AL CALDO 28 Settembre Set 2011 1218 28 settembre 2011

Torna la lady in pelliccia

Croce degli animalisti, delizia delle signore, il capo più discusso del guardaroba, ritrova il suo splendore.

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Gucci

Una pelliccia della maison Gucci.


Bando ai rimorsi, agli scrupoli di coscienza. La pelliccia, che piaccia o meno, torna di gran moda.
Se da una parte la notizia ha scosso la sensibilità degli animalisti, dall'altra ha fatto sorridere dame e damine chicchettone, allergiche alle temperature glaciali che, infatti, non vedono l'ora di sfoggiare il modello più glamour (e costoso) della stagione.
A confermare la ripresa di questo capo di abbigliamento, i dati dell’Aip, Associazione Italiana Pellicceria: nel 2010 il valore all'ingrosso della produzione è stato pari a 785 milioni di euro,
il 16 % in più rispetto al 2009. Entro la fine del 2011 si prevede un ulteriore aumento del 7 %. «Anche i consumi sono cresciuti», ha dichiarato il presidente dell’Aip, Roberto Scarpella.
E ha aggiunto: «Si è passati dai 1.365 milioni di euro del 2009 ai 1.473 del 2010. Nei primi mesi del 2011 le vendite sul mercato interno, come le esportazioni, sono aumentate. Merito anche degli stilisti che hanno inserito questo capo in molte collezioni».
LA CADUTA DEL CETO MEDIO
Numeri e dichiarazioni impensabili negli Anni '90. Allora gli animalisti martellavano pesantemente il settore con rimostranze di piazza. I più attenti ricorderanno le foto shock di Animal Amnesty accompagnate da slogan altrettanto forti. La crisi economica, poi, aveva portato lentamenete la classe media alla rinuncia dei beni di lusso e la pelliccia era considerata tale, un “accessorio” per pochi, da indossare solo in occasioni speciali. L’unico zoccolo duro, ça va sans dire, i veri ricchi.
LA RIPRESA IN PASSERELLA
Oggi è impresa rara trovare tra gli stilisti, qualcuno che non si sia lasciato sedurre dalla preziosità del capo. Ma questa volta i designer ne scoprono una nuova allure, meno classica e più estrosa, giocano con i tagli, le lunghezze e i colori. Un inno alla sperimentazione e alla creatività. Come il giaccone di pelliccia di Roberto Cavalli. Una commistione di materiali pregiati: visone e volpe con dettagli di coccodrillo, in un mix di sfumature e colori.
Albino, invece, propone un cappotto di persiano e volpe con taglio in vita di tessuto che separa le due lavorazioni.
Il cappotto di Burberry Prorsum è di pelliccia di visone e ha il collo alla coreana. Le giacche di pelliccia di Gucci sono corte e colorate. Quella in color ottanio ha il taglio di un blazer.
Anche Brioni la propone corta, con ampi rever di zibellino e volpe. Davvero micro quelle di Byblos e di Francesco Scognamiglio, ma non mancano modelli ben oltre il ginocchio.
Dsquared2 e Angelo Marani la propongono rasoterra.
Sono Ann Demeulemeester, Diane Von Fürstenberg, Sonia Rykiel e Just Cavalli a rendere noto il lato wild di cotanta opulenza attraverso modelli dal pelo lungo, un po' Yeti-style.
Ferragamo, invece, la propone black in versione super elegante.
Dolce & Gabbana regala un tocco glam al gilet nero di pelliccia con lampi di colore blu elettrico su collo e spalle, mentre Christian Dior ne colora la vita.
Perfino giubbini e bomber diventano preziose pellicce, con zip.
E la febbre da pelliccia è così alta che contagia perfino gli accessori: borse, scarpe, guanti, cappelli, ma anche capi come maglie e gonne si vanno ad arricchire di morbide inserti del sofisticato materiale. Insomma quella della pelliccia è una vera invasione, nonostante la crisi.
C'E' CHI DICE NO
In America, precisamente a West Hollywood, patria del glam per eccellenza, un consiglio comunale proprio in questi giorni, ha vietato la vendita di pellicce. John D’Amico, il consigliere che ha patrocinato il progetto di legge, ha dichiarato. «I miei colleghi sono meravigliosi, comprensivi, e socialmente compassionevoli. Sono onorato di lavorare con loro». Shannon Keith, l'organizzatrice della campagna Fur Free West Hollywood, ha aggiunto: «L'ordinanza di West Hollywood crea uno straordinario precedente. Gli animali non possono parlare, nessuno dovrebbe morire per la vanità dell'uomo».  Tale divieto dovrebbe entrare in vigore da giugno 2012, ma la data esatta è ancora da confermare.

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