11 Aprile Apr 2018 1714 11 aprile 2018

Lega Nord e Fratelli d'Italia in Senato con Provita per dire no all'aborto

Dopo il maxi  cartellone a Roma, l'associazione tiene una conferenza sui rischi dell'interruzione di gravidanza. Il Pd: «Esiste una legge, va rispettata».

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Cartellone Pro Vita

«La legge 194 ha bisogno di un tagliando perché, dopo 40 anni, le ombre sono più delle luci». Dopo la rimozione del contestatissimo cartellone affisso a Roma, l'associazione ProVita Onlus ci riprova, ma stavolta in Senato.
L'organizzazione ha organizzato una conferenza stampa con un titolo che sembra non lasciare nessuno spazio al dibattito, ma solo a una tesi ben precisa: Per la salute delle donne. Le gravi conseguenze dell'aborto sul piano fisico e psichico. Un colpo di teatro che riaccende i riflettori sull'associazione anti-abortista, grazie anche alla partecipazione di vari senatori della Lega e la senatrice Isabella Rauti di Fratelli d'Italia.

L'ELENCO DEI RISCHI LEGATI ALL'ABORTO

«È allucinante», secondo il presidente di Provita Toni Brandi, «che, come adesso avviene, non si informino le donne sui gravi danni che l'aborto, chirurgico o farmacologico, può determinare e che vanno da un maggior rischio per il cancro al seno fino alla morte. Anche la relazione annuale del ministero al Parlamento sulla Legge 194 sull'interruzione volontaria di gravidanza (ivg) è lacunosa su questo aspetto», sostiene. La petizione - che verrà presentata al nuovo ministro della Salute - ha sottolineato Isabella Rauti, «è sottoscrivibile sul sito di Provita e tocca un vulnus della normativa, nel senso che non c'è mai stata una piena informazione alle donne sui rischi connessi all'ivg ed i pochi dati disponibili sono sottostimati». La senatrice Maria Saponara della Lega ha aggiunto che «a 40 anni dalla legge 194, puntuali informazioni sui rischi non sono ancora assicurate».

DOPO LA RIMOZIONE DEL MANIFESTO SI GRIDA ALLA CENSURA

E poi, ovviamente, si è tornati a parlare della rimozione del maxi manifesto che raffigurava un feto con la scritta «Tu eri così a 11 settimane. Ora sei qui perché la tua mamma non ha abortito», il senatore leghista Simone Pillon ha difeso l'iniziativa di Provita e contestato la rimozione: «È stata un gesto di totale spregio della libertà di espressione. Il manifesto era autorizzato ed è stato censurato. Una campagna a favore della vita è fatta oggetto di censura pubblica». Secondo un altro senatore leghista, Massimiliano Romeo, «è un'ipocrisia che si dia l'allarme per il calo delle nascita in Italia e poi si corra a rimuovere un manifesto che è un inno alla vita». Peccato che, come abbiamo già detto, il messaggio di quel cartellone suonava più come un ricatto psicologico che come un inno alla vita.

L'ALLARMISMO SUI DATI

Durante la conferenza in Senato è stato sottolineato che in 40 anni, da quando è in vigore la 194 sull'interruzione volontaria di gravidanza, «in Italia sono sei milioni i bambini morti, ovvero mai nati a causa dell'aborto: un numero equiparabile ad una città più grande di Roma», ha sottolineato il leghista Pillon. E sono «232», ha aggiunto il senatore Romeo, «i bambini eliminati ogni giorni nel grembo materno nel nostro Paese attraverso l'aborto chirurgico». L'ivg, hanno affermato i promotori dell'incontro, ha determinato negli anni anche «migliaia di morti tra le donne, dati di cui non si parla»: «Secondo dati della Organizzazione mondiale della sanità Oms», ha sottolineato la Isabella Rauti di Fratelli d'Italia, «le morti per aborto sono pari al 7,9% sul totale della mortalità materna».

LE REAZIONI DEI SENATORI PD

Contro l'iniziativa di Provita, vista come un passo indietro rispetto ai diritti faticosamente conquistati delle donne, ha protestato il gruppo del Pd a Palazzo Madama. Per la senatrice Valeria Valente «grazie alla 194 l'Italia è diventata un Paese più civile e più giusto, per questo va respinto ogni tentativo di aggressione in corso». La senatrice dem Simona Malpezzi ha sottolineato che a tutela del diritto all'aborto «esiste una legge che va rispettata e che deve essere applicata nel suo complesso. Politicamente mi chiedo, e lo chiedo soprattutto alle donne della destra, se la Lega e Fdi si stiano apprestando a sostenere una deriva oscurantista». Anche il senatore Eugenio Comincini si è detto contrario all'iniziativa in un post sul suo profilo Facebook dove si è detto contrario a «strumentalizzazioni ideologiche».

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