Mamma, chi me l'ha fatto fare!

10 Ottobre Ott 2017 1653 10 ottobre 2017

Scuole medie: alunni, vietato tornare a casa da soli

Lo dice una circolare: genitori a rischio denuncia per abuso di minore, presidi per mancato controllo. Ma le mamme si lamentano: «Così non si rendono autonomi».

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Mamma Figlio

E poi la colpa sarebbe nostra, di noi mamme intendo, se i preadolescenti non sono autonomi. E se sono destinati a diventare mammoni, a rimanere in casa con noi per decenni, a farsi stirare le camicie e chiedere i loro piatti preferiti fino a 35 anni.
Da scuola ci bacchettano di continuo se li aiutiamo a preparare lo zaino o se in caso di assenze cerchiamo di recuperare i compiti al posto loro, magari contattando qualche altra madre con cui siamo in confidenza. E la mattina, se ci mettiamo in spalla sacche o borsoni, che pesano anche 15 chili, ci becchiamo perlomeno un sopracciglio sollevato in segno di disapprovazione. Perché noi mamme dobbiamo dare ai figli gli strumenti verso una certa indipendenza, dobbiamo lasciarli provare e lasciarli anche sbagliare, in modo che possano tirare fuori tutte le loro risorse, comprese quelle insospettate. Insomma, dobbiamo spingerli fuori dal nido, sforzandoci di fare qualche passo indietro. Semplice, no?

Poi arriva una circolare che azzera tutto: in decine di scuole italiane, nell'ultimo mese, i dirigenti hanno comunicato che gli alunni delle medie non potranno lasciare da soli gli edifici scolastici. Nel nostro codice penale, per chi ha meno di 14 anni vige una presunzione di incapacità. E tradotto vuol dire che un genitore rischia una denuncia per abbandono di minore se fa tornare a casa il figlio senza un adulto, mentre un insegnante, consentendogli di uscire, potrebbe vedersi contestato il 'mancato controllo' del ragazzo. Ora, capisco l'esigenza di tutelarsi, perché per presidi e professori non è bello cercare rogne, e nemmeno convivere con l'incubo di un processo, ma così vediamo cancellare con un colpo di spugna un percorso, faticoso, verso l'autonomia dei nostri figli. Diversi dirigenti, poi, non accettano nemmeno le liberatorie firmate dalle famiglie, perché temono di essere considerati complici dei genitori che “abbandonano” i minori di 14 anni.

Un macello. Perché alcune mamme sono costrette a riorganizzarsi, elaborando un piano B anche in termini di spesa: dopo che il portafogli finalmente ringraziava, chi non ha vicino nonni o zii che potrebbero dare una mano, deve richiamare una babysitter costretta, suo malgrado, a marcare stretto un adolescente infastidito dall'idea del controllo. Me li vedo già, i ragazzotti con un accenno di baffi e le fanciulle con le chiome svolazzanti, che fino ad ora prendevano da soli metro o autobus: muso lungo, mutismo e passo spedito, nel tentativo di seminare la poveretta che li deve accompagnare trafelata.

Del resto, gli 11–14 anni sono la fascia d'età in cui gli adolescenti dovrebbero cominciare a organizzare l'abbigliamento per le attività sportive, a ricordarsi il materiale che serve per il dopo scuola, a orientarsi in città, imparando ad attraversare la strada e a rispettare le regole di circolazione, tanto che in seconda media molte scuole ospitano i vigili per alcune lezioni. Io a mio figlio qualche volta ho dato l'hoverboard, e il cellulare d'ordinanza, perché tornasse da solo, sentendosi 'grande': guardavo l'orario due o tre volte al minuto, facevo uno sforzo mostruoso di autocontrollo per non messaggiare e telefonare. E quando rientrava mi facevo trovare indifferente, davanti al computer, con un sorriso all'apparenza tranquillo. Oddio, vuoi che sia stato tutto inutile?

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