo sanno. Che le pubblicità, gli stilisti, le passerelle abbiamo sempre strizzato l'occhio alle donne magre-magrissime, pure. Non c'è direttore di femminile che non usi il fotoritocco per togliere qualche ruga e qualche anno dal suo viso nella foto dell'editoriale. E, sinceramente, non mi sembra un peccato mortale. Se però molti fotografi di moda abusano di photoshop ed eliminino ogni traccia d'imperfezione della loro modella, dal neo alla rughetta al polpaccio troppo o troppo poco tornito, allora si può cominciare a parlare di perversione. Perché si accaniscono sul corpo di donne che di mestiere fanno le modelle e quindi con il loro corpo ci lavorano e, diciamolo, sono già dotate di natura? Perché il bello non è perfetto, concetto che nella realtà non esiste. Bello, perfetto, sacro, santo, un'escalation che arriva al paradosso di identificare il corpo delle donne con quello di un ragazzino, senza sesso, senza età e senza peccato. Siamo tutte un po' colpevoli tra gli addetti ai lavori della moda, dietro, davanti o di fianco alla macchina fotografica. Colpevoli, con l'aggravante dell'intenzione, o consapevoli se ci sembra più accettabile.
LA CONVERSIONE  TARDIVA
Ma oggi ci siamo svegliate tutte più buone. I 19 direttori del network internazionale di Vogue si fanno paladine di The Health Initiative per promuovere nella moda un approccio più sano all'immagine del corpo e supportare il lavoro del Council of Fashion Designers of America Health Initiative e il British Fashion Council. E si impegnano con serietà a non usare modelle con meno di 16 anni sui loro set o che sembrano soffrire di disturbi alimentari, o ancora scrivono "incoraggeremo i producer a creare nei backstage condizioni di lavoro salutari, che prevedano cibi sani....". Un moto di tristezza corre per la schiena al pensiero che tutto questo fino a oggi non era garantito e che occorra una presa di posizione forte, come è quella dei giornali più potenti del colosso Condè Nast, per affermarla. Ok, può sembrare poco, in ritardo, furbo, ma insomma meglio tardi che mai. Evviva. Poi però guardiamo con attenzione le copertine dei 19 Vogue che Letteradonna.it vi mostra nella gallery e scatta un moto di ribellione. Ancora Kate Moss sulla cover di Vogue Uk, ancora Gisele Bündchen su quella francese, modelle filiformi, con un passato di anoressia, con una prima di seno e in costume da bagno: non è cambiato nulla. Fanno eccezione l'edizione italiana, l'unica con il ritratto di una sessantenne sorridente, Isabella Rossellini e quella americana con un omaggio agli atleti del team olimpionico. Allora, guardiamoci tutte negli occhi e chiediamoci se le donne (di potere) sono veramente pronte a fare una battaglia per cambiare i modelli di riferimento di bellezza. Davvero però, senza ipocrisie.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso