16 Ottobre Ott 2017 1717 16 ottobre 2017

Asili nido: statali pieni, privati cari. Quale soluzione?

Dalle strutture mobili e on demand come Needo a quelli aziendali: le alternative per i genitori che non sanno a chi affidare i figli. 

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Asili nido

Chi non vorrebbe un asilo nido a pochi passi dall'ufficio o magari proprio nell'altra stanza, al piano terra del palazzo in cui si lavora? Un vero dilemma famigliare che nasconde un problema comune: ovvero, dove lasciare i figli prima dei tre anni di età una volta che le mamme sono rientrate al lavoro dopo la gravidanza. Troppe sono infatti le donne che lasciano il lavoro una volta finta la maternità - così come i padri che non si godono la paternità - perché non possono permettersi una baby sitter o comuque non sanno a chi far badare i bambini. I fortunati che hanno i nonni o si accaparrano un posto agli asili nidi statali vengono guardati con invidia da tutti quei genitori single che, se possibile, faticano ancora di più a trovare un equilibrio - economico, organizzativo e affettivo - per la cura dei piccoli. Per i tanti che finiscono in lista d'attesa dell'asilo statale resta dunque l'opzione, cara, di quello privato. Con rette mensili fino ai 600 euro, i nidi rappresentano uno dei più costosi servizi alla famiglia più costosi, ma allo stesso tempo un grande mercato potenziale. Tanto che negli ultimi anni non solo se ne è fatto un gran parlare, ma sono nate pure molte e diverse soluzioni alternative con l'obiettivo di agevolare il rapporto tra vita famigliare e lavoro.

ASILI AZIENDALI E NIDI DI FAMIGLIA

Da una parte, per esempio, sono nati progetti per integrare la famiglia al lavoro con la costruzione di asili aziendali, circa 500 in Italia; dall'altra, sono diventati popolari i nidi famiglia, ambienti raccolti di cinque/dieci bambini gestiti da mamme del vicinato che si sono specializzate come educatrici. L'attenzione si è anche spostata dai bambini alle mamme (e papà!) che decidono, o sono costretti per ragioni economiche, a restare a casa dal lavoro ma non vogliono per questo rinunciare alla propria carriera. Maternity as a master, per esempio, è un programma che si occupa della formazione professionale dei genitori in un ambiente protetto in cui sono ammessi anche i più piccoli. L'idea ricorda quella di Google for mums (and dad, ndr), nata nei Campus di Google a partire da Londra e Tel Aviv. Anche in questo caso si tratta di un programma di corsi per novelli genitori che decidono di vivere maternità e paternità senza tralasciare lla carriera e con un occhio di riguardo alla crescita professionale: i 'marmocchi' sono ben accetti a ogni lezione, così come l'allattamento, un'idea vincente perché padri e madri mantengano il link con il mondo del lavoro, sia a livello mentale che nella creazione di nuovi contatti.

Vanessa Boccia ed Elisa Lombi, le fondatrici di Needo.

NEEDO, ASILI PORTATILI E ON DEMAND

C'è però anche chi guarda alla situazione da un punto di vista diverso e innovativo, unendo gli ultimi trend in fatto di architettura e design alle nuove politiche statali di Welfare. Il tutto, cercando di dare una risposta sia alle esigenze dei genitori, sia a quelle delle aziende. Lo sta facendo Needo, una start-up e cooperativa sociale che sta promuovendo in Italia il concetto di un asilo nido portatile e on-demand, da noleggiare se e quando necessario per favorire i dipendenti con figli piccoli e le imprese che non vogliono investire su una struttura permanente. Nato da un'idea di Vanessa Boccia, interior designer modenese, Needo intende riconvertire container marittimi in strutture già dotate di tutti i servizi necessari: arredamento, mensa, pulizia e piano educativo. La pedagogista Elisa Lombi ha infatti creato un programma da seguire, incluso nel prezzo del container, per raggiungere determinati obiettivi di crescita del bambino tra i sei e i 36 mesi, focalizzato sullo sviluppo dell'autonomia, della socialità, dell'espressività e della fantasia creativa. Target market principale di questa start-up sono le 140mila PMI, aziende medio-piccole sparse sul territorio italiano che hanno spazi esterni per poter posizionare i container, per esempio nei parcheggi. Tre le tipologie di unità progettate e fino ad ora perfette per queste ditte: differenti per dimensioni, si va da quelle a due moduli (circa 25 metri quadrati) adatte per tre piccoli, fino a quelle ideali per sette bambini, grandi poco più di 50 metri quadrati.

LA SOLUZIONE PER OGNI ESIGENZA

Vanessa ed Elisa hanno però pensato anche a una soluzione permanente, per rispondere alle richieste di aziende più grandi potenzialmente interessate a un servizio fisso. La domanda c'è, anche grazie alle nuove politiche del Welfare delle imprese: nell'ultimo biennio sono infatti aumentati gli incentivi fiscali per i datori di lavoro interessati a fornire servizi di questo tipo ai propri dipendenti. Già a partire dalla legge di stabilità 2016 (Legge 28 dicembre 2015 n. 208), con la possibilità di convertire in servizi di welfare i premi aziendali di produttività, equiparando l'iniziativa negoziale a quella unilaterale dell'impresa. Un percorso che si è affinato con la legge di stabilità 2017 (Legge 11 dicembre 2016 n. 232): «Uno dei principali cambiamenti è dato dall'esenzione IRPEF che consente di risparmiare sul costo del lavoro tra tasse e contributi dei vari premi», spiega Vanessa. Ed è proprio qui che progetti come Needo entrano in gioco. «Non tutte le aziende hanno la disponibilità economica e fisica per costruire un asilo nido aziendale permanente». continua la fondatrice, «da qui l'idea di una struttura temporanea». Non solo per le imprese, ma anche in caso di emergenza e calamità naturali, come i terremoti: «I container marittimi sono sempre prodotti con materiali ecosostenibili e sono anche antisismici», sottolinea la fondatrice della start-up. «Sono emiliana e so quali possono essere le cause devastanti di un terremoto. Ho fatto un po' di ricerca e ho scoperto che l'87% degli istituti scolastici italiani non rispetta le norme antisismiche. Da questo punto di vista un asilo nido in un container è anche più sicuro».

NEEDO, QUANTO MI COSTI?

Chi pagherà per Needo? I costi stimati vanno dai 14mila euro all'anno per unità mobile (i container), ai 10mila euro euro per l'installazione di un asilo permanente. Ogni azienda potrà decidere per sé, chiedendo il contributo dei genitori o offrendo il servizio come benefit ai dipendenti. Una delle forze di Needo è infatti la flessibilità e il fatto che è un progetto ancora tutto da costruire, aperto a partnership e collaborazioni: «Terminata la fase di ricerca e progettazione e dopo avere ricevuto dei premi d'eccellenza quali Imprendocoop 2017, stiamo ora cercando finanziatori che ci permettano di creare la nostra prima unità container», conclude Vanessa. «Il feedback delle aziende è stato molto positivo e, con gli ultimi sgravi fiscali in tema di welfare, il momento è quello giusto: è ora di concretizzare il sogno dell'asilo che non c'era, sia per i genitori, sia per il mercato del lavoro italiano».

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