11 Aprile Apr 2018 1147 11 aprile 2018

Aborti spontanei nel primo trimestre: quanto bisogna preoccuparsi?

Le paure e le ansie raccontate e analizzate da una giornalista che inizia la sua gravidanza.

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Aborto Spontaneo Primo Trimestre

La gravidanza è un evento che non ha nulla di scontato, eppure ce la raccontano così. Fai il test, scopri di essere incinta, lo annunci ad amici e parenti, partorisci, diventi mamma. E invece, nel momento in cui si scopre di essere incinte non si può avere davvero nessuna certezza di diventare mamme. Perché nel primo trimestre c'è una consistente probabilità di incorrere in un aborto spontaneo. Un evento traumatico, ma che è nell'ordine naturale delle cose e non dipende in nessun modo dalla madre. Ne ha parlato su The Establishment, di cui è co-fondatrice, la blogger Nikki Gloudeman, raccontando le sue ansie e le sue paure legate ai giorni successivi al concepimento.

UN IMMENSO PRECIPIZIO

Gloudeman, che ha 33 anni, ha raccontato di essere corsa a fare ricerche online quando ha scoperto di essere incinta. E ha scoperto che, su circa dieci gravidanze, due si concludono con un aborto spontaneo. All'incirca il 20%. Non solo; in tutto il mondo, una donna su quattro ha abortito spontaneamente almeno una volta nella sua vita. Scoprire che il feti, soprattutto nel primo trimestre, è così fragile e vulnerabile, ha mandato un po' in crisi Gloudeman: «Come si può essere felici, quando se aggrappata all'orlo di un immenso precipizio?».

INFINITE PAURE

La scoperta di quei dati statistici ha costretto Gloudeman a ripercorrere in maniera critica ogni suo singolo comportamento: «Non avrei dovuto bere mentre provavamo [a concepire], ma una settimana prima del test di gravidanza mi ero concessa un bicchiere di vino. Poteva essere una causa? E lo yoga? Il sushi? Dormire storta? Il sesso?». Un'ansia aggravata anche dalle aspettative sociali nei suoi confronti: «So che se succede qualcosa prima che il bambino nasca, tutti i sospetti ricadranno su di me [...]. Un giorno, stavo mangiando un burrito al salmone; a metà mi sono ricordata una cosa sulla pericolosità del pesce crudo durante la gravidanza e sono andata nel panico. Quella notte, ho sognato che inalavo un cocktail da un bicchiere comicamente grande con una cannuccia colorata».

NON È LA GRAVIDANZA, È LA VITA

I condizionamenti sociali sono così forti che, nonostante Gloudeman sappia bene che la responsabilità di un aborto spontaneo non sarebbero sue, si pone un sacco di dubbi su se stessa. «Se perdo il bambino, mio marito darà la colpa a me, divorzierà, mi odierà? Quando mi guarderò allo specchio vedrò una donna il cui egoismo ha distrutto tutto ciò che c'era di buono, come Eva ridusse in cenere il paradiso terrestre?».
A pensarci bene, però, poi Gloudeman racconta di aver capito come, in realtà, nemmeno uscire dal primo trimestre equivalga a una garanzia, perché prima del parto e dopo il parto ci sono infiniti eventi pericolosi: «il travaglio, l'infanzia, la scuola, il liceo, l'università. Nascere morto, picchiare la testa, un incidente d'auto, malattia, omicidio, suicidio, cadere da una finestra, scivolare sul ghiaccio, mangiare un fungo velenoso, strozzarsi con un sandwich, un'esplosione nucleare». Insomma, il pericolo più grande di tutti i futuri neonati è una cosa sola, nonché la più bella di tutte: la vita. E per questo non ha nessun senso trascinarsi dietro paure e timori.

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