6 Dicembre Dic 2017 0900 06 dicembre 2017

Perché partorire fa così male?

Sembra una domanda scontata, ma ha a che fare con l'evoluzione umana, con il passaggio alla postura eretta e la crescita delle capacità intellettive. 

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Perche Partorire Fa Cosi Male

Chiedersi perché il parto provoca tanto dolore nelle donne potrebbe sembrare una domanda dalla risposta ovvia: il passaggio di un neonato, mediamente sui tre chili, attraverso un canale vaginale, potrebbe essere una ragione più che sufficiente. Questa, però, non è che una prima spiegazione. Per avere un po' di consapevolezza in più su come siamo fatte, e su come funziona il nostro corpo, meglio chiedersi ancora un paio di cose. Perché, per esempio, i feti umani vengono al mondo molto meno sviluppati rispetto a quelli degli altri mammiferi? Il nostro cervello, quando nasciamo, è sviluppato solo per il 30%. Una percentuale che ci lascia inermi e indifesi, e molto più bassa di quella di altre specie destinate ad aver poi capacità intellittive inferiori alle nostre. Negli anni, diversi studiosi hanno cercato di trovare una soluzione a questo quesito, alternando così diverse scuole di pensiero.

IL DILEMMA OSTETRICO

La prima spiegazione, quella che ha poi regnato per diverso tempo salvo essere stata messa in discussione negli ultimi decenni, è quella del cosiddetto dilemma ostetrico. La coniò nel 1960 l'antropologo Sherwood Washburn, che vedeva nel compromesso fra due caratteri chiave dell'evoluzione umana la soluzione alla domanda. Secondo lui, mentre gli uomini e le donne primitive passavano a una deambulazione su due piedi e alla postura eretta, riducendo così la misura del bacino e restrigendo la larghezza del canale uterino, dovevano, in contemporanea, avere a che fare con la crescita del nostro cervello e della scatola cranica. In poche parole, diventare bipedi e più intelligenti ha iniziato a costare molta più fatica durante le nascite. La conseguenza, secondo questa teoria, sarebbe stata l'anticipazione del termine delle gravidanze. Come corollario di questa versione, sono state accreditate per diverso tempo posizioni che vedevano le donne come 'svantaggiate' nella locomozione per via di una struttura pelvica più larga di quella maschile. Secondo alcuni, essa impediva di camminare in modo corretto e limitava l'evoluzione femminile su un piano più generale.

L'IPOTESI METABOLICA

In opposizione al dilemma ostetrico, la studiosa Holly Dunsworth ha invece proposto una spiegazione alternativa, su un piano metabolico. Secondo questo studio, la gravidanza umana si interromperebbe al nono mese, in un stato ancora non completo di sviluppo, per non affatticare fino allo stremo il corpo materno. Il sostentamento, a livello di metabolismo, di madre e feto diventerebbe dopo quel momento insostenibile. La teoria, chiamata EGG (Energetics, Growth, Gestation) . Da un punto di vista evolutivo, anche qui avrebbe giocato un ruolo fondamentale lo sviluppo delle capacità intellettive, con la crescita del cervello che rendeva impossibile un'ulteriore convivenza. Seppur giudicata interessante, l'ipotesi di Dunsworth viene spesso usata per accompagnare il dilemma ostetrico.

I PROBLEMI LEGATI ALL'ALIMENTAZIONE

Nel dibattito, un'altra strada spesso battuta è quella che pone l'accento sui cambiamenti avuti nel regime alimentare umano, in riferimento a tempi preistorici e anche attuali. Jonathan Wells, del Great Ormond Street Institute of Child Health all'University College di Londra, ha visto nell'introduzione dell'agricoltura e nel passaggio da una dieta proteica a una più basata su cereali e carboidrati il punto di svolta a livello fisico (minor statura e quindi canale uterino più ristretto) ed evolutivo. Il che, secondo molti, avvalora il dilemma ostetrico. Wells ha poi posto l'accento su questioni più attuali, ma sempre legate all'alimentazione: in un suo recente studio ha tracciato una linea che imputa a malnutrizione e obesità l'aumento di possibili rischi durante il parto. Un sottosviluppo in tenera età o, al contrario, un peso eccessivo nelle madri e nei feti, sono alla base di nuove percentuali di situazioni a rischio. La conseguenza principale è l'aumentare dei parti cesari, e di problematiche come e fistole ostetriche.

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